
High End Vienna 2026: report (parte 2, Chord Company)
Alla HIGH END Vienna 2026 Chord svela un cavo prototipo che cambia paradigma, mentre Kondo con Acoustic Grove System dimostra quanto pesi davvero l'ambiente.
Siamo alla HIGH END Vienna 2026. Dalla storica kermesse bavarese la grande manifestazione europea dedicata all’audio di alto livello si è spostata sulle sponde del Danubio. Un cambio di scenario che, già dai primi giorni, ha dato la sensazione di un vero upgrade strutturale, con spazi più accoglienti, luoghi più adatti all’ascolto e contenuti di livello molto alto.
Indice dei contenuti
Chord Company

In questo contesto, tra sale ufficiali, incontri privati e presentazioni riservate alla stampa, alcune dimostrazioni hanno assunto un significato particolare. Una di queste è stata quella organizzata da Chord Company nella giornata di venerdì.
Per me Chord rappresentava un interlocutore familiare, infatti da anni il marchio inglese è presente stabilmente nel mio sistema di riferimento, con cavi diffusori e cavi di segnale.
La sessione era stata pensata per un ristretto gruppo di giornalisti e dedicata esclusivamente ai cavi diffusori, attraverso un percorso progressivo nella parte più alta della gamma, partendo dal Signature XL per poi passare al Sarum T ed infine al top of the line ChordMusic ma con una sorpresa finale. L’ascolto, senza sapere altro, di un futuro nuovo riferimento.
Prima e dopo la presentazione ho avuto anche l’occasione di parlare a lungo con Mike Robinson, figura interna al reparto Product Development di Chord Company. Il confronto è stato utile per comprendere meglio l’approccio del marchio, la sua attenzione alla ricerca sui materiali, alla geometria dei conduttori, alla schermatura e alla riduzione del rumore lungo il percorso del segnale. La dimostrazione vera e propria, svolta nel pomeriggio di venerdì, è stata invece condotta con grande professionalità da Patrick Mitchell, Export Sales Manager di Chord Company, affiancato da un altro membro del team Chord presente in sala.
Va sottolineata subito la qualità della presentazione. Patrick Mitchell ha condotto la sessione con grande chiarezza, equilibrio e competenza, evitando sia l’eccesso di tecnicismo fine a sé stesso sia la classica impostazione commerciale da fiera. La dimostrazione era pensata per far parlare prima di tutto l’ascolto: pochi concetti chiave, confronto diretto fra i modelli e una progressione molto chiara fra i diversi livelli qualitativi.
Un incontro come un racconto ben redatto e molto convincente: le differenze ben nette tra le classi dei cavi fino ad un nuovo sistema di presentare la musica che si sostanzia in una nuova era per il marchio inglese. Il nuovo riferimento non è stato svelato, ma solo ascoltato.
Questo punto è importante. Nessuna scheda tecnica, nessuna informazione costruttiva definitiva, nessun nome ufficiale. Solo il risultato sonoro, ascoltato in una sessione privata e discusso a caldo con gli altri giornalisti presenti.

Il giorno successivo, all’apertura, Chord Company ha proposto anche un excursus sulla linea dei cavi RCA. Anche in quel caso le differenze tra le varie serie sono emerse con grande evidenza, confermando quanto la gerarchia del catalogo Chord sia leggibile anche sui cavi di segnale. Quello è un capitolo separato. Torniamo a venerdì e alla sessione privata.
Il primo ascolto è stato dedicato al Signature XL speaker cable. La famiglia Signature è presente nel catalogo Chord dal 1998 ed è stata aggiornata nel tempo attraverso evoluzioni legate alla schermatura, alle configurazioni dei conduttori, ai materiali isolanti e alle terminazioni.
Il Signature XL utilizza conduttori OFC argentati ad alta purezza da 10 AWG, isolamento XLPE, conduttori schermati individualmente in configurazione twistata, schermatura con foil e treccia, oltre a terminazioni ChordOhmic schermate. All’ascolto ha fornito una base molto solida con presentazione ordinata, buon controllo, scena stabile e un messaggio musicale pulito, ben organizzato e facile da seguire.
