
High End Vienna 2026: report (parte 5, Göbel High End)
Alla HIGH END Vienna 2026 la sala Göbel/WADAX/Vitus firma un ascolto "fiabesco": Divin Monarque in world premiere e digitale Atlantis Reference Level VIII.
La sala Göbel High End / WADAX / Vitus Audio alla HIGH END Vienna 2026 è stata una delle installazioni più estreme e significative della manifestazione. La kermesse viennese era un enorme serbatoio di novità ed eccellenze e imponeva una scelta precisa: raccontare solo le sale capaci di offrire qualcosa di straordinario. Ho quindi selezionato tra il meglio del meglio, ben consapevole che qualcosa è rimasto fuori dal percorso.
Indice dei contenuti
L’impianto nella sala di Göbel High End

Il sistema ascoltato a Vienna era costruito attorno alle nuove Göbel High End Divin Monarque, presentate come world premiere. Si tratta di un diffusore a tre vie, ad alta sensibilità, con carico bass reflex simmetrico, due woofer proprietari da 15 pollici, due medi proprietari da 8 pollici e tweeter AMT caricato da una guida d’onda in alluminio. I dati pubblicati indicano 96 dB di sensibilità, risposta dichiarata 21 Hz – 24 kHz, impedenza nominale di 4 ohm, peso di 380 kg per diffusore e prezzo europeo molto importante, pur in una fiera ricca di sistemi ancora più costosi.
La sorgente digitale era WADAX Atlantis Reference Level VIII, cioè la configurazione di vertice della famiglia Reference: DAC, Server, PSU, Transport, Transport PSU e cablaggio Akasa.
L’amplificazione era affidata a Vitus Audio Masterpiece, con preamplificatore MP-L201 Mk.II e finali monofonici MP-M201 Mk.II. Le mie note di sala registrano quattro monofonici Vitus. L’MP-M201 Mk.II è il monofonico Masterpiece a quattro telai di Vitus Audio, progettato anche per pilotaggi complessi e bi-amplificazione, con separazione fra alimentazione, logica di controllo e sezione di amplificazione.
Il cablaggio era interamente Göbel High End, dalla potenza alle interconnessioni, fino alla parte di alimentazione. La gamma ufficiale Göbel include la famiglia Lacorde Statement nelle versioni speaker, jumper, XLR, RCA, power, Ethernet, USB, digital XLR e digital RCA.
WADAX Atlantis Reference Level VIII

Nella sala Göbel, il front end digitale era il WADAX Atlantis Reference Level VIII. Lo abbiamo visto sul rack in una configurazione articolata e coerente con l’architettura di vertice della casa spagnola, con il grande DAC Reference al centro dell’ecosistema e il collegamento Akasa attivo, indicato chiaramente anche dal display frontale.
Il Level VIII rappresenta la configurazione più alta della linea Atlantis Reference. La struttura comprende Reference DAC, Reference Server, Reference PSU, Reference Transport, Transport PSU e cablaggio Akasa. È una sorgente digitale composta da più elementi, ma pensata come se fosse una cosa sola. L’intero insieme segue la stessa logica costruttiva.
In WADAX il DAC lavora sul dato digitale, sulla conversione e soprattutto sulla stabilità temporale del segnale. WADAX dichiara per il Reference DAC una progettazione orientata alla riduzione del rumore di clock, al miglioramento dell’isolamento delle alimentazioni e alla gestione delle vibrazioni meccaniche. Dati alla mano, l’architettura comprende circuiti dual-mono indipendenti, costruzione modulare, 23 schede, 10 trasformatori dedicati e oltre 5.500 componenti discreti.
Una parte centrale del progetto è il processo proprietario musIC Feed-forward Error Correction. WADAX lo descrive come un sistema di correzione feed-forward applicato al percorso di conversione, con elaborazione interna a 128 bit e trasferimento dati a 12,8 GBytes/s. Il punto tecnico è preciso: il DAC lavora sugli errori del percorso digitale/analogico prima che diventino parte del risultato finale. In una catena come quella della sala Göbel, questo ruolo diventa strutturale, perché la sorgente digitale fornisce alla catena a valle un’informazione già ordinata alla radice.
Sul display del WADAX Atlantis Reference DAC compariva la scritta AKASA, dettaglio importante per capire la configurazione utilizzata nella sala Göbel. Akasa è l’interfaccia ottica proprietaria WADAX, cioè un collegamento nel quale il segnale audio, i comandi di controllo e le informazioni di clock viaggiano come impulsi luminosi tra le macchine dell’ecosistema Reference.
La logica è precisa: si parte dal DAC, che resta il riferimento temporale della catena. Server e Transport inviano il dato digitale attraverso Akasa, mentre il convertitore mantiene il controllo del tempo prima della conversione. È qui che il discorso tecnico si sposta sul jitter, sulla stabilità del clock e sull’integrità della forma d’onda digitale. WADAX dichiara per Akasa un protocollo di sample-alignment con precisione fino a 10,17 ns, pensato per mantenere ordinato il flusso dei campioni digitali lungo il trasferimento.
