
High End Vienna 2026: report (parte 5, Innuos )
Alla HIGH END Vienna 2026 Innuos dimostra dal vivo quanto pesa il trasporto digitale prima del DAC: l'ecosistema NAZARÉ con switch NazaréNET, fibra e reclocking NazaréFLOW.
|Fra le sale più convincenti della HIGH END Vienna 2026, quella di Innuos merita un posto particolare. Per chi scrive è stato amore a prima vista. Entrando in sala si percepiva subito una qualità rara e preziosa: un suono credibile, naturale, capace di far dimenticare in pochi minuti il contesto fieristico. Il valore assoluto dell’impianto era evidente, con elettroniche e diffusori di livello eccezionale, ma il valore di questa installazione andava oltre la prestazione sonora. Il cuore della presentazione era la dimostrazione tecnica condotta da Tom Graham, North American Sales Manager di Innuos, pensata per far capire quanto possa contare il trasporto digitale prima ancora della conversione nel DAC.
Indice dei contenuti
Innuos
Durante la mia permanenza in sala, Graham ha descritto l’ecosistema NAZARÉ e lo ha fatto ascoltare, riducendo progressivamente la catena digitale per mostrare quanto pesassero davvero i due switch NazaréNET, il collegamento in fibra monomodale duplex e il NazaréFLOW con uscita dedicata EMM Labs Optilink.
Questo passaggio è stato decisivo, perché ha trasformato una spiegazione tecnica in una prova d’ascolto reale. Con la catena completa, il sistema aveva una continuità, una naturalezza e una credibilità quasi disarmanti. Quando una parte dello stadio di rete e reclocking veniva esclusa, il suono rimaneva di livello altissimo, sostenuto da elettroniche e diffusori straordinari, ma perdeva una parte evidente della sua facilità musicale. La scena perdeva un filo di struttura, la materia armonica risultava meno piena, il flusso meno naturale. In pochi minuti diventava chiaro che quella architettura digitale partecipava in modo sostanziale alla prestazione globale.
Nello specifico, la sala presentava il sistema digitale di riferimento NAZARÉ. La catena era costruita intorno al music server e streamer Innuos NAZARÉ, affiancato da due switch NazaréNET disposti in due stadi distinti della rete, e dal NazaréFLOW con modulo dedicato EMM Labs Optilink per il collegamento diretto al DAC EMM Labs DA2i. A valle, il sistema continuava con preamplificatore EMM Labs PREi, finali monofonici EMM Labs MTRX2 v2 e diffusori Marten Coltrane Quintet nella Statement Edition, con cablaggio Transparent, rack Artesanía e trattamento acustico Artnovion.
Il retro della sala era meno bello, ma certamente più interessante della visione frontale. Nella foto si vede una struttura complessa, con i componenti Innuos disposti su rack, molti cavi di segnale e di alimentazione, e soprattutto quel cavo giallo duplex che evidenzia il collegamento in fibra monomodale. È un dettaglio visivo, ma anche concettuale: la rete è una parte reale della sorgente digitale.
La scelta dei due switch era il primo punto forte dell’allestimento. Il primo NazaréNET lavorava sul lato router, quindi nel punto più esposto al rumore della rete domestica. Il router è quasi sempre un oggetto progettato per gestire traffico dati, Wi-Fi e funzioni di rete, alimentato spesso da alimentatori economici e inserito in un ambiente elettricamente sporco. In un impianto di questo livello diventa un ingresso critico. Mettere uno switch audiophile immediatamente dopo il router significa creare una prima barriera, un primo stadio di pulizia, un confine fra la rete generale e la rete audio.
Da questo primo switch si usciva in fibra, arrivando al secondo NazaréNET, collocato più vicino alla sorgente digitale. Qui la fibra faceva la differenza per un motivo semplice: il collegamento ottico interrompe la continuità elettrica tra i due stadi. Il rame trasporta dati e mantiene anche un collegamento fisico fra masse, schermature e disturbi ad alta frequenza. La fibra trasporta luce. Nel contesto di un sistema digitale così importante, questo passaggio crea un ambiente più silenzioso per ciò che arriva dopo.
Il secondo switch aveva un compito di secondo livello: ricevere un segnale già isolato dal router e consegnare allo streamer una rete più controllata, più stabile, meno contaminata. Questa architettura a due stadi è molto interessante perché corrisponde a una visione che personalmente sostengo da tempo: nello streaming di alto livello la rete va costruita come una vera sorgente. Router, primo switch, fibra, secondo switch, server, eventuali altri stadi di trattamento digitale e uscita verso il DAC sono parti dello stesso percorso. Ogni tratto contribuisce alla qualità finale del segnale che il convertitore riceve.
