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* Test * Recensione Music Server JCAT XACT S1 EVO

Può sembrare un paradosso: investiamo tempo, energie e risorse per inserire un nuovo componente e, una volta in catena, ‟scompare”. Ma è proprio questo il fascino. È quello che accade col Music Server JCAT XACT S1 EVO.

Vogliamo introdurre un componente che se da un lato potrebbe essere indispensabile nella gestione di un setup di musica liquida di alto livello, dall’altro è qualcosa di ancora poco conosciuto ai vecchi audiofili analogisti che puntano l’occhio, fin troppo spesso sospettoso, a tutte queste nuove tecnologie digitali per il piacere della riproduzione sonora. Stiamo parlando del Music Server XACT S1 EVO: ultima incarnazione e nuovo flagship di casa JCAT.

Introduzione (un po’ di storia e po’ di tecnica)

Music Server JCAT XACT S1 EVO
Music Server JCAT XACT S1 EVO. Click sulla foto per ingrandire

JCAT, nel nostro articolo sullo switch Telegärtner M12 Premium, compariva in veste di distributore europeo di un prodotto progettato e realizzato in Giappone, tuttavia questa realtà europea non si limita solo a tale funzione, ma sarebbe meglio definirla come l’estensione hardware di un ambizioso progetto software nato molti anni prima.

Anche se tutto avviene prima, è nel 2009 l’anno in cui Marcin Ostapowicz inizia a sperimentare un’inedita ottimizzazione dell’audio su Windows: un software ideato per disattivare processi superflui, gestire il timer di sistema, allocare la RAM e minimizzare le interferenze, con l’obiettivo di ottenere la migliore qualità di riproduzione possibile.

JPLAY nasce come progetto sperimentale di ottimizzazione di Windows diventando un prodotto commerciale completo tra il 2010 e il 2011, quando inizia a farsi apprezzare dagli audiofili “liquidi” di tutto il mondo. L’obiettivo, abbastanza ardito per l’epoca, era quello di eliminare le interferenze del sistema operativo al fine di ottenere la massima purezza sonora. In quegli anni si iniziò seriamente ad adattare i PC compatibili di tipo generalista per riprodurre musica liquida. Nascevano le nuove esigenze degli audiofili digitali specializzati in musica liquida: ottimizzare e snellire, togliere e configurare. Spuntavano fuori software semi automatizzati che procedevano alla trasformazione del mastodontico sistema operativo di casa Microsoft, in un sistema audio oriented; uno dei migliori fin da subito fu proprio JPlay. Fin dalle prime release, affrontò in modo radicale i limiti sonori di Windows: il driver opera direttamente in Kernel Streaming, o in alternativa in WASAPI Exclusive, così il flusso audio esce “bit-perfect”, senza passare dal mixer di sistema né dai buffer in user-mode che introducono latenza e resampling indesiderati. A questo si affianca la Hibernate Mode, che durante la riproduzione sospende quasi ogni servizio, thread e periferica non essenziale, libera la RAM e spegne le interfacce di I/O, riducendo drasticamente rumore elettronico e il jitter.

Jitter, ovvero una variazione indesiderata e casuale nella temporizzazione di un segnale; questo comporta un evidente degrado nella qualità del suono riprodotto. Dipende più dal rumore elettronico e da altre fonti più difficili da decifrare, è molto difficile da correggere ed è molto influenzato dalla qualità del clock usato nei vari dispositivi di elettronica digitale. Ad esempio una CPU molto potente può generare molto rumore elettronico, così come la complessità di un software e ancora peggio del suo sistema operativo possono aumentare significativamente la componente di jitter complessiva.

L’abbinata KS/WASAPI Exclusive + Hibernate porta a un guadagno udibile in trasparenza, micro-dettaglio e profondità della scena, con un noise-floor più basso rispetto ai player tradizionali. In pratica, JPLAY elimina i “passaggi intermedi” dell’audio-engine, taglia i processi di sistema superflui e consegna ai DAC un segnale temporizzato con maggiore precisione, offrendo già dal 2010 una delle soluzioni più efficaci per trasformare un PC generalista in una sorgente digitale di alto livello.