Akasa introduce anche un isolamento galvanico fisico tra le apparecchiature. Il collegamento ottico separa le masse elettriche e protegge il trasferimento del segnale dalle interazioni parassite tra le macchine. Dentro una configurazione Atlantis Reference Level VIII, questa interfaccia diventa una delle chiavi del sistema, poiché il digitale viene trattato come un percorso completo: tutto ciò che precede la conversione lavora come parte della stessa architettura.
Il Reference Server completava la parte file e streaming. Anche qui WADAX applica una filosofia molto lontana dal server inteso come semplice computer audio. Qui troviamo un’alimentazione multistadio derivata da quella del Reference DAC, tre trasformatori proprietari, cinque stadi di regolazione, oltre 200 componenti discreti, chassis lavorato dal pieno e isolamento da rumore RFI/EMI, vibrazioni e interferenze interne.
Il WADAX Atlantis Reference Transport era la sezione dedicata alla lettura del disco. È un componente importante perché WADAX affronta il disco ottico partendo dalla sua natura fisica: un CD ruota indicativamente tra 200 e 500 giri al minuto, mentre un SACD può arrivare tra 700 e 1.500 giri al minuto. Questa rotazione genera vibrazioni, micro-movimenti e risonanze che interessano il disco, il motore, il gruppo ottico e il telaio. Il laser deve leggere variazioni minuscole sulla superficie del supporto mentre tutto il sistema resta in movimento.
Per questo WADAX ha sviluppato la meccanica THOR PRO, il cuore del Reference Transport. È un gruppo ottico da 25 kg, composto da 33 parti lavorate su misura e realizzate in 9 materiali diversi. La sua struttura nasce da tre anni di analisi agli elementi finiti, utilizzata per decidere come guidare, smorzare o isolare l’energia meccanica. In pratica, il transport costruisce attorno al disco un ambiente stabile, nel quale motore, supporto, pickup e telaio lavorano con una gestione precisa delle vibrazioni. Il gruppo THOR PRO lavora insieme al telaio Reference come un unico insieme meccanico. WADAX dichiara per il transport 620 parti meccaniche complessive e un telaio Reference da 60 kg. Questa base serve a dare al sistema di lettura un riferimento fisico stabile, capace di controllare l’energia generata dalla rotazione del disco e dall’ambiente circostante.
Dopo la lettura meccanica entra in gioco la parte digitale. Il segnale passa attraverso Akasa, di cui abbiamo parlato poco sopra.
In questa visione, il Reference Transport unisce tre livelli: meccanica di precisione, trasmissione ottica Akasa e controllo della waveform digitale. Il disco viene trattato come una sorgente complessa, dove lettura fisica, stabilità del telaio, clock, isolamento e trasferimento verso il DAC fanno parte dello stesso percorso.
L’ascolto della sala Göbel
Il termine più vicino resta fiabesco, nel senso dell’incanto. Fiabesco, qui, significa un ascolto collocato in una zona alla quale l’orecchio è poco abituato. Una condizione rara, generata dalla sinergia fra Göbel e WADAX ai massimi livelli, con Vitus Audio a fornire controllo, autorità e riserva.
La sensazione era quella di un sistema capace di portare ogni evento sonoro in uno spazio ordinato, silenzioso, temporalmente fermo. Il nero fra le note aveva un ruolo centrale. Era una base di silenzio che permetteva alla musica di emergere con una chiarezza diversa dal consueto. In una fiera, dove l’ambiente, l’afflusso del pubblico e i tempi di installazione condizionano sempre l’ascolto, questo livello di quiete interna aveva un valore particolare, addirittura oltre il consueto.
La Divin Monarque forniva scala reale, pressione e stabilità, con una presenza fisica che rasentava la perfezione ideale. La sorgente WADAX, nella configurazione Reference Level VIII, sembrava incidere soprattutto sul tempo, sulla messa a fuoco e sulla continuità del messaggio. Vitus Audio teneva l’intero sistema con autorità, dando la sensazione di una riserva quasi infinita. Il risultato nasceva dalla somma dei tre marchi, ma anche dalla coerenza con cui Oliver Göbel aveva costruito l’intera catena.
Le Göbel Divin Monarque

Le Divin Monarque vanno lette come un nuovo passaggio nella linea Divin. Göbel le presenta come una derivazione concettuale della Divin Majestic, portata in un formato a cabinet singolo, più gestibile rispetto al riferimento assoluto del marchio.
Restano diffusori di scala estrema, con quasi due metri di altezza, 380 kg per lato, frontale con spessori fino a 105 mm, cabinet in materiali compositi resinati, rinforzi interni, risonatori di Helmholtz e guida d’onda dedicata per il tweeter AMT.
