* Test – recensione PLANET TSN-6325-8T4S4X: uno switch industriale nella rete dell’audiofilo

Prova del PLANET TSN-6325-8T4S4X, switch industriale senza ventole con porte in fibra, in un impianto hi-fi di alto livello: rete, regolazioni e ascolti.

Oggi mettiamo in pratica un’idea che mi accompagna da qualche tempo, quella di portare nel nostro piccolo mondo audiofilo apparecchiature nate per impieghi diversi e capire, ascoltandole nel nostro sistema, che cosa possano offrirci. Questa volta la curiosità mi ha portato verso le reti industriali e, in particolare, verso uno switch con collegamenti sia in fibra sia in rame, il PLANET TSN-6325-8T4S4X. Il suo ingresso fa parte di un lavoro che sto portando avanti sulla rete di casa, cercando di dare alla parte informatica e a quella dedicata alla musica due percorsi distinti, con la fibra ottica a separare elettricamente alcuni tratti del collegamento.

La configurazione della rete

Switch di rete
Switch di rete Planet. Click sulla foto per ingrandire.

Vi racconto prima come ho collegato tutto, perché il posto che occupa questo switch è importante per comprendere la prova. Nella mia installazione devo mantenere a monte l’Iliadbox, il router fornito da Iliad per l’accesso a Internet. Da qui si arriva al router principale, che al momento è ancora l’ASUS RT-BE88U. È proprio dall’ASUS che partono i due rami della rete, quello informatico e quello audio.

La sua porta SFP+ è collegata in fibra a una porta a 10 GbE del PLANET. A quest’ultimo fanno capo i PC dello studio, i vari NAS e gli altri dispositivi che ormai popolano le nostre case, dalle televisioni alle luci smart, fino alle telecamere. Dove serve, i collegamenti arrivano a 10 gigabit, così da mantenere una buona velocità nei trasferimenti dei file. La parte musicale segue invece un’altra strada e parte direttamente dall’ASUS con un cavo Ethernet Shunyata Research Omega, che raggiunge il primo switch audio, l’Ansuz D2.

Qui ho dovuto fare una scelta. In precedenza utilizzavo anche un Sonore opticalModule per ricevere il collegamento in fibra e convertirlo in Ethernet su rame. L’ASUS, però, dispone di una sola porta ottica e ho deciso di dedicarla al PLANET. Per il momento ho quindi tolto il Sonore dalla catena e affidato allo Shunyata il collegamento fra router e Ansuz. Dall’Ansuz D2 si passa al secondo e ultimo switch audio, il Telegärtner M12 Premium, e da questo al server LDMS di Lucas Audio Lab.

Il percorso di riproduzione prosegue attraverso il Totaldac Sublime, nella configurazione a cinque telai che comprende un secondo reclock Sublime esterno. A completare il sistema ci sono il preamplificatore e i finali a valvole Dissanayake Audio, insieme ai diffusori Tobian Sound Systems 15 Signature.

Il ruolo della fibra, in questa configurazione, è interrompere la continuità elettrica lungo il collegamento fra l’ASUS e il PLANET. Il ramo audio parte ancora in rame dal router e dispone del proprio percorso attraverso gli switch dedicati. Tutti gli apparecchi rimangono nella stessa rete locale, così il server musicale può continuare a comunicare con i NAS e con i servizi necessari all’ascolto.

Il progetto avrà un ulteriore sviluppo con un router dotato di due porte ottiche, del quale parleremo più avanti. Potrò allora dedicare una fibra al PLANET e alla parte informatica e l’altra al ramo musicale, reinserendo il Sonore. Sarà un passaggio da raccontare in una prova distinta. Gli ascolti di questo articolo si riferiscono alla configurazione appena descritta, con l’ASUS ancora in servizio e il PLANET al posto del precedente QNAP QSW-1208-8C.

A interessarmi, in un apparecchio di provenienza industriale, sono soprattutto alcune scelte concrete. Il funzionamento senza ventole, l’alimentazione DC esterna e le connessioni ottiche mi lasciano maggiore libertà nel decidere come inserirlo nella rete e con quale alimentatore farlo lavorare. È da qui che nasce la voglia di provare. Il mio impianto è già il risultato di tante attenzioni e tanti ascolti, e sono curioso di capire quanto possa ancora cambiare intervenendo anche su questa parte del sistema.

