
Audio Video Show di Varsavia 2026: terza parte del reportage della nostra trasferta polacca
Audio Video Show di Varsavia 2026, terza parte: Grandinote Mach 8 Evoluzione, Bowers & Wilkins 801 D5, ELAC VELA, JBL Summit Everest e L150, PMC prophecy9.
L’ultima tappa del nostro percorso attraversa alcune grandi firme dell’alta fedeltà, fra nuove generazioni di diffusori e progetti che continuano a esercitare un fascino particolare. Bowers & Wilkins, ELAC, JBL e PMC ci hanno offerto occasioni diverse per osservare quanto contino le scelte costruttive e la cura degli abbinamenti. A loro si aggiunge una menzione per ENERR, incontrata seguendo con lo sguardo anche ciò che normalmente rimane ai margini dell’impianto.
Indice dei contenuti
Grandinote

Fra le presenze italiane a Varsavia, Grandinote ci ha regalato una delle dimostrazioni più convincenti del nostro percorso. Il sistema di Massimiliano “Max” Magri abbinava le imponenti Mach 8 Evoluzione al Solo, riunendo in un unico apparecchio amplificazione e, nella configurazione presentata, conversione digitale e streaming.
Le torri impiegano otto trasduttori fullrange a cono affiancati da un tweeter a compressione caricato a tromba, con una struttura in alluminio e fianchi in fibra di carbonio. A pilotarle provvedevano i 60 watt per canale in classe A del Solo, basato sulla tecnologia Magnetosolid, che associa dispositivi a stato solido con trasformatori d’uscita.
All’ascolto colpiva soprattutto la facilità con cui il sistema liberava energia, affrontando i passaggi dinamici con slancio e mantenendo una naturalezza difficile da coniugare ai volumi di emissione presentati alla fiera. Estensione, dinamica, musicalità e senso di presenza rendevano questa sala particolarmente memorabile. Un incontro che merita spazio anche oltre il reportage e al quale abbiamo dedicato un approfondimento, per raccontare più da vicino il progetto e le impressioni raccolte.
Bowers & Wilkins fra presente e memoria

Nella sala Bowers & Wilkins erano protagoniste le nuove 801 D5, qui nella finitura Light Walnut con testa e base chiare. Il tweeter Diamond, il medio Continuum nella Turbine Head e i due woofer Aerofoil da 25 centimetri rendono immediatamente riconoscibile la famiglia; la struttura interna in alluminio Space Frame Bracing appartiene invece agli sviluppi della nuova generazione.
Le accompagnavano elettroniche Luxman, fra cui i monofonici B-100 Centennial, e componenti digitali HiFi Rose. Nel corridoio, poi, ci attendevano due incontri con la storia del marchio. La Nautilus, nata nel 1993, conserva il fascino della sua forma a conchiglia e dei tubi rastremati che assorbono l’emissione posteriore degli altoparlanti.
La Nautilus 801 esposta richiamava invece la configurazione con il grande woofer singolo da 38 centimetri. Una strada proseguita dalla successiva 801D con tweeter Diamond, che considero fra le Bowers & Wilkins più riuscite. Rimane il desiderio di rivedere quell’impostazione nelle generazioni future, oggi affidate al doppio woofer.
Le nuove Bowers & Wilkins 801 D5 con elettroniche Luxman e componenti digitali HiFi Rose.
ENERR INVICTA e la cura dell’alimentazione
Una menzione speciale merita la ENERR INVICTA, una multipresa che mi ha incuriosito anche per il design. Il corpo slanciato, la finitura sobria e l’insolito raccordo d’ingresso le danno una personalità evidente, soprattutto accanto ai massicci cavi ENERR top di gamma dai connettori rossi.
Il costruttore la presenta come una soluzione filtrata di vertice, realizzata con impiego di rame OCC e progettata per contenere i disturbi di rete preservando la disponibilità di corrente. Sono aspetti interessanti perché richiamano l’attenzione sulla distribuzione dell’alimentazione e sulla qualità dei collegamenti. Il contributo sonoro della singola multipresa richiederebbe un confronto dedicato. In questa occasione mi hanno colpito la cura dell’oggetto e una scelta estetica capace di dare dignità anche a un componente che spesso finisce nascosto dietro il mobile.
