*Test* – Prova d’ascolto: KRK Rokit 6 G3

KRK_Rokit_6_G3

KRK è un marchio assai noto tra i musicisti professionisti e i tecnici del suono. Non solo per le straordinarie caratteristiche dei suoi prodotti, ma anche e soprattutto per l’incredibile rapporto qualità/prezzo, come nelle casse KRK Rokit 6 G3.

Le KRK Rokit 6 G3 sono diffusori monitor di tipo attivo. Pensate per essere posizionate vicino all’ascoltatore, che magari si trova al lavoro a un banco mixer, non mostrano alcuna pietà per le registrazioni di bassa qualità. Ma soprattutto, come scopriremo a breve, possono trovare applicazione anche in un secondo impianto domestico, in campo desk top audio, o per introdurre all’HiFI i più giovani.

Il loro woofer giallo non passa certo inosservato. E il posizionamento dei comandi (il volume in primis) sul pannello posteriore non è dei più felici, ma sono tanti e tali i pregi di questi diffusori che ci passiamo sopra. Il pannello posteriore, fra l’altro, svela non solo le classiche conessioni RCA ma anche le XLR.

Montano un tweeter a cupola morbida da un pollice e un woofer da 6 pollici di tipo “glass-Aramid”. Il woofer, in particolare è in grado di scendere fino a 35 Hz reali!

L’amplificazione a bordo è in classe A/B e consente alla cassa di esprimersi fino a 107 dB di dinamica. Abbiamo scritto “cassa” in quanto le KRK Rokit 6 G3 vengono vendute singolarmente.

La progettazione di questi diffusori è esplicitamente pensata per posizioni d’ascolto ravvicinate, ma come scopriremo presto… vanno bene anche per un party.

Dopo un paio d’ore di prova d’ascolto ci siamo trovati indietro nel tempo, quando a 14 anni erano i Metallica e gli Iron Maiden il segno della ribellione giovanile. Ma stavolta non c’era la mamma ad urlare di abbassare… Staccarsi dal piacere prodotto dalle KRK Rokit 6 G3 è stato davvero difficile.

La prova d’ascolto è iniziata poggiando le KRK Rokit 6 G3 su uno scaffale di marmo a circa 1 metro di altezza e distanziandole circa 120 centimetri. Sono state collegate direttamente al Macbook, utilizzando la sua uscita jack connessa all’ingresso XLR delle KRK. Quindi senza alcun DAC (!) e usando vari FLAC a diverse risoluzioni. La prima posizione d’ascolto è stata a circa 80 centimentri dai diffusori, per poi via via distanziarci fino a 3 metri.

Rispettando la vocazione delle KRK Rokit 6 G3, abbiamo iniziato con dell’ottima musica elettronica: Moderat, Kalkbrenner, Alva Noto, Clock DVA, Caribou: difficile smettere. È il genere in cui sicuramente si trovano più a loro agio, con bassi profondi – spettacolari – e acuti precisi e brillanti.

Decidiamo di cambiare genere e mettiamo in playlist Charlie Haden & Jim Hall, Diana Krall, Floating di Fred Hersch: ne escono bene, ma il pianoforte risulta leggermente “nasale”.

L’indie rock dei Pixies, Swans e Stephen Malkmus non mette minimamente in difficoltà le KRK Rokit 6 G3, che ci restituiscono la “povertà” delle registrazioni originali. I Dead Can Dance sembrano voler risuscitare anche i morti con le loro litanie colte e gotiche (e a momenti ci riescono!), mentre le registrazioni degli anni ’80 dei Joy Division rivelano lo stile con cui venivano realizzate le produzioni dell’epoca.

Vabbè, proviamo a metterle in difficoltà con dei FLAC a 24/192, grandi orchestre, sinfonie con grandi escursioni dinamiche, pescando file di Mendelson, Rimsky-Korsakov, Mozart: i cedimenti si verificano aumentando la distanza d’ascolto, che fa perdere di analiticità e tende a impastare i vari strumenti. Ma non è questo lo scopo per cui sono nate le KRK Rokit 6 G3.

Riassumendo, ci troviamo di fronte a delle casse acustiche spettacolari con i generi più moderni, molto buone con la classica, molto sensibili al variare della distanza d’ascolto.

A 50-100 cm di distanza sono analitiche, ma mai fastidiose, hanno grandi bassi anche a bassi volumi e soprattutto sono coinvolgenti e piacevolissime.

Allontanando la posizione d’ascolto fino a meno di 2 metri continuano ad esprimersi bene, ma cominciano a perdere di analiticità, caratteristica che oltre i due metri/due metri e mezzo diventa davvero evidente.

Difetti: come tutte le casse amplificate, ad alti volumi devono stare necessariamente su un ripiano diverso dalle altre elettroniche, che con le vibrazioni (specie gli hard disk) rischiano di friggersi. La scrivania non deve essere impolverata e non ci puoi tenere d’avanti documenti importanti: hanno il raccordo reflex posteriore che soffia via tutto.

Se proprio vogliamo trovargli un altro difetto… per attirar l’attenzione degli audiofili “duri e puri” costano troppo poco: spulciando su Internet si portano a casa con meno di 400 euro la coppia. Ma una volta provate e ascoltate per come sono state progettate (da vicino)… difficile farne a meno.

Caratterstiche tecniche casse acustiche amplificate KRK Rokit 6 G3

  • Configuration: 2-Way
  • System type: Active Studio Monitor
  • Low-Frequency: 6″ Aramid Glass Composite woofer
  • Mid-Frequency: N/A
  • High-Frequency: 1″ soft dome tweeter
  • Frequency Response: 38 Hz ÷ 35 kHz
  • Max Peak SPL: 107 dB
  • Amplifier Class: A-B
  • Power Output: 73 W
  • High Frequency: 25 W
  • Mid-Frequency: N/A
  • Low Frequency: 48 W
  • Input Impedance (Ohms):10 kOhm balanced
  • HF Level Adjust: –2 dB, –1 dB, 0, +1 dB
  • System Volume: –30dB – +6dB
  • Indicators: Power
  • Input Connectors: Unbalanced RCA, Balanced 1/4″ TRS, Balanced XLR
  • Enclosure Construction: MDF
  • Finish: Black vinyl wrap
  • Port Configuration: Front firing slot port
  • Dimensions (D x W x H): 276 x 224 x 330 mm
  • Weight: 8.80 kg.

Prova d’ascolto di Roberto Cavagna, redazione di Massimo Garofalo

Produttore: KRK SYSTEMS

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