Blue Moon Audio Technology: intervista a Massimo Piantini e Bruno Fazzini

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Bruno Fazzini e Massimo Piantini (nella foto da sinistra a destra), due “vecchie” conoscenze dell’hi-fi italiana. E ora insieme col progetto BLUE MOON Audio Technology. La chiacchieratissima azienda ha fatto il suo esordio internazionale. Gli abbiamo chiesto com’è andata e qualcosa in più sulla loro linea di prodotti.

Massimo Piantini e Bruno Fazzini non hanno certo bisogno di presentazioni. Frequentano da protagonisti il mondo dell’hi-fi italiana (e non solo) da diversi decenni. E sono più di una semplice conoscenza di QuotidianoAudio, dato che chi vi scrive (Massimo Garofalo, insieme a Carlo Capitta) ha organizzato insieme a loro un evento unico nel suo genere, il Vintage HiFi Show.

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Quando ci hanno cominciato a raccontare del progetto BLUE MOON Audio Technology la curiosità è stata subito tanta. E quando abbiamo ascoltato i primi prototipi… lo stupore ci ha lasciato a bocca aperta.

Piantini e Fazzini sono da pochi giorni tornati da Mosca, dove hanno battezzato su scala internazionale il loro marchio. Gli abbiamo chiesto com’è andata e qualcosa in più sulla loro linea di prodotti.

(In corsivo le nostre domande, MP = le risposte di Massimo Piantini; BF = le risposte di Bruno Fazzini, ndr).


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Com’è nata l’idea e quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati?

M.P. L’idea è nata dall’esigenza di creare tutti i prodotti della catena audio, ognuno dei quali con caratteristiche innovative. Questo permette una forte sinergia fra i componenti e la sicurezza di avere il meglio da ogni singolo componente del sistema audio. La scelta dei materiali migliori e i particolari progetti hanno portato a dei risultati di alto livello.

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È stato un processo lungo arrivare alla (completa) linea che avete ora in catalogo?

M.P. È stato un processo che ci ha richiesto relativamente poco, grazie all’esperienza che abbiamo accumulato in 35 anni. Più impegnativo è stato affinare e ottimizzare alla perfezione i prodotti. L’innovazione è stata il denominatore comune di ogni singolo anello delle catena audio. Dai tavolini, unici con la presa IEC in ingresso e 4 Shuko in uscita con in mezzo un filtro di corrente passivo, ai cavi che hanno i conduttori non intrecciati ma che corrono paralleli, alle amplificazioni digitali ma con l’alimentazione analogica, al particolare lettore di file, all’eccellente pre, al musicalissimo DAC, fino ai quattro modelli dei diffusori che seguono tutti la teoria del Line Source con alcune implementazioni.

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E ora, l’altra settimana, l’esordio internazionale. Com’è andata?

B.F. Abbiamo deciso di presentarci all’estero prima che in Italia, cosa che faremo a metà gennaio 2016, perché riteniamo che la visibilità internazionale sia importante. A Mosca è andata oltre ogni più rosea aspettativa, con grandi consensi di pubblico e con accordi commerciali con un distributore per la Russia.

Perché avete scelto proprio Mosca e la fiera Mosca Hi End Show?

B.F. Abbiamo scelto la fiera di Mosca perché è molto a …nostra misura. Non è gigantesca come quella di Monaco, ma è targettizzata verso i prodotti di fascia alta e altissima come i nostri. Inoltre riteniamo che Mosca sia un buon trampolino di lancio per l’Oriente, verso cui vi confessiamo che guardiamo con molto interesse.

Come vi hanno accolto gli audiofili russi?

M.P. L’accoglienza è stata calorosa. La nostra sala sempre piena di appassionati, i complimenti e l’entusiasmo dimostrato ci hanno ripagato della grande fatica. Va detto che la mentalità degli appassionati russi è molto diversa dalla nostra, nel senso che abbiamo percepito un atteggiamento molto più “sano” rispetto a quello degli audiofili europei, poiché i primi apprezzano il suono e non il singolo oggetto, concentrandosi sul risultato finale indipendentemente da come è stato raggiunto. Insomma, a loro non interessa se i cavi sono tondi o quadrati, se gli altoparlanti sono in serie o in parallelo, se l’amplificazione è analogica o digitale. A loro interessa il suono e non come quel suono, considerato eccellente, è stato ottenuto.

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Di fiere in Italia e all’estero ne avete viste parecchie (e una anche organizzata con me e Carlo Capitta!). Quali sono le prime differenze che vi sono saltate all’occhio con la manifestazione di Mosca?

M.P. Le fiere internazionali hanno un altro spessore rispetto a quelle italiane che mostrano, invece, una minore professionalità. Secondo noi questo non dipende, però, dagli organizzatori della mostra, quanto dal tipo di pubblico che all’estero ci è sembrato estremamente più “vergine” e meno viziato” rispetto al pubblico europeo e soprattutto italiano.

I vostri prodotti sono tanto entusiasmanti per la qualità della riproduzione sonora quanto… non proprio per tutte le tasche. Possiamo sperare in un futuro più o meno prossimo di vedere la “farina del vostro sacco” infusa anche in prodotti più abbordabili?

B.F. Per nostra scelta aziendale abbiamo voluto realizzare tutti prodotti senza compromessi, e questo tipo di prodotti non possono avere prezzi bassi, soprattutto nei diffusori. Il modello LS3, il top di gamma, supera i 200.000 euro la coppia. Ma il modello LS 1, il più piccolo, ne costa 29.000. È anche in cantiere il modello 0,5 a circa la metà di questo prezzo con caratteristiche simili al modello superiore. Tutte le elettroniche, poi, hanno costi assolutamente allineati a quelli della concorrenza.

A parte i pochissimi fortunati (noi di QuotidianoAudio compresi) che hanno già ascoltato i vostri prodotti, è prevista una presentazione “ufficiale” anche in Italia?

M.P. A metà del prossimo gennaio, come dicevamo, faremo una presentazione dei nostri prodotti ad Arezzo. Ci sarà lo stesso sistema portato a Mosca, con due diverse tipologie di diffusori (le LS1 e le LS3), ma forse ci sarà anche il modello intermedio LS2. Sarà una presentazione a prenotazione, perciò i lettori di Quortidiano Audio che sono interessati si tengano pronti a mandare una mail di conferma della presenza. Vi terremo informati in anticipo con un comunicato.

Volendo spendere una manciata di parole solo su 1 dei vostri prodotti, quale giudicate come il più rappresentativo e perché?

B.F. I nostri prodotti più rappresentativi sono certamente i diffusori e, tra questi, gli LS3 sono la nostra”punta di diamante”. Sono diffusori importanti, pensati per medi e grandi ambienti (a Mosca però li abbiamo fatti suonare in una sala da 39 mq), si distaccano dal 95% della produzione mondiale poiché sono a Line Source invece che a Sorgente Puntiforme, fornendo innegabili vantaggi all’ascolto. Il problema è che per raggiungere questi straordinari risultati ci vuole uno spiegamento di forze enorme, con costi molto alti. Ma se si vuole il massimo questa è l’unica strada.

Avete già altri progetti in cantiere?

M.P. come accennato abbiamo in cantiere dei diffusori più piccoli, gli LS 0,5 dal costo che potrebbe aggirarsi intorno ai 10.000 euro e con caratteristiche soniche che ricordano quelle delle sorelle maggiori.

Grazie per aver risposto alle nostre domande e un IN BOCCA AL LUPO GIGANTE!

 

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