Negli anni successivi, lo sviluppo di JPLAY non ha avuto sosta: abbiamo assistito all’introduzione della funzione Dual PC Setup, che separa il controllo della riproduzione dall’elaborazione audio, migliorando ulteriormente le prestazioni. Un aggiornamento del supporto ASIO, un maggior bacino di DAC compatibili ed ottimizzazione dei buffer per ridurre al minimo la latenza e massimizzare la trasparenza del suono.

Nel 2013 nasce JCAT (JPLAY Computer Audio Transport), divisione hardware nata per completare la filosofia di ottimizzazione di JPLAY; il debutto avviene con un cavo USB ad alte prestazioni, presto seguito dalla USB Card e da altri accessori dedicati. JPlay si evolve per supportare lo streaming in rete tramite UPnP / AV, trasformandosi in una soluzione più flessibile e adatta a sistemi hi-fi moderni.  Questa transizione avviene gradualmente attraverso l’integrazione di nuove funzionalità, culminando nel rilascio di JPlay for iOS, che lo rende un vero e proprio control point UPnP.

Oggi con il Lancio dell’app JPLAY for iOS possiamo controllare streamer e DAC UPnP direttamente da iPhone e iPad con ottimizzazione per la gestione dello streaming in alta risoluzione da server locali e servizi online con Interfaccia migliorata per garantire un controllo semplice e preciso della riproduzione audio.

Essendo un normale e storico utilizzatore di ROON non posso che confermare quanto di buono oggi sia diventato JPLAY for iOS, non c’è più differenza percepibile nell’usabilità rispetto a ROON. L’elemento nodale, a parte l’usabilità è essenzialmente l’introduzione di un motore di streaming ottimizzato dedicato, che riduce il traffico non necessario sulla rete per massimizzare la pulizia del segnale. L’app si collega a server musicali UPnP (NAS, PC con software UPnP) e invia il segnale a un renderer compatibile, eliminando la necessità di un computer dedicato alla gestione della riproduzione. JPLAY è passato da essere un software per Windows a una piattaforma completa per la riproduzione audio hi-end, con soluzioni hardware (JCAT) e un App mobile avanzata.

Il Music Server JCAT XACT S1 EVO

Parlare di JPLAY significa essenzialmente introdurre il fiore all’occhiello di casa JCAT, ovvero il loro Music Server top di gamma: l’XACT S1 EVO, che rappresenta la sintesi di anni di sviluppo nel settore dell’audio digitale da parte dell’azienda. Viene equipaggiato con una motherboard alimentata esclusivamente da stadi lineari proprietari, scelta che mira a ridurre il rumore proveniente dagli switch-mode tradizionali. Il percorso del segnale interno è cablato con conduttori Phantom schermati, progettati per contenere interferenze ad alta frequenza, mentre la temporizzazione è affidata a un Master OCXO Clock a basso rumore di fase, concepito per limitare lo jitter all’origine. A completare il quadro, l’isolamento meccanico IMMOTUS™ e il design fanless garantiscono silenziosità operativa e stabilità termica.

Il progetto

Music Server JCAT XACT S1 EVO
Music Server JCAT XACT S1 EVO, pannello posteriore. Click sulla foto per ingrandire.

Entriamo più nel dettaglio: ovvero come è stato pensato in fase di progetto. La sua immediatezza, il senso di estrema trasparenza è decisamente una conseguenza diretta delle scelte progettuali.