L’azienda e il prodotto

Switch Ethernet PLANET 2
Switch di rete Planet. Click sulla foto per ingrandire.

PLANET Technology è un’azienda taiwanese fondata nel 1993 che si occupa di reti professionali e industriali. Produce switch, apparati per la fibra ottica, router e dispositivi wireless. È un mondo con esigenze diverse dalle nostre, nel quale contano la continuità di funzionamento e la capacità di lavorare anche in condizioni difficili. Il modello che ho scelto proviene proprio da questo settore. L’idea di inserirlo in un impianto domestico per ascoltare musica nasce dal mio interesse per le sue caratteristiche costruttive e dalla curiosità di verificarne il comportamento nel sistema che conosco.

Il TSN-6325-8T4S4X offre otto porte Ethernet su rame fino a 1 gigabit, quattro porte SFP a 1 e 2,5 gigabit e quattro SFP+ che arrivano a 10 gigabit. Ha un involucro in alluminio con protezione IP30, funziona senza ventole e accetta un’alimentazione esterna da 9 a 48 volt in corrente continua. Nel mio impianto lo alimento con un Teddy Pardo lineare a 24 volt, modificato con un trasformatore toroidale dell’azienda polacca Toroidy.

Il pannello di gestione

Entrando nel pannello di controllo ci si rende subito conto di quante cose possa fare questo apparecchio. La sigla Layer 3 indica che può anche far comunicare sottoreti IP differenti, svolgendo alcune funzioni proprie di un router. Si possono stabilire manualmente i percorsi del traffico oppure affidarne l’aggiornamento a protocolli come RIP e OSPF, utili nelle reti più articolate. Nel nostro caso tutta questa capacità va oltre ciò che ci serve. Utilizziamo il PLANET come switch all’interno della rete locale e lasciamo all’ASUS il compito di gestire l’accesso a Internet.

Anche le funzioni TSN appartengono a esigenze diverse dalle nostre. Servono a organizzare le comunicazioni con tempi controllati e prevedibili fra apparati compatibili, per esempio nell’automazione industriale. Per questa prova mi interessano soprattutto la gestione delle porte e la possibilità di vedere come stanno lavorando i collegamenti.

Dal pannello web possiamo controllare la velocità di ogni porta, osservare il traffico e individuare eventuali errori. Abbiamo reso più comodo l’accesso assegnando allo switch un indirizzo della rete domestica attraverso una prenotazione DHCP sull’ASUS. In questo modo possiamo raggiungerlo dal PC ogni volta che vogliamo consultarlo.

Pensando all’impiego in un sistema audio, partirei proprio dalle regolazioni più semplici. Una di queste è la disattivazione delle porte inutilizzate. Il PLANET permette di farlo dal pannello, lasciando disponibili soltanto i collegamenti che servono. Quanto questa operazione riduca anche l’assorbimento e l’attività elettrica dei circuiti dipende però dal progetto dello switch.

Un altro aspetto da valutare è la velocità dei singoli collegamenti. Per PC e NAS ha senso conservare i 10 gigabit, soprattutto quando si trasferiscono file di grandi dimensioni. Su una porta in rame destinata a un dispositivo con esigenze modeste si può invece provare una velocità inferiore, purché sia compatibile con l’apparecchio collegato e sufficiente al suo utilizzo. Il pannello permette poi di verificare che il collegamento rimanga stabile e che non compaiano errori.

Si può inoltre valutare quali servizi di gestione siano realmente necessari. Il monitoraggio remoto e l’invio automatico di notifiche hanno senso quando vengono utilizzati. Per una piccola rete domestica può essere preferibile una configurazione più essenziale, conservando gli strumenti di diagnostica e le protezioni utili.

Il PLANET dispone anche di funzioni QoS che permettono di assegnare priorità al traffico. Sono utili soprattutto quando più dispositivi si contendono la banda disponibile. Nella nostra configurazione bisogna inoltre ricordare che lo switch serve il ramo informatico, mentre il percorso audio parte direttamente dall’ASUS. Le impostazioni vanno quindi scelte tenendo presente dove passa davvero il traffico musicale.