Il passaggio al Sarum T ha introdotto un avanzamento netto. Qui entra in gioco il Taylon, dielettrico proprietario che Chord considera centrale per la stabilità del comportamento del cavo e per il controllo dei problemi di fase legati alla temperatura. Il Sarum T utilizza conduttori OFC argentati e lucidati da 11 AWG, isolamento Taylon, conduttori schermati singolarmente, treccia argentata ribbon, foil pesante e connettori ChordOhmic schermati.
Con il Sarum T la scena ha acquisito maggiore precisione. Le voci risultavano più leggibili, gli strumenti più definiti nella loro posizione, la struttura musicale più composta. Il miglioramento si manifestava soprattutto nella coerenza interna del messaggio dato da migliore continuità tra timbro, dinamica e dettaglio, con una sensazione più alta di controllo generale. Una netta riduzione del rumore porta questi vantaggi sonori.
Il terzo passaggio, quello al ChordMusic, aveva per me un valore particolare. Il ChordMusic speaker cable è infatti il mio cavo diffusori di riferimento nel sistema principale e lo utilizzo stabilmente insieme a un’interconnessione RCA ChordMusic. Conosco quindi molto bene il carattere sonoro di questa linea, il suo modo di unire trasparenza, ordine, precisione e musicalità, senza estremizzare nulla.
Questa prova è stata importante anche per un altro motivo, per la prima volta ho potuto confrontare direttamente il mio riferimento, appunto il ChordMusic, con il modello immediatamente inferiore. Il risultato è stato netto. Il Sarum T si è confermato un cavo di livello molto alto, coerente con la filosofia Chord e già capace di una riproduzione estremamente ordinata e controllata, ma il ChordMusic, ha mostrato una superiorità chiara, più ampia e più strutturale.
Il ChordMusic rappresenta oggi l’attuale vertice di catalogo Chord per i cavi diffusori. La costruzione prevede conduttori OFC argentati e lucidati da 11 AWG, geometria ARAY evoluta, isolamento Taylon, conduttori schermati individualmente, schermatura molto estesa con foil argentato ad alta densità, doppia treccia in rame argentato ad alta copertura, guaina esterna in PTFE e terminazioni ChordOhmic schermate.
Nel sistema della dimostrazione il ChordMusic ha confermato pienamente le qualità che conosco dal mio impianto. La scena sonora diventava più precisa e stabile, le informazioni a basso livello emergevano con maggiore chiarezza, la gamma media acquistava articolazione e la dinamica seguiva lo sviluppo musicale con maggiore continuità. Il ChordMusic lavora in profondità sulla struttura della riproduzione, c’è più naturalezza, aumenta la coerenza tra gli strumenti, una maggiore focalizzazione, un suono tendenzialmente più completo e credibile, mantenendo una presentazione organica e perfettamente integrata.
Fino a questo punto la progressione era già molto chiara. Dal Signature XL al Sarum T e dal Sarum T al ChordMusic si percepiva una crescita coerente, costruita su maggiore controllo, migliore intelligibilità, superiore definizione spaziale e una restituzione sempre più accurata dell’evento musicale.
Ma il momento decisivo è arrivato con il nuovo cavo diffusori prototipo.
È incredibile scrivere questo ma è la sensazione esatta di quel momento. Con il nuovo cavo, il sistema ha compiuto un salto di categoria. Una trasformazione, un nuovo paradigma, una dimensione sconosciuta ai precedenti ascolti al di là del modello.
La sensazione più forte riguardava la struttura stessa del suono. La catena audio sembrava lavorare a un livello superiore, come se gli stessi componenti fossero stati portati dentro una classe prestazionale più alta. La musica acquistava più energia, più presenza fisica, più continuità dinamica e una definizione più completa degli eventi sonori.