La genesi dell’XACT S1 EVO parte dalla constatazione che quasi tutti i music-streamer si basano su motherboard da mini-PC pensate per l’informatica generalista: in queste scelte più commerciali la CPU è alimentata da un VRM multi-fase switching, i classici 8 + 2 o 12 + 2, che commuta a qualche centinaio di kHz generando spurie RF e talvolta, si presenta il caratteristico “coil whine”, rumore che resta sul piano di massa della scheda e può contaminare le linee audio; tutte le altre sezioni come chipset, porte USB, slot M.2, RAM e codec audio non dispongono di ulteriori VRM multi-fase ma di piccoli regolatori point-of-load, buck o LDO singoli, anch’essi switching, che aggiungono ulteriore rumore ad alta frequenza. Anche adottando un alimentatore esterno lineare, questi convertitori onboard continuano a commutare, cosicché il rumore resta intrappolato sulla PCB, può accoppiarsi ai clock e ai bus digitali e finisce per innalzare jitter e rumore di fondo, conferendo al suono un timbro percepito come maggiormente “digitale”. Tra l’altro bisogna aggiungere che filtrare del tutto queste spurie risulta assai complesso e, nella pratica, l’unica via realmente efficace sembra essere quella di eliminare alla radice i regolatori switching: scelta che complica il progetto ma promette benefici concreti all’ascolto. Da questo presupposto nascono la motherboard ZeNA e quindi l’XACT S1 EVO, piattaforma che sostituisce ogni DC-DC converter con regolatori lineari a bassissimo rumore alimentati da un PSU anch’essa lineare, evitando così qualsiasi commutazione interna, riducendo il rumore e contenendo il jitter alla fonte.

Ripensiamola più attentamente: occorre immaginare una soluzione davvero “full-linear”, che si discosti radicalmente dalle attuali proposte del mercato audio, sempre più dipendenti da hardware standardizzati e da architetture switching ormai onnipresenti. Purtroppo, anche in ambito professionale, le schede madri impiegano componenti pensati per applicazioni generiche, e certo mai per la riproduzione audio, aggravando ulteriormente il problema. L’unica strada percorribile sembrerebbe quella di riprogettare da zero un hardware dedicato, concepito fin dall’origine con un unico obiettivo: solo l’ascolto audio.

XACT S1 EVO viene equipaggiato con un nuovo tipo motherboard completamente lineare. La ZeNA (Zero‐Noise‐Architecture), è stata pensata fin dall’origine per garantire la massima purezza del segnale audio. Non si tratta di una PCB “riciclata” da un mini‐PC o server generico, ma di un circuito custom creato per la riproduzione di file audio al massimo livello possibile. A differenza delle piattaforme convenzionali che impiegano convertitori switching, ZeNA utilizza esclusivamente regolatori lineari (Low‐Dropout, LDO) per generare tutte le tensioni di alimentazione interne. I regolatori lineari lavorano dissipando in calore l’eccesso di tensione, evitando così i rumori di commutazione (switching noise) tipici dei DC‐DC switching. Tale scelta garantisce una tensione estremamente pulita per alimentare CPU, chipset, clock, controller di rete e ogni altro componente critico. Per contenere il consumo energetico e semplificare il raffreddamento passivo, dal momento che viene utilizzato uno chassis completamente fanless, è stato scelto un processore Quad‐Core a 1,6 GHz noto per l’efficienza in applicazioni di rete e per la bassa dissipazione termica. In un progetto full‐linear, il calore generato dalla dissipazione dei regolatori lineari va tenuto sotto controllo, per questo un processore più conservativo non va ad aggravare il bilancio termico complessivo ed in più non produce rumore elettrico aggiuntivo.

La sezione di alimentazione, che è sempre contenuta all’interno delle XACT S1 EVO è la OPTIMO™ X1, un alimentatore lineare basato su un trasformatore toroidale di elevata qualità supportato da un banco di condensatori di livellamento con una capacità totale di 140 000 µF, realizzati con condensatori Nichicon Muse “flagship” (serie Muse e Fine Gold). Questo enorme “buffer” di capacità riduce ulteriormente le fluttuazioni di tensione e assicura una erogazione stabile e priva di rumore. La tensione di rete viene portata al livello desiderato mediante regolatori lineari, senza passare per convertitori DC‐DC. Questo approccio è unico nel panorama dei Music Server, poiché elimina completamente le interferenze elettromagnetiche (EMI) e i picchi di commutazione che possono degradare il segnale audio.

