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High End Vienna 2026: report (parte 3, Ansuz, Aavik, Børresen and Axxess)

Alla HIGH END Vienna 2026 Audio Group Denmark integra le Børresen M1 con i moduli BM3: un basso analogico, veloce e organico che dimostra come si possa fare a meno del DSP.

La sala del gruppo danese Audio Group Denmark è sempre una grande esperienza immersiva.

La presenza di Audio Group Denmark a High End Vienna 2026 non si esauriva in una sola sala. Era piuttosto un piccolo ecosistema, fortino composto da più ambienti dimostrativi, una esposizione statica esterna e quella sensazione, ormai riconoscibile, di trovarsi davanti a un gruppo industriale che presenta singoli prodotti audio come se fossero parti di un’unica idea.

Ansuz, Aavik, Børresen e Axxess condividono infatti una stessa grammatica progettuale, ovvero controllo delle risonanze, riduzione del rumore, attenzione maniacale ai percorsi di corrente, integrazione tra elettroniche, diffusori, cavi, distribuzione di rete e alimentazione. Una filosofia particolare, che ha il merito di essere estremamente coerente. A dire il vero, a Vienna questa coerenza era percepibile in modo molto netto. Il suono di AGD è decisamente riconoscibile.

Ansuz, Aavik, Børresen and Axxess

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Børresen M1. Click sulla foto per ingrandire.

La sala più interessante, almeno per chi scrive, era quella animata con la consueta energia e competenza da Lars Kristensen. Al centro c’erano le piccole grandi Børresen M1, diffusori da stand al vertice della produzione del marchio, affiancate da due Børresen BM3 Bass Module, una delle novità più significative del gruppo danese. La scelta appariva naturale e pienamente sinergica, difficile ascoltare una sinergia così azzeccata tra satelliti e sub. Audio Group Denmark ha puntato su un monitor estremo e raffinatissimo, completandolo con due moduli bassi concepiti come estensione organica del sistema. Interessante ascoltare come, spegnendone uno o entrambi, la presentazione conservasse sempre una prestazione di livello assoluto, ma perdeva qualcosa rispetto alla configurazione con entrambi i sub accesi.

Nel complesso il risultato si collocava ai vertici di ciò che Audio Group Denmark sa esprimere, con una continuità di emissione davvero convincente. Il basso si inseriva nel tessuto musicale con grande naturalezza, dando corpo e pressione fisica alla gamma inferiore e lasciando intatte la rapidità e la trasparenza delle M1. Proprio qui la dimostrazione diventava particolarmente significativa, trasformandosi in una prova di integrazione più che di semplice potenza.

Il BM3 nasce infatti come modulo basso attivo con architettura folded dipole, crossover analogico e amplificazione dedicata. Audio Group Denmark lo presenta come una soluzione pensata per ridurre l’interazione problematica con la stanza e per ottenere un basso veloce, controllato e integrato, più che un rinforzo spettacolare della gamma bassa. La regolazione del crossover analogico lavora tra 30 e 80 Hz, con l’obiettivo di preservare timing e coerenza senza ricorrere a una gestione DSP convenzionale.

Una nota ulteriore merita il lavoro dei due BM3, perché il risultato di integrazione appariva ancora più sorprendente alla luce della loro architettura. Il modulo Børresen sceglie un crossover passa-basso completamente analogico, con regolazioni fini di frequenza, livello e fase, affidando la coerenza del sistema a una messa a punto acustica, elettrica e meccanica di grande precisione. In sala questo si traduceva in un basso che sembrava nascere insieme alle M1, con lo stesso respiro, la stessa rapidità e la stessa pulizia del monitor principale. I BM3 aggiungevano massa, pressione e scala, lasciando il fraseggio libero e la gamma medio-alta perfettamente leggibile.

Qui sta forse il dato più notevole della dimostrazione. In un settore in cui il DSP è spesso la via più immediata per modellare fase, ritardo e risposta in ambiente, Børresen ottiene un’integrazione di livello altissimo attraverso un percorso analogico e una particolare architettura folded dipole. La stessa documentazione del costruttore descrive il BM3 come un modulo che lavora più sulla velocità dell’aria che sulla pressurizzazione dell’ambiente, con emissione anteriore e posteriore in controfase pensata per limitare riflessioni laterali e onde stazionarie. Questo aiuta a spiegare quella sensazione di basso profondo, fisico e insieme estremamente leggibile, capace di aumentare l’immersione senza trasformarsi in presenza separata.

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SD-880 Streamer/DAC e I-880 Integrated Amplifier. Click sulla foto per ingrandire.

L’impressione soggettiva era quella di entrare in una vera bolla di energia sonora. Il suono Audio Group Denmark resta molto riconoscibile con presenza, velocità, controllo, scena scolpita, grande pulizia e una capacità quasi fisica di invadere lo spazio. Però, nel caso delle M1 con i due BM3, questa energia non diventava mai aggressiva. La musica arrivava con forza, ma anche con una fluidità sorprendente per un sistema così risolutivo e così dinamico.

Le M1 non sono normali diffusori compatti. La scheda tecnica parla di un sistema da stand con risposta dichiarata 40 Hz–50 kHz, sensibilità 87 dB, impedenza 6 ohm, tweeter planare a nastro e un singolo midwoofer da 4,5 pollici. La costruzione è estrema, comprende cestello in zirconio stampato in 3D, membrana multistrato con carbonio spread-tow, aramide, titanio e trattamento Ansuz Supreme, oltre a cablaggio interno Ansuz Gold Signature.