Gli strumenti apparivano più saldi nello spazio, più ricchi nella componente armonica, più immediati nella loro relazione reciproca. Le voci avevano maggiore materia, maggiore articolazione interna e una presenza più concreta. La gamma medio-alta offriva più apertura e più informazione, mantenendo integrazione tonale, corpo e continuità con il registro medio. La parte bassa risultava più controllata, più leggibile nelle variazioni e più coerente con il resto della gamma.
Il punto centrale era la qualità globale del risultato. Il nuovo cavo non lavora su un singolo parametro. La scena, il dettaglio, la dinamica, il timbro e la ricostruzione armonica crescevano insieme. La prestazione complessiva dell’impianto saliva di livello in modo netto e inaspettato.
È qui che il nuovo progetto Chord ha mostrato la sua forza. La parola più corretta, in questo caso, è cambio di paradigma. Con il Signature XL, il Sarum T e il ChordMusic la progressione era importante e perfettamente leggibile. Con il nuovo prototipo il salto appariva più ampio, più strutturale, più vicino alla sensazione di ascoltare un sistema superiore. Come se i diffusori e l’amplificazione fossero stati sostituiti con modelli di più alto rango.
Il confronto immediato con gli altri giornalisti presenti è andato nella stessa direzione. La percezione comune riguardava proprio l’entità del salto, il nuovo cavo introduceva un miglioramento superiore a quello ascoltato nei passaggi precedenti, molto superiore. Più che una semplice evoluzione di gamma, sembrava un punto di arrivo tecnologico particolarmente avanzato per Chord Company.
Per me questa impressione ha avuto ancora più peso perché partivo da una conoscenza diretta del ChordMusic nel mio sistema. Il ChordMusic resta un riferimento assoluto, un cavo che considero tra i migliori esempi della capacità Chord di unire precisione e musicalità. Il nuovo prototipo, però, ha mostrato qualcosa di così elevato che non poteva essere pronosticato: più energia, più sensazione di realtà, più articolazione, più capacità di far lavorare l’intero sistema a un livello superiore.
La sessione privata di Chord Company alla HIGH END Vienna 2026 è stata quindi una delle dimostrazioni più convincenti della manifestazione. Per la qualità della conduzione, per la chiarezza del percorso di ascolto, per la coerenza tecnica della gamma e soprattutto per l’anteprima del futuro riferimento della casa inglese.
Un cavo ancora senza nome, con dati tecnici ancora riservati, ma già capace di lasciare un’impressione molto precisa: un mostro!
Kondo Audio Note e Acoustic Grove System di Nihon Onkyo Engineering
Tra le dimostrazioni più interessanti della High End Vienna 2026, la sala Kondo con Acoustic Grove System di Nihon Onkyo Engineering ha spiegato in modo inequivocabile che in un sistema di altissimo livello, qualsiasi esso sia, l’ambiente sarà sempre l’elemento fondamentale per una corretta riproduzione sonora.
La sala del noto costruttore giapponese Kondo aveva già, per sua natura, un’impronta precisa che richiama in modo diretto quella ricerca di naturalezza espressiva, di finezza timbrica e continuità musicale che sono proprio quei caratteri fondanti la scuola del sol levante e che ci si aspetta sempre di trovare alle presentazioni del marchio. In questo contesto, la presenza degli elementi AGS forniva una chiave di lettura immediata di come un trattamento ambientale potesse elevare in modo significativo la prestazione già assoluta del sistema Kondo.
Kondo Audio Note Japan
La parte propriamente Kondo merita un capitolo nel capitolo. La sala viveva di una linea analogica e valvolare di rara bellezza, con il giradischi Ginga a monte del sistema e con l’Ongaku Heritage, apparso come una delle anteprime più significative della mostra, al centro di una esposizione che tentava di unire memoria e rinnovamento. Il nome Ongaku porta con sé una storia precisa, qui parliamo del sogno di moltissimi audiofili che declina una configurazione single ended di 211 fondando una parte importante della propria identità sui trasformatori d’uscita avvolti in argento, sui condensatori in argento e sul cablaggio proprietario SSW, tutti elementi che Audio Note Japan continua a indicare come costitutivi della propria idea di suono.