In un sistema digitale una componente fondamentale per le sue prestazioni è il clock di sistema e come verrà alimentato. Per la sincronizzazione dei dati digitali l’XACT S1 EVO impiega un oscillatore OCXO (Oven Controlled Crystal Oscillator) di tipo Stratum 3E, sviluppato internamente e con una stabilità di ±5 ppb (parts per billion). Questo livello di stabilità in presenza di fattori esterni come variazioni di temperatura, vibrazioni e disturbi elettromagnetici assicura un jitter estremamente ridotto sul flusso USB Audio 2.0. Inoltre il clock OCXO non riceve alimentazione da un convertitore switching, ma anch’esso è alimentato tramite regolatori lineari, mantenendo la coerenza progettuale “tutto lineare”.

All’interno del music server XACT S1 EVO viene impiegato esclusivamente cablaggio proprietario JCAT, in particolare i “PHANTOM™ Music Drive Cable”, punta di diamante dell’azienda. Ogni cavo, realizzato interamente a mano in oltre sette ore, impiega conduttori in rame ad elevatissima purezza abbinati con un rigoroso matching di impedenza e disposti in una geometria proprietaria schermata che sopprime sia le correnti di modo comune sia le interferenze elettromagnetiche. Derivati dalle affermate versioni USB e LAN della stessa serie, questi conduttori riducono drasticamente il rumore e preservano l’integrità del segnale digitale, prerequisito indispensabile per far esprimere al sistema il massimo potenziale sonoro. L’ultimo elemento è costituito dai piedini di disaccoppiamento IMMOTUS™ CL in ceramica-alluminio, sempre sviluppati e costruiti in casa. Ogni footer presenta un corpo in alluminio aeronautico e sfere in ceramica ad alta durezza organizzate in un sistema a cuscinetto singolo. Vengono impiegate tre unità sotto lo chassis dell’S1 EVO. La geometria meccanica è ottimizzata per incanalare le vibrazioni generate dal telaio nelle bande di frequenza più critiche, evitando che si trasformino in risonanze indesiderate.

Tornado al punto nodale, ovvero ai regolatori switching, possiamo affermare che il loro utilizzo massiccio nell’elettronica digitale mainstream non aiuta il nostro obiettivo di riproduzione assoluta del suono, un punto di vista differente, un nuovo modo di progettare i componenti informatici è basilare per raggiungere un nuovo livello di prestazioni, altrimenti difficilmente realizzabili.

Entriamo finalmente nel vivo: come suona l’XACT S1 EVO?

In una parola: neutrale. Talmente neutrale da farlo sembrare quasi… invisibile. Può sembrare un paradosso: investiamo tempo, energie e risorse per inserire un nuovo componente e, una volta in catena, ‟scompare”. Ma è proprio questo il fascino: siamo appassionati di paradossi e cerchiamo sempre quel tassello estremo capace di intervenire il meno possibile, lasciando che la musica fluisca libera, senza filtri. Questo significa che c’è di più a tutti i livelli. Il vero pregio sta dunque nell’assenza: ogni sfumatura, ogni sussurro un tempo apparentemente o realmente ostacolato oppure imbrigliato riaffiora con maggior credibilità ai nostri sensi.

Passando in rassegna la solita carrellata dei nostri preferiti non poteva mancare l’album An Evening of New York Songs and Stories – Suzanne Vega, (Qobuz 44.1Khz 24bit). Qui entriamo, ancora una volta, nell’iconico locale newyorkese Café Carlyle dove la nostra sempre verde interprete sembra ancora più vicina e credibile performando con una naturalezza mai ascoltata prima. Perde quell’aggressività, quell’irruenza sfacciata per spostarsi su di un territorio più raffinato dove i micro dettagli si fanno più luminosi e si palesano con maggiore facilità, descrivendoci pienamente proprio l’aura che si respirava nel locale, quella sera, in quel momento! C’è più particolarità ambientale, più stratificazione e tutto è più facile da ricostruire. Meno aggressività, che non significa meno energia, ma tutto è più levigato.