In sala questa architettura si traduceva in un senso di presenza continua.
La grande massa diventava velocità e allineamento temporale perfetto. Il diffusore lavorava come punto terminale di un sistema più ampio, dove sorgente digitale, amplificazione, cablaggio e alimentazione seguivano una logica unica.
È proprio qui che la sala prendeva una direzione diversa rispetto a molte dimostrazioni ultra high-end: l’impressione era che l’impianto puntasse alla grandezza del suono e alla sua organizzazione interna, intima e temporalmente assoluta.
La multipresa Göbel di Oliver, in edizione personale

Un elemento da raccontare a parte è la multipresa Göbel fotografata in sala. Oliver Göbel mi ha spiegato che si tratta di un modello realizzato per le esposizioni, costruito per suo piacere personale e per il controllo completo del setup. È un modello da esposizione, fuori catalogo e fuori vendita. La ragione è semplice: una multipresa costruita con cablaggio Göbel e con questo livello di lavorazione avrebbe un costo finale troppo alto per diventare una proposta commerciale sensata.
Questo dettaglio dice molto del metodo Göbel. Anche l’alimentazione, in questa sala, veniva trattata come parte del sistema e come parte della sua identità. La gamma pubblica elencata da Göbel è organizzata intorno ai diffusori Divin, Epoque Aeon e ai cavi Lacorde Statement; questa multipresa appartiene invece alla dimensione privata della messa a punto.
La multipresa è un pezzo unico, un elemento da laboratorio, da esposizione, da estremo fine tuning. Un oggetto che appartiene solo a Göbel, e proprio per questo ha un fascino ancora più particolare.
I cavi Göbel High End
Il paragrafo sui cavi è fondamentale. In questa sala i cavi erano parte della sua identità. Göbel High End nasce come costruttore di diffusori, ma la linea Lacorde Statement ha una storia interna precisa. Oliver Göbel ha spiegato in passato che la linea cavi è nata dalla ricerca del miglior cablaggio interno per i propri diffusori; da lì il cavo speaker Lacorde Statement è diventato il primo prodotto della famiglia, poi estesa a una linea completa.
Questo è il punto più interessante anche in prospettiva. I diffusori Divin appartengono a una fascia di prezzo più impegnativa, mentre i cavi rappresentano il terreno nel quale la tecnologia Göbel può entrare in sistemi diversi. La famiglia Lacorde Statement copre tutti gli ambiti e consente di portare la filosofia Göbel su sorgenti, amplificazioni e diffusori di altri marchi in modo abbastanza agevole.
Göbel descrive i Lacorde Statement come cavi sviluppati dopo oltre dieci anni di ricerca su materiali conduttori, leghe, dielettrici, geometrie, controllo delle risonanze, trattamenti e connettori. La casa parla di una propria lega conduttrice, di geometrie dedicate, di controllo degli effetti di carica elettrostatica e di attenzione al contatto fra connettore e conduttore. Al di là del linguaggio tecnico del produttore, la sala di Vienna mostrava una cosa concreta: il cablaggio Göbel era parte fondante della prestazione estrema ottenuta.
Le foto rendono solo in parte l’imponenza di questi cavi, dove ogni elemento è stato pensato e progettato per uno scopo estremo. Sono oggetti costruiti con massa, controllo meccanico, terminazioni importanti e una presentazione coerente con il resto del marchio.
Considerazioni personali
Per noi la parola chiave resta proprio incanto. Fiabesco va inteso in questo senso: un suono al quale siamo poco abituati, perché nasce da una combinazione che appartiene a un territorio rarissimo e costosissimo. Del resto, lo sappiamo: le cose belle, in questo mondo, hanno spesso un prezzo altissimo.
Diffusori Göbel di vertice, digitale WADAX al massimo livello, amplificazione Vitus Masterpiece, cablaggio Göbel completo, alimentazione curata in ogni punto e una regia di sistema guidata da Oliver Göbel hanno prodotto una prestazione da non dimenticare.
Il punto fondamentale, per chi scrive, era la qualità del silenzio: quel nero assoluto fra le note che rendeva l’esperienza diversa da una semplice dimostrazione di potenza o risoluzione. Quel silenzio dava forma alla musica, la rendeva più ferma, più leggibile, più presente. La risoluzione arrivava insieme alla continuità, la scala insieme al controllo, la potenza insieme alla quiete. Tutto concorreva a creare una dimensione di ascolto sospesa, fuori dall’esperienza abituale di ognuno di noi.
Un sistema pensato come organismo unico, capace di generare un suono raro, raccolto, luminoso nella sua precisione e profondamente silenzioso nella sua struttura. Un ascolto che rimane impresso perché porta la riproduzione in una dimensione di incanto.
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