In questa sala l’Ongaku Heritage, decisamente più grosso dell’originale da cui eredita gran parte del percorso progettuale, sembrava raccogliere quell’idea e portarla dentro un contesto nuovo, più ricco, più vicino all’ascolto reale che alla pura celebrazione del mito.

Le Sumire da stand seguivano la stessa traiettoria. La scelta di un diffusore compatto, in forma di prototipo, dava alla dimostrazione un carattere ancora più interessante. La scala del sistema restava intima, la scena si costruiva per densità, presenza e continuità, la pressione acustica lasciava spazio alla qualità e quantità della ricchezza armonica. In una sala trattata con AGS, l’insieme assumeva una connotazione di organico e legato migliorando la naturalezza espressiva.
Il Ginga completava questa idea di sistema come organismo. Kondo lo descrive come un giradischi a trazione a filo, con base composta da sei materiali selezionati per il comportamento risonante, piatto pesante e monolitico, cuscinetto di grande diametro, motore sincrono separato e filo di cotone senza nodo per ottenere una rotazione fluida e priva di vibrazioni spurie.
È una macchina analogica che parla di una ossessione per la materia, del contatto, della risonanza e del tempo. In questa sala apparentemente nulla sembrava spettacola, ma piuttosto come il punto di partenza di una continuità dalla sorgente fino ai diffusori per completarsi nell’ ambiente.
L’ascolto

In sala il sistema Kondo dava subito la sensazione di lavorare sul timbro e sulla carnalità dell’evento. La voce usciva con materia, gli strumenti conservavano una riconoscibilità fisica molto forte, il basso non scendeva negli inferi e con la gamma media che restava il centro espressivo dell’ascolto. L’Ongaku Heritage, ascoltato come anteprima e probabilmente ancora in forma di prototipo finale, sembrava portare avanti la linea storica del marchio senza trasformarla in esasperazione. Valvole, trasformatori, cablaggio in argento e costruzione portavano agevolmente la prestazione vicino ai nostri riferimenti.
Le piccole casse da stand seguivano la stessa direzione. La loro presenza fisica ridotta aiutava a mettere in evidenza la qualità della sala e il lavoro degli AGS. La scena non nasceva da una grande pressione acustica, ma piuttosto da una costruzione ordinata dei rapporti tra strumenti, pareti e punto d’ascolto. Il diffusore sembrava scomparire con una certa facilità, lasciando emergere un suono raccolto, proporzionato, molto leggibile nella trama armonica ma aiutato non poco dalle modeste dimensioni della sala e dai sistemi di accordatura di AGS.
Il giradischi Kondo Ginga completava il quadro. La parte analogica aveva un ruolo evidente nella continuità dell’ascolto. Il passaggio dal disco all’ambiente avvenire senza indugi, con una fluidità che rendeva più semplice seguire la frase musicale e meno immediato concentrarsi sui singoli parametri hi-fi. In questo contesto il lavoro degli AGS diventava predominante. Il sistema Kondo generava un timbro molto definito, la sala trattata lo lasciava sbocciare e ne riduceva le minime colorazioni ambientali.
La tecnologia restava visibile, anche molto affascinante, però durante l’ascolto passava in secondo piano. Restavano la continuità della voce, il peso corretto degli strumenti, un basso più articolato che muscolare e una scena stabile, aperta, senza forzature. La stanza qui era addomesticata al volere degli ingegneri, una lezione di come l’ambiente possa diventare parte attiva del sistema e quanto possa incidere sul timbro in modo così indispensabile.
AGS, Acoustic Grove System

L’idea nasce dall’osservazione dell’acustica di una foresta. Tronchi, distanze, superfici irregolari e profondità naturale creano un campo sonoro molto diverso da quello di una stanza chiusa con pareti piatte e parallele. Nihon Onkyo Engineering ha trasformato questa intuizione in elementi in legno progettati per disperdere l’energia riflessa, evitando che il suono torni all’ascoltatore sotto forma di riflessione secca, speculare e colorante. Il catalogo tecnico parla proprio di diffusione spaziale e temporale delle onde riflesse, con l’obiettivo di ottenere micro riverberi naturali e una maggiore trasparenza, soprattutto in ambienti domestici o comunque chiusi.