Mi interessa infine la possibilità di spegnere i LED di stato. Su questo modello la disponibilità di un comando dedicato deve ancora essere confermata dal costruttore. È una delle cose che vorrei approfondire insieme all’effettiva riduzione dei consumi ottenibile con le diverse impostazioni. L’eventuale beneficio all’ascolto resta qualcosa da verificare nel proprio impianto, intervenendo su una regolazione alla volta.

Gli ascolti

Switch PLANET 3
Switch di rete Planet. Click sulla foto per ingrandire.

Il primo ascolto è avvenuto con Sing and Dance di Sophie Zelmani, in FLAC a 16 bit e 44,1 kHz su Qobuz. Prima di inserirlo al posto del QNAP avevo lasciato il PLANET alimentato per circa due settimane, con l’intenzione di iniziare il rodaggio. Ho poi dedicato agli ascolti il tempo necessario per familiarizzare con il suo contributo nella mia rete e raccogliere le impressioni che seguono.

La prima sensazione è quella di una presentazione più ordinata. Ritrovo il carattere del sistema che conosco, con una maggiore facilità nel distinguere gli elementi musicali e seguirne la disposizione nello spazio. Le differenze si inseriscono in una riproduzione già molto curata e riguardano soprattutto la leggibilità dei dettagli e il modo in cui i diversi piani dell’incisione si lasciano riconoscere.

Mi piace il fatto che questa definizione si accompagni a una buona coesione. I particolari emergono con naturalezza e rimangono legati al discorso musicale. È un affinamento che apprezzo perché rende l’ascolto più fluido e restituisce un equilibrio complessivo che sento vicino alle mie preferenze.

La voce di Sophie Zelmani è un riferimento utile per cogliere queste sfumature. La gamma alta mi appare un poco più levigata e i passaggi più delicati dell’emissione vocale si integrano meglio nel fraseggio. La voce conserva la propria fisionomia e si lascia seguire con una piacevole continuità.

Anche il basso acquista qualcosa in termini di presenza e consistenza. Seguo con maggiore facilità il suo rapporto con gli altri strumenti e questo contribuisce a rendere più leggibile la profondità della scena. I Tobian 15 Signature erano già capaci di scomparire molto bene durante la riproduzione, pur con le loro dimensioni importanti. Con il PLANET avverto un piccolo passo ulteriore nella capacità di lasciare spazio all’evento musicale, soprattutto nella distinzione fra i piani più vicini e quelli arretrati.

Con Fade, dall’album Bright Eyes di Sophie Zelmani, ancora in FLAC a 16 bit e 44,1 kHz su Qobuz, ritrovo la stessa direzione. La trama sonora acquista una consistenza leggermente maggiore e la voce si colloca con più precisione all’interno dell’accompagnamento. È soprattutto il rapporto fra pienezza e separazione a convincermi, con i diversi elementi ben riconoscibili e raccolti in un insieme coerente.

Le consonanti sibilanti mi appaiono meglio integrate nell’emissione e richiamano meno l’attenzione nei passaggi in cui prima tendevano a emergere. Allo stesso tempo riesco a cogliere bene le piccole variazioni del fraseggio. È qui che entra in gioco la microdinamica, cioè la capacità di restituire le sfumature d’intensità e di accento con cui una voce o uno strumento danno espressione alla musica. In questo ascolto tali sfumature risultano più facili da seguire e contribuiscono alla naturalezza della voce.

Il basso rimane uno degli aspetti sui quali mi soffermo maggiormente. Ne percepisco meglio il corpo e la persistenza delle note, insieme a una buona prontezza degli attacchi. L’impressione è quella di una gamma bassa più compiuta, capace di sostenere l’insieme mantenendo una piacevole agilità.

Con Simple Twist of Fate di Sarah Jarosz, dall’album Build Me Up from Bones, in FLAC a 16 bit e 44,1 kHz su Qobuz, l’attenzione si sposta sul pizzicato. Il tocco appare più definito e la vibrazione delle corde arriva con una vivacità che rende più percepibile il gesto dell’interprete. È una differenza che si apprezza nella consistenza dello strumento e nella sua collocazione nello spazio.

