
Destination Audio, Kasoto e LDMS a Varsavia: il triodo GM70 e l’open-baffle dipingono la musica
All’Audio Video Show di Varsavia l’integrato GM70 single-ended di Destination Audio, le open-baffle Kasoto OnWaTi BF e il music server LDMS: un ascolto vivido.

La sala 202. Le OnWaTi BF affiancano le elettroniche Destination Audio e la sorgente LDMS, sostenute dai mobili e dalle piattaforme Kasoto.
Tornare nella sala di Destination Audio, Kasoto e Lucas Audio Lab è stata una delle esperienze più felici del nostro viaggio a Varsavia. Nella 202 del Radisson Blu Sobieski abbiamo ritrovato quella capacità di dare alla musica un’espressione piena, naturale e intensamente vitale che ci aveva già conquistati in precedenti incontri. Per chi scrive, uno degli ascolti migliori fra quelli fatti all’Audio Video Show.
Il suono suggeriva un’immagine disegnata come fosse un quadro. Le diverse voci strumentali sembravano pennellate riconoscibili, ricche di colore, capaci di comporre un dipinto vivido, reale ed emotivamente coinvolgente. La risoluzione permetteva di cogliere ogni sfumatura dell’incisione, la continuità della riproduzione rendeva spontaneo seguire il brano nel suo sviluppo. Ricchezza armonica, energia e naturalezza scorrevano libere, portandoti nell’evento riprodotto senza accorgertene.
A Vienna avevamo dedicato a Destination Audio la prima parte del nostro reportage su Quotidiano Audio. In quell’occasione ascoltavamo le NiKA a tromba della casa. Qui a Varsavia le elettroniche di Sam Wiśniewski incontrano le OnWaTi BF di Kasoto. Una diversa architettura di diffusione, attraverso la quale abbiamo ritrovato una familiarità musicale sorprendente.
Indice dei contenuti
Destination Audio e il grande triodo GM70
Destination Audio è la realtà fondata da Włodzimierz “Sam” Wiśniewski, conosciuta per le elettroniche valvolari costruite a mano e i diffusori a tromba. Il suo lavoro comprende entrambi gli estremi della catena, dall’amplificazione alla diffusione, e testimonia un interesse per il sistema nel suo insieme. La dimostrazione di Varsavia mostrava come questa impostazione potesse trovare un equilibrio convincente anche con diffusori di un altro costruttore.
L’amplificazione era affidata al GM70 Integrated Amplifier, articolato in due telai che ospitano l’integrato e l’alimentazione separata. Parliamo di un circuito single-ended in classe A, senza controreazione, con cablaggio punto a punto e trasformatori d’uscita su misura con nuclei amorfi a doppia C. Le due GM70 sono affiancate da coppie di ECC40, 5687 e 6W6; la potenza dichiarata è di 20 watt.
La GM70 merita una breve spiegazione. È un grande triodo a riscaldamento diretto, nel quale il filamento svolge anche la funzione di catodo emittente. I valori nominali di 20 volt e 3 ampere comportano circa 60 watt destinati al solo riscaldamento di ciascuna valvola. Un dato che aiuta a comprendere l’impegno richiesto all’alimentazione e alla gestione termica, prima ancora di considerare la potenza inviata ai diffusori.
Nel circuito single-ended una sola valvola finale per canale amplifica l’intero ciclo del segnale. Il suo funzionamento dipende quindi in modo sostanziale dal punto di lavoro, dallo stadio di pilotaggio e dal trasformatore d’uscita. L’interesse di un amplificatore come questo risiede nell’equilibrio fra tali elementi. In sala, la presenza delle grandi GM70 sul caratteristico piano ramato accompagnava una riproduzione energica, libera e molto naturale.
Anche la conversione digitale portava la firma Destination Audio. Il DAC impiegava uno stadio analogico a valvole ECC40, come confermato dalla presentazione ufficiale dell’allestimento.
Kasoto e le OnWaTi BF
Kasoto ci era già familiare per i tavolini, le piattaforme e gli accessori in legno incontrati a Vienna. Dietro il marchio c’è Tomasz Kaszuba, che ha trasformato la propria passione per la lavorazione del legno in una produzione dedicata all’alta fedeltà. Nei suoi oggetti si riconosce una particolare attenzione alla materia, alle venature autentiche e alla costruzione artigianale.
Le OnWaTi BF sono diffusori a tre vie interamente open-baffle, suddivisi in tre sezioni sovrapposte per ciascun canale. I pannelli sono in legno massello e ospitano due woofer da 15 pollici su progetto Kasoto, un EMS LB5 per la gamma media e un ESS AMT Heil per quella alta. Le dimensioni delle sezioni inferiori e il modulo superiore separato rendono immediatamente leggibile l’organizzazione del sistema.
In un diffusore open-baffle l’emissione posteriore degli altoparlanti si propaga direttamente nell’ambiente. La forma dei pannelli e la distanza dalle pareti partecipano quindi al risultato acustico, insieme al rapporto fra emissione anteriore e posteriore. La superficie radiante dei due grandi woofer per lato assume particolare importanza alle basse frequenze, dove occorre gestire anche la progressiva cancellazione fra le due emissioni.
L’ascolto ci ha colpiti proprio per l’integrazione delle diverse sezioni. Il suono arrivava pieno e continuo, con un’estensione che contribuiva alla sensazione di completezza e un’energia sempre partecipe del movimento musicale. I particolari emergevano con chiarezza, conservando un rapporto naturale con ciò che accadeva intorno. Da notare come le basse frequenze fossero autorevoli, controllate e presenti, risultato molto difficile da ottenere in un open-baffle.
Anche visivamente la sala esprimeva una forte personalità. Diffusori, rack e piattaforme condividevano il carattere del massello pregiato, creando un ambiente nel quale si percepiva il lavoro delle persone dietro i prodotti. Questa coerenza estetica accompagnava piacevolmente quella che ritrovavamo nell’ascolto.
LDMS e la sorgente digitale
Lo streamer, o meglio il music server, era un LDMS di Lucas Audio Lab in una configurazione aggiornata rispetto alle nostre precedenti esperienze. Conosciamo bene questi apparecchi, anche attraverso il MiniMAX recensito su Quotidiano Audio il 16 settembre 2025.
Il lavoro di Lucas riguarda tanto l’hardware quanto il software. La documentazione aziendale descrive alimentazioni lineari, schermature EMI/RFI, controllo delle vibrazioni e ottimizzazione del sistema operativo e della riproduzione. La sorgente viene dunque sviluppata considerando insieme elaborazione dei dati, interfacce e condizioni elettriche e meccaniche di funzionamento.
A Varsavia LDMS contribuiva a una catena capace di restituire una grande quantità di informazioni con spontaneità. Il giudizio riguarda l’impianto completo, nel quale server, DAC, amplificazione e diffusori lavoravano insieme. Per chi conosce già questi progetti, era interessante ritrovarli in un nuovo abbinamento e riconoscere quanto potessero ancora esprimere.
Della sala rimane soprattutto il piacere di una riproduzione ricca e comunicativa. La dinamica rendeva la prestazione estremamente coinvolgente, i colori strumentali conservavano consistenza ed energia e la risoluzione veramente elevata aiutava a comporre il quadro riproduttivo. Progressivamente, l’attenzione ai singoli parametri lasciava spazio al desiderio di continuare ad ascoltare. Ritroveremo Lucas Audio Lab anche nell’allestimento con Moonriver, QLN e OOPS Audio.
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