La sequenza del segnale era quindi molto chiara: router, primo NazaréNET, fibra monomodale duplex, secondo NazaréNET, ingresso di rete del NAZARÉ Music Streamer/Server, uscita digitale audio dal NAZARÉ verso il NazaréFLOW, quindi uscita EMM Labs Optilink dal NazaréFLOW verso il DAC EMM Labs DA2i. Il secondo switch lavorava prima dello streamer, sul lato rete. Il NazaréFLOW lavorava dopo lo streamer, sul lato del segnale digitale audio diretto al convertitore.
Il passaggio successivo era affidato al NazaréFLOW, probabilmente l’elemento più rivelatore della dimostrazione. Io credo che una parte importante del suono ascoltato in sala nascesse proprio lì, in quel box di alluminio abilmente lavorato. Il FLOW lavorava come reclocker e stadio di uscita digitale, con modulo EMM Labs Optilink dedicato al DAC DA2i. Innuos descrive il NazaréFLOW come un reclocker digitale che separa lo strato di comunicazione dalla complessità elettrica dello streamer, rigenera il segnale e lo porta verso il DAC con un proprio circuito di master reclocking basato su clock OCXO. Il modulo d’uscita, collocato vicino allo stadio di reclocking, serve a controllare con maggiore precisione l’ultimo tratto del percorso digitale.
Qui la sinergia con EMM Labs diventava fondamentale. Il DA2i dispone dell’ingresso proprietario EMM Optilink, e Innuos ha presentato a Vienna proprio un modulo NazaréFLOW dedicato a questa connessione. EMM Labs, nei propri prodotti, usa Optilink come interfaccia ottica proprietaria per mantenere isolamento galvanico fra streamer/trasporto e convertitore; nel DA2i l’ingresso EMM Optilink è parte della dotazione digitale ufficiale.
L’esperimento. Il suono del sistema prima e dopo

La dimostrazione è diventata decisiva quando Tom Graham ha tolto una parte della catena digitale Innuos, riducendo il contributo dello stadio di rete e reclocking. Il sistema restava di livello altissimo, perché a valle c’erano EMM Labs e Marten, una catena già eccezionale. Però il suono scendeva. La scena perdeva fermezza, la materia armonica diventava meno densa, la voce arretrava leggermente dalla sua presenza fisica, la musica perdeva quella continuità che pochi minuti prima la rendeva così credibile. Era un calo netto, percepibile e altamente istruttivo.
Nella configurazione di partenza, con tutto connesso, il suono era semplicemente estremo ma straordinariamente naturale, privo di quella sensazione digitale che spesso accompagna gli impianti streaming più analitici.
Il risultato completo, come già accennato, era fra i più credibili e autentici dell’intera fiera. La gamma media aveva densità, presenza e corpo. Le voci arrivavano con una naturalezza quasi disarmante, senza quella patina artificiale che a volte rende il digitale iper-definito e poco umano. La gamma alta era estesa, ariosa, luminosa, con una totale assenza di asprezze. Il basso era profondo, articolato, controllato, perfettamente integrato con il resto dello spettro. Le Marten Coltrane Quintet, con cabinet in laminato di fibra di carbonio e driver di altissimo livello, davano al sistema una base fisica importante; le imponenti amplificazioni EMM Labs completavano il quadro con controllo, energia e autorevolezza.
La scena sonora era ampia, profonda, molto stabile. Gli strumenti, saldati nello spazio espositivo, sembravano appartenere allo stesso ambiente acustico. Questa è una differenza enorme. Molti impianti in fiera ricostruiscono una scena larga, con effetti laterali e profondità apparente. Qui c’era tutto: dimensioni, distanze, piani sonori e materia timbrica avevano un rapporto naturale. La sala trasmetteva la sensazione di un evento musicale estremo, organico, quasi incredibile.
Continuità digitale

Torno sulla mia idea, che qui veniva confermata e sottoscritta. Questa sala dimostrava una gerarchia precisa ovvero la qualità dello streaming nasce prima del DAC. Nasce nel modo in cui il segnale entra nel sistema, nel modo in cui viene isolato dal router, nel passaggio in fibra, nella qualità degli switch, nella stabilità temporale, nel reclocking e nel tipo di uscita usata verso il convertitore. Il DAC resta un elemento centrale, naturalmente, ma lavora meglio quando riceve un segnale preparato in modo così accurato.
Una sala costruita intorno alla rete, allo streaming e al reclocking arrivava a produrre una risposta emotiva fortissima, quasi analogica nel modo di rendere la musica viva e presente. Innuos presentava un’architettura completa, più ampia dello streamer in sé, che era ed è un pezzo di riferimento mondiale, ma tutto questo non basta poiché proprio questa architettura, ascoltata prima nella sua forma completa e poi in una forma ridotta, ha reso la dimostrazione una esperienza unica e formativa.
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