Sul rack si vedevano le elettroniche Aavik di vertice: SD-880 Streamer/DAC e I-880 Integrated Amplifier. L’SD-880 impiega il DAC proprietario “Non-switching Continuum Processing” e integra la filosofia Aavik di alimentazioni, schermature e riduzione del rumore. L’I-880 è un integrato in pura Classe A non-switching, dichiarato per 2×200 watt su 8 ohm, con una sezione di controllo pensata appunto anche per l’integrazione analogica con subwoofer o sistemi 2.1.

L’Isola che c’è

Aavik M 880
Aavik M-880 . Click sulla foto per ingrandire.

L’esposizione statica fuori dalle sale completava il racconto. Le foto dei nuovi Aavik M-880 mostrano un monofonico a torre, quasi un oggetto scultoreo più che una normale elettronica hi-fi. Il design riprende la nuova identità Aavik, cioè nero lucido, superfici metalliche, rame, legno, dissipazione laterale e una verticalità insolita per un finale di potenza. Ma l’aspetto non è solo estetico. Il pannello informativo spiega la nuova interpretazione Aavik della Classe A. Bias mantenuto 0,63 V sopra la corrente richiesta durante tutto il ciclo del segnale, banchi di condensatori locali vicinissimi alle otto coppie di transistor di uscita, percorso di corrente estremamente corto e minore dissipazione non necessaria. Aavik dichiara per ogni M-880 400 watt su 8 ohm, 800 watt su 4 ohm e circa 1.300 watt su 2 ohm, con fattore di smorzamento superiore a 1.000.

La foto con la lunga scheda piena di condensatori è particolarmente significativa. Si vede chiaramente l’idea alla base della prestazione, cioè portare l’energia dove serve, vicino ai dispositivi di uscita, riducendo cablaggi lunghi, impedenze parassite e rumore. La Classe A, in questa lettura, non è più solo calore e dissipazione, ma controllo locale della corrente.

Anche il telaio Aavik U-288 con top trasparente va letto nello stesso modo. Qui Audio Group Denmark mostra la propria ossessione per la costruzione meccanica con schermature in rame, struttura rigida, controllo EMI/RFI, laminati ad alta densità e tecnologie Ansuz integrate a profusione. Qualsiasi tipo di rumore sia esso elettrico, meccanico, a radiofrequenza, o vibrazionale viene cancellato o attenuato in modo estremo.

Nelle altre immagini allegate troviamo i classici di Ansuz, c’è un refuso sullo switch che in foto non è il supremo ma un Powerswitch A3, però non cambia il discorso, nella logica del gruppo danese la rete, l’alimentazione e il controllo delle risonanze sono fondamentali, parti attive della resa finale del sistema. La cosa che colpisce, al di là del costo e della spettacolarità dei prodotti, è la capacità di Audio Group Denmark di rendere riconoscibile la propria idea sonora in configurazioni diverse. Dalla sala estrema con M1 e BM3 fino alle nuove proposte più accessibili della A-Series, il marchio cerca sempre lo stesso risultato, ovvero cerca energia, pulizia, velocità, basso controllato e una scena capace di creare immersione immediata. Il livello raggiunto poi dipende dalla scelta dei modelli selezionati e dalla quantità di tecnologia Ansuz impiegata, l’effetto è cumulativo.

Piccola appendice sul Rezonator

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Rezonator. Click sulla foto per ingrandire.

Quella sorta di piccola katana appoggiata sulle elettroniche nella sala delle Børresen M1 non era un vezzo scenografico, ma un Ansuz Rezonator T2 Supreme. È un componente dedicato al controllo delle risonanze, perfettamente coerente con la filosofia del gruppo danese. La sua funzione è intervenire sulle micro-risonanze e sulle vibrazioni parassite del telaio, quelle minime variazioni meccaniche che possono interessare i dispositivi elettronici durante il funzionamento e che Ansuz considera parte integrante del risultato sonoro.

Il Rezonator è formato da una barra piena in titanio che poggia su due supporti Ansuz Darkz T2 Supreme. Il costruttore lo presenta come un elemento flessibile e rimovibile, da posizionare sopra i componenti nei punti in cui vibrazioni e risonanze risultano più critiche. La versione Supreme aggiunge un sofisticato trattamento superficiale, con rivestimento a base di zirconio, tungsteno e nitruro di alluminio-titanio, pensato per ottimizzare ulteriormente il comportamento acustico del materiale.

Vista da lontano sembra quasi una lama posata sul telaio. Dentro la logica Ansuz, invece, è un accordatore passivo delle micro-risonanze del componente. Il suo compito non è cambiare il carattere dell’impianto, ma rifinire ciò che già esiste, lavorando sulla pulizia del fondo, sulla separazione e sulla libertà del messaggio musicale. Anche una recensione di 6Moons, parlando del Rezonator T2 e T2 Supreme, rileva un effetto legato a maggiore aria, separazione e decongestione della scena, pur sottolineando come la risposta possa variare da componente a componente.

In una dimostrazione fondata sull’integrazione estrema tra Børresen M1, BM3 Bass Module ed elettroniche Aavik, anche questo dettaglio aiutava a comprendere la coerenza dell’approccio Audio Group Denmark.

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