ENERR INVICTA, con il caratteristico ingresso frontale e i cavi dai connettori rossi.
ELAC e il valore della sostanza
Le ELAC VELA FS409.2 ci hanno regalato una delle sorprese più piacevoli di questo tratto della visita, soprattutto considerando il rapporto fra prezzo e risultato all’ascolto. Il progetto a tre vie e mezzo riunisce il tweeter JET 6 e gli altoparlanti AS-XR, riconoscibili dalle membrane sfaccettate a sandwich di alluminio.
La lavorazione delle superfici serve a irrigidire i coni, mentre il mobile trapezoidale e lo sbocco reflex verso il basso completano una costruzione molto curata. L’abbinamento con l’amplificazione NAD componeva un sistema dall’impostazione concreta, capace di catturare l’attenzione anche in una manifestazione ricca di proposte assai più costose.
La sensazione era quella di trovarsi davanti a un prodotto maturo, nel quale ricerca tecnica, finitura e piacere musicale si incontrano con particolare efficacia.
JBL Summit Everest e il potenziale della grande scala

Le JBL Summit Everest rappresentavano una delle proposte più ambiziose del salone, accompagnate dall’amplificazione Mark Levinson della nuova serie 600.
Due woofer da 15 pollici e due medio-bassi da 10 pollici costituiscono la base di un sistema a tre vie e mezzo. Ancora più particolare è la sezione medioalta, dove tre driver a compressione D2820, ciascuno con doppio diaframma e doppio motore, confluiscono attraverso un collettore comune nella grande tromba Sonoglass HDI.
Il gruppo esposto separatamente permetteva di osservare questa soluzione da vicino e di comprenderne la complessità. L’ascolto lasciava intuire un potenziale straordinario per energia e libertà dinamica, sostenuto da un’amplificazione autorevole.
Nell’equilibrio complessivo la presentazione, qui in fiera, ci è sembrata ancora un filino caratterizzata, pur facendo intravedere le possibilità di un sistema capace, se pienamente valorizzato, di diventare un approdo definitivo. Un diffusore che merita tempo e un ascolto più approfondito, e magari altre elettroniche di potenza.
JBL L150 Classic e una tradizione ancora viva
Nella seconda sala JBL abbiamo incontrato le nuove L150 Classic, presentate in anteprima mondiale proprio a Varsavia. Il mobile in noce, il grande woofer chiaro da 15 pollici e le griglie Quadrex richiamano una tradizione immediatamente riconoscibile. All’interno di questo linguaggio classico lavorano un medio da 6,5 pollici e un tweeter in titanio da 28 millimetri con guida d’onda. Il sistema comprendeva l’integrato Mark Levinson Nº 5805 e la sorgente Nº 5101. L’ascolto conservava quel carattere old style che rende affascinanti queste JBL, accompagnandolo con una raffinatezza pienamente attuale. Grande dinamica, facilità di coinvolgimento e musicalità davano alla sala un’atmosfera particolarmente riuscita. Una proposta che invita ad ascoltare a lungo e dimostra quanto possa essere fertile la rilettura contemporanea di un’identità ben definita.
JBL L150 Classic con integrato Mark Levinson Nº 5805 e sorgente Nº 5101.
PMC e la presenza della musica

Le PMC prophecy9 hanno sorpreso per l’impatto e la presenza fisica della riproduzione, particolarmente evidenti osservando le proporzioni snelle dei diffusori. Sono torri a tre vie con due woofer, un medio a cupola e un tweeter raccolti in un mobile dal disegno contenuto ma elegante.
Il principio ATL utilizza una linea interna per sfruttare l’emissione posteriore dei woofer ed estendere la risposta in basso; il condotto LaminairX, integrato nella base, è progettato per contenere la turbolenza dell’aria.