Passiamo ora ad un altro classico dei nostri ascolti: In The Raven, (Qobuz 96khz, 24-bit), che ricordiamo essere un album rimasterizzato nel 2007 partendo dall’originale del ‘94 presso i MasterSound Studios nel Queens a New York; la Pidgeon si esprima con maggiore risoluzione e chiarezza, trasportando quella vena di matericità più sul lato dell’energia espressiva, evidenziando quei particolari che da contorno prendono la ribalta disegnando un quadro armonico più ricco e multiforme in modo naturale e senza apparente sforzo. Anche in questo caso siamo di fronte ad una prova più vicina, più immediata ma meno brutale, il suono si è nobilitato, ha indossato il frac scuro per le occasioni speciali di gala!

È il momento di raccontare un incontro che parla la lingua profonda delle quattro corde: quello tra Christian McBride ed Edgar Meyer. Da una curiosità reciproca nasce un dialogo in cui i due contrabbassi diventano un’unica grande voce. Il risultato è But Who’s Gonna Play The Melody?, pubblicato il 22 marzo 2024 e disponibile su (Qobuz in Hi-Res 96 kHz/24-bit). Non è un doppio album, ma un “doppio” in senso letterale: due strumenti, due visioni, due personalità eclettiche, uniche ed in contrasto. Da un lato c’è McBride (nove Grammy e un pedigree che abbraccia jazz, R&B e classica); dall’altro Meyer (sette Grammy, contrabbassista e compositore statunitense che ama fondere classica, bluegrass e jazz). Il disco è stato registrato “live-in-studio” all’Ingram Hall della Vanderbilt University: un’unica sala, pochi microfoni ambientali, niente sovraincisioni. La scelta di un auditorium cameristico permette di catturare l’interplay senza filtri, con l’acustica naturale che diventa terzo musicista, per noi molto importante.

Sulla prima traccia, Green Slime, all’ostinato pizzicato di Meyer si contrappone l’arco di McBride: un dialogo che sorprende per densità e spazialità mai udite prima. Poi i ruoli si scambiano con agilità da giocolieri e l’incalzare diventa tale da spingere il sistema di riproduzione quasi al limite. L’arco, intensamente vibrato, disegna vortici psichedelici fra i diffusori, talmente rifiniti da costringermi a fissare il nuovo music server XACT S1 EVO. È lui ad aprire questa dimensione: più sostanza ma mai sibilanti fuori posto, più contorno timbrico solo perché c’è più micro informazione, più vibrato come in un disco 180grammi appena scartato. La seconda traccia Barnyard Disturbance è letteralmente “trambusto da aia”, galline in fuga o una cosa del genere, in quattro minuti e mezzo i due bassisti ricreano l’energia semiseria di un cortile rurale, mescolando funk, bluegrass e linee ben ritmate ed ipnotizzanti.

Qui troviamo il tempo, l’XACT S1 EVO è veloce ma soprattutto scandisce il tempo in modo impeccabile. Che poi potrebbe sembrare quasi una esagerazione, ma non lo è affatto: dotate le vostre elettroniche di una alimentazione sottodimensionata poi sentirete la differenza. Ascoltato su un server neutro e dettagliato come l’XACT S1 EVO, ogni colpetto di falangetta o sfregamento d’arco si staglia netto, restituendo l’illusione di essere circondati da quell’allegra, controllata… disturbance. Bebop, of Course è la prima di McBride e terza dell’album.

Il pezzo nasce, racconta McBride, «sulle alternate blues changes di Confirmation: ho pensato di fare semplicemente ciò che so fare meglio» scrive un pezzo che alterna arco e pizzicato fin dalla prima battuta. Tutto quel pizzicare immette tanta vibrazione in una successione che non sembra avere fine, velocità affinché le note basse non riempiano e saturino troppo l’ambiente d’ascolto. Non è il mio caso, non tanto per la stanza che in vero ha un suo trattamento, ma soprattutto per l’accoppiata XACT S1 EVO e TOTALDAC Sublime decisamente sopra le righe, essi dettano le regole fatte di precisione, velocità e sostanza senza farsi troppo prendere dalle onde di ritorno.