L’effetto ascoltato in sala era per certi versi difficile da credere. Il cambiamento non riguardava soltanto la precisione dell’immagine o la pulizia del basso, aspetti già importanti. Colpiva soprattutto il modo in cui il timbro sembrava liberarsi dalla stanza. Gli strumenti apparivano più naturali, meno compressi, con una materia armonica più leggibile. Le voci acquistavano corpo senza avanzare in modo artificiale; il medio sembrava dipanare meglio; la gamma bassa perdeva quella sensazione di pressione laterale che spesso, nelle sale da fiera, viene confusa con autorevolezza.
L’elemento più interessante che va ricercato con un pensiero che ritorna più volte all’ascolto è che con i sistemi AGS non c’era l’impressione di un assorbimento della musica ovvero di una sottrazione che facesse uscire altro. Molti trattamenti ambientali tradizionali, se usati in modo pesante, rendono il suono più controllato ma anche più elaborato, meno vivo. Qui accadeva qualcosa di diverso. L’energia restava nella sala, venendo distribuita in modo più disperso e meno prevedibile. Il suono diretto conservava chiarezza, mentre il campo riflesso diventava meno riconoscibile come difetto della stanza.
In una sala Kondo, questo approccio aveva un senso particolare. Se abbiamo già un riferimento espressivo, la stanza può diventare il primo limite reale. Ad esempio una riflessione troppo forte altera il colore degli strumenti. Oppure un’onda stazionaria modifica il peso del basso. Su questi ed altri aspetti AGS interviene in modo naturale migliorandone di molto la fruizione.
L’intervento degli AGS aveva un carattere progressivo. Man mano che gli elementi venivano inseriti nei punti strategici della sala, l’energia acustica sembrava distribuirsi con maggiore ordine e la firma sonora dell’ambiente diventava meno evidente. Nel contesto della dimostrazione l’effetto cresceva in modo coerente, fino a lasciare emergere una musica più libera, più naturale e più credibile.
Per questo la sala Kondo con Acoustic Grove System è stata una delle esperienze più importanti della High End Vienna 2026. Non fermiamoci solo a Kondo, ma cerchiamo di leggere il rapporto tra sistema e ambiente, qui portato a un livello superiore. E quando una soluzione acustica riesce a cambiare il timbro in modo così naturale, senza dare la sensazione di aggiungere un effetto allora siamo di fronte ad un qualcosa di particolare, certamente da non sottovalutare.
Il principio teorico alla base di Acoustic Grove System

In una stanza normale, una parete liscia e rigida si comporta come uno specchio acustico. Il suono diretto arriva prima all’ascoltatore; subito dopo arriva una copia riflessa dalla parete. Se la parete è piana, questa copia è ordinata, compatta, speculare cioè arriva da una direzione precisa e con un ritardo preciso. È ciò che nella prima immagine della brochure viene indicato come specular reflection.
Il problema è che questa riflessione non è neutra. Interferisce con il suono diretto, altera il rapporto tra frequenze, può generare colorazioni timbriche, appiattire la scena e rendere più percepibile la stanza. La documentazione Nihon Onkyo Engineering dice esplicitamente che le riflessioni speculari prodotte da pareti parallele e piane possono colorare il suono e generare problemi come alterazioni timbriche e flutter echo.
AGS cerca di evitare proprio questo. I suoi elementi in legno, disposti come piccoli boschi artificiali, non rimandano il suono come una parete piatta. Lo spezzano. Il fronte d’onda incidente viene frammentato da colonne, superfici, distanze e profondità diverse. Invece di una riflessione unica e forte, si ottiene una serie di riflessioni più piccole, meno concentrate, meno aggressive. Sempre leggendo la brochure la prima immagine lo mostra bene, sopra c’è il rimbalzo netto della parete; sotto, con AGS, il ritorno diventa una nuvola di minute reverberations, cioè micro riverberi.