Nel sistema fotografato lavoravano un’amplificazione Michi e una sorgente digitale HiFi Rose. Il risultato aveva slancio, energia e una capacità di rendere presenti gli eventi musicali che invitava a fermarsi.
Una dimostrazione interessante del lavoro di PMC sulla relazione fra ingombro, emissione in ambiente e dinamica percepita, nell’anno del trentacinquesimo anniversario del marchio.
Loewe in pausa caffè
Fra un ascolto e l’altro ci siamo concessi un piccolo fuori programma allo stand Loewe. P
roprio il marchio dei televisori, che porta la propria attenzione al design anche nel mondo del caffè. Accanto all’aura.pure, macchina a portafiltro con macinino incorporato e gruppo a vista, da circa 2.000 euro, figurava la più ambiziosa aura.matic, una superautomatica proposta a circa 5.000 euro. Alluminio, vetro e legno naturale le conferiscono una presenza ricercata; due macinacaffè indipendenti permettono di scegliere fra diverse varietà di chicchi o combinarle.
Il caffè preparato con questa macchina era aromatico, con leggere note floreali e una delicata acidità, mentre corpo e persistenza ci sono sembrati contenuti. La miscela utilizzata e le regolazioni adottate rimangono elementi essenziali per interpretare l’assaggio. Una conoscenza più approfondita della macchina potrebbe consentire di affinare il risultato in tazza.
Il prezzo porta comunque a considerare le alternative di specialisti come La Pavoni, La Marzocco, Dalla Corte e Izzo, tenendo conto della diversa esperienza d’uso fra una superautomatica e una macchina a portafiltro. Una pausa piacevole, che ha aggiunto al nostro itinerario una curiosità inattesa.
Audio Video Show di Varsavia 2026 – Appunti finali
Da Varsavia torniamo con la sensazione di aver incontrato un’alta fedeltà ancora capace di sorprendere per qualità ma soprattutto per dimensioni. L’ampiezza dell’Audio Video Show permette di accostare progetti molto diversi, ascoltare idee maturate in paesi lontani e parlare direttamente con chi le ha trasformate in prodotti. Il valore della visita emerge anche da questi passaggi, quando una forma insolita, una scelta tecnica o una conversazione ci inducono a fermarci più del previsto.
Il nostro percorso ha seguito questa curiosità. Abbiamo dedicato tempo alle sale che ci coinvolgevano, cercando spazio per marchi meno raccontati e per interpretazioni personali della riproduzione musicale. Accanto a sistemi di ambizione eccezionale abbiamo trovato proposte più accessibili, capaci di lasciare un ricordo altrettanto vivo. La varietà delle soluzioni incontrate conferma quanto siano importanti la qualità del progetto, gli abbinamenti e il lavoro necessario a far esprimere un impianto in un ambiente concreto.
Gli ascolti in fiera rimangono incontri circoscritti, influenzati dalla sala, dal programma musicale e dal tempo disponibile. Alcuni, però, lasciano domande e impressioni che meritano di essere sviluppate. Per questo il racconto prosegue negli approfondimenti dedicati a Grandinote, al sistema Fezz e Pylon, all’incontro fra Destination Audio, Kasoto e LDMS, ad Audionet con Vivid Audio e alla straordinaria installazione YG Acoustics con Vitus Audio e TechDAS. È lì che trovano spazio i dettagli progettuali e le impressioni d’ascolto più articolate, lasciando a queste pagine il compito di accompagnare il lettore attraverso le nostre soste.
Resta soprattutto il piacere di aver incontrato persone disposte a spiegare, condividere e far ascoltare il proprio lavoro. Fra grandi novità, riscoperte e persino un caffè fuori programma, Varsavia ci ha offerto molti motivi per continuare a cercare. La curiosità con cui siamo entrati nelle prime sale ci accompagna anche al ritorno, insieme alla voglia di ritrovare alcuni di questi sistemi con più tempo a disposizione e altri dischi da ascoltare.
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