La micro-dinamica fatta da micro transienti: leggeri colpi di arco, harmonics ovvero attacchi brevissimi che producono tante frequenze alte delicate e slap ottenuti tirando le corde e facendole rimbalzare contro la tastiera per un colpo percussivo secco e ricco di transienti acutissimi mettono in ginocchio la maggior parte degli Streamer appiattendo tutto; qui al contrario siamo quasi in paradiso, una densità e ricchezza armonica che non avevo mai sentito prima, tutto è lucido, pieno ed espanso!

Con L’XACT S1 EVO la profondità di campo vista come la differenza fra McBride (canale destro) e Meyer (sinistro) è netta, ma il riverbero naturale dell’Ingram Hall resta intatto, creando un panorama stereofonico sorprendentemente arioso e credibile. Così, in tre minuti scarsi, il duo riesce a far convivere l’urgenza del bebop con il respiro di una sala da camera, il Music Server XACT S1 EVO, eliminando ancora uno strato di interpretazione digitale, mette l’ascoltatore esattamente al centro di quel dialogo, ed è qui che la senti tutta scandita alla perfezione, cesellata, scolpita in mezzo ai diffusori in un o spazio privilegiato che nessuno può intaccare.

Conclusioni

L’intero know-how dell’azienda converge in una sfida ambiziosa: creare un Server Musicale di riferimento assoluto, capace di gestire i flussi digitali con la massima purezza e integrità temporale fino all’ingresso del DAC.

L’XACT S1 EVO di JCAT si impone come una proposta radicale e allo stesso tempo profondamente ragionata nel panorama dei Music Server Hi-End. La scelta di eliminare qualsiasi componente switching, tanto nella motherboard ZeNA quanto nell’alimentazione OPTIMO™ X1, non è una trovata di marketing, ma il fulcro concettuale e tecnico dell’intero progetto. Ogni dettaglio, dal clock OCXO proprietario a basso jitter fino ai condensatori Nichicon Muse e ai cablaggi interni PHANTOM™, contribuisce a un risultato che si percepisce non soltanto con le orecchie, quanto con la scomparsa del rumore.

Il suono che ne deriva è puro, stabile, coerente, privo di quella patina digitale che spesso affligge anche soluzioni di fascia alta. Qui c’è un’assenza, una pulizia, una lucidità che non aggredisce, ma restituisce la musica nel suo spazio e nel suo respiro naturale. E non è solo una questione di componentistica: il sistema operativo XACT OS™ e il player JPLAY™ sono parte integrante di questa visione, studiati per far sì che ogni elemento dell’hardware lavori in perfetta armonia con il software, senza colli di bottiglia o compromessi.

Nel mondo della riproduzione audio digitale, dove l’apparente perfezione numerica spesso cela imperfezioni udibili, l’XACT S1 EVO dimostra che l’approccio lineare, se realizzato con coerenza estrema ed unita alla sinergia con un software pensato per adattarsi perfettamente all’hardware, può ancora fare la differenza. E non una differenza sottile. Qui si è di fronte a una delle rare realizzazioni in cui la forma segue la funzione, e il risultato non è soltanto tecnico, ma emozionale, vibrante ed analogico.

JCAT e JPLAY commercializzano i loro prodotti esclusivamente tramite i rispettivi shop online, garantendo spedizione espressa Worldwide e assistenza diretta del produttore. Se volete approfondire specifiche tecniche, soluzioni di upgrade o finalizzare un ordine, ecco le coordinate ufficiali:

JCAT – hardware (server, schede USB/LAN, alimentazioni, cavi)
Sito ufficiale: jcat.eu
Assistenza clienti: support@jcat.eu

JPLAY – software player e app mobile
Sito ufficiale: jplay.eu
Assistenza clienti: support@jplay.eu

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