La parola chiave è decorrelazione. Il suono riflesso non torna più tutto insieme, nella stessa fase, dalla stessa direzione. Torna diviso in molti contributi minori, con tempi e angoli differenti. Questo riduce la riconoscibilità della parete come “seconda sorgente sonora”. In termini d’ascolto, la stanza sembra meno chiusa, meno invadente, meno responsabile del timbro finale.
Perché il riferimento alla foresta non è solo evocativo
L’idea della foresta è centrale. In una foresta non ci sono superfici parallele e continue come in una stanza. Ci sono tronchi, distanze irregolari, profondità diverse, superfici curve, ostacoli distribuiti. Il suono non incontra un’unica parete che lo rimanda indietro ma una struttura complessa che lo disperde.
Nihon Onkyo Engineering presenta AGS proprio come un sistema nato dallo studio degli effetti acustici della foresta. Il catalogo ufficiale afferma che AGS diffonde le onde incidenti spazialmente e temporalmente, riducendo i problemi acustici e producendo micro riverberi naturali.
Questa è la differenza rispetto a molti trattamenti assorbenti. Un pannello assorbente toglie energia alla stanza, trasformandola in calore. Può essere utilissimo, ma se usato troppo può rendere l’ambiente asciutto, spento, poco vivo. AGS invece tende a conservare energia acustica, ridistribuendola. Non toglie alla sala ma la rende meno speculare, meno rigida, meno colorante, meno caratterizzante.

La seconda immagine è ancora più interessante perché riguarda le onde stazionarie, cioè uno dei problemi più difficili nelle sale d’ascolto. L’esempio mostra una stanza rettangolare di 7,1 x 5,0 metri e una distribuzione di pressione sonora a 80 Hz. A sinistra ci sono pareti piatte; a destra AGS è collocato lungo la parete posteriore. La documentazione spiega che, nella zona cerchiata, i picchi e i buchi di pressione vengono mitigati anche installando AGS su una sola parete.
Qui il concetto teorico è questo: un’onda stazionaria nasce quando l’energia rimbalza ciclicamente tra superfici rigide e ritorna in fase con sé stessa. Si creano zone della stanza dove certe frequenze si sommano troppo, quindi il basso gonfia, e altre dove si cancellano, quindi il basso sparisce. Nihon Onkyo Engineering indica infatti il controllo delle onde stazionarie in bassa frequenza come uno dei vantaggi principali di AGS.
Da un punto di vista fisico, la diffusione può agire sui modi della stanza perché rompe i percorsi ciclici coerenti. Un lavoro teorico sul rapporto tra diffusori acustici e decadimento modale spiega che le onde stazionarie sono alimentate da ritorni coerenti lungo percorsi ripetitivi, e che strutture diffondenti possono disperdere energia fuori da questi percorsi, rendendo il decadimento più uniforme nel tempo e nella frequenza.
Va aggiunta una cautela importante cioè a 80 Hz la lunghezza d’onda è circa 4,3 metri, quindi non bisogna immaginare che ogni piccola bacchetta di legno diffonda il basso come farebbe con frequenze medio alte. L’effetto in bassa frequenza va letto più come un’azione complessiva dell’array e del suo rapporto con la parete, cioè modifica del comportamento del fronte acustico, riduzione della coerenza di ritorno, diversa distribuzione dell’energia modale. In altre parole, AGS non è un bass trap classico, ma un sistema che cerca di rendere meno rigido e meno speculare il comportamento della stanza.
Possiamo sintetizzare che se il trattamento acustico tradizionale spesso lavora per sottrazione, AGS al contrario lavora principalmente per dispersione. L’energia viene ridistribuita e non eliminata o attenuata. Il risultato, quando il sistema è ben inserito, è un suono meno vincolato ai limiti fisici dell’ambiente di riproduzione.
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