La voce conserva una buona pienezza e si distingue dall’accompagnamento con naturalezza. La sensazione di densità già avvertita con Sophie Zelmani si ritrova anche qui, insieme a una separazione che aiuta a seguire le singole parti senza perdere il senso dell’esecuzione. Nel mio sistema questo equilibrio rende l’ascolto particolarmente piacevole.

Proseguo con Shape of My Heart nella versione dei Novecento con Dominic Miller, proposta come singolo digitale in FLAC a 16 bit e 44,1 kHz. Miller, storico collaboratore di Sting, è anche coautore del brano insieme a lui. Questa lettura offre un riferimento interessante per ascoltare il rapporto fra il pianoforte e il basso.

Le note del piano hanno una consistenza più percepibile e il basso le accompagna con una presenza ben articolata. Le due parti si rispondono e sembrano rincorrersi, mantenendo ciascuna il proprio spazio. Seguo più facilmente questo dialogo e apprezzo il modo in cui il corpo delle note si unisce alla chiarezza dei loro contorni.

La configurazione precedente restituiva già molto bene l’energia e l’equilibrio di questa incisione. L’inserimento del PLANET aggiunge un affinamento nella lettura delle parti e nelle piccole variazioni dinamiche. Il movimento dell’insieme risulta più sciolto e quella sensazione di organicità emersa negli altri ascolti trova qui una buona conferma.

Con A Glimpse of Light, dall’album Winter Songs (Icemusic) di Terje Isungset, in FLAC a 16 bit e 44,1 kHz, mi soffermo su un passaggio preciso. Intorno al diciottesimo secondo il basso mi appare più composto nell’attacco e capace di espandersi con naturalezza. La voce centrale emerge con un contorno più leggibile dal fondo di basse frequenze, rendendo più facile cogliere la distanza fra i diversi elementi.

Nelle note gravi successive avverto una discesa più compiuta e una maggiore consistenza nella parte più profonda. Il basso conserva il proprio spazio e lascia riconoscere meglio la voce. È un passaggio nel quale controllo, pienezza e stratificazione concorrono alla stessa impressione di maggiore ordine.

Chiudo con una registrazione che utilizzo abitualmente nelle prove, i Quartetti per pianoforte n. 2 e n. 3 di Brahms pubblicati da Deutsche Grammophon il 4 aprile 2025. Krystian Zimerman al pianoforte è affiancato da Maria Nowak al violino, Katarzyna Budnik alla viola e Yuya Okamoto al violoncello. L’album comprende il Quartetto n. 2 in la maggiore op. 26 e il Quartetto n. 3 in do minore op. 60. La versione utilizzata è in FLAC a 24 bit e 96 kHz.

In questa trama cameristica mi interessa seguire il peso delle note e le variazioni del fraseggio, insieme alla capacità del sistema di conservare la personalità dei quattro strumenti all’interno dell’esecuzione comune. È un equilibrio delicato che conosco bene e sul quale torno volentieri quando cerco di capire il contributo di un nuovo componente.

Anche qui, con il PLANET industriale, ritrovo la maggiore energia e pienezza emerse nelle altre incisioni. Le note del pianoforte acquistano una presenza più vibrante, mentre gli archi mi appaiono meglio delineati all’interno di una scena più stratificata. La gamma grave sostiene l’insieme con maggiore consistenza e articolazione. Le piccole inflessioni dinamiche risultano più leggibili e il dialogo fra gli strumenti si sviluppa con un’organicità ancora più convincente. La maggiore densità della presentazione si accompagna così a una percezione più chiara dei diversi contributi musicali.

Conclusioni

Il PLANET TSN-6325-8T4S4X ha portato nel mio impianto un contributo che considero significativo. Attraverso incisioni diverse ho riconosciuto una direzione coerente, con una migliore articolazione del basso, una scena più leggibile e una maggiore naturalezza nel seguire il fraseggio. Il sistema conserva la propria identità e acquista una qualità di presentazione che, nell’insieme, rende l’ascolto sensibilmente più coinvolgente. È questo il risultato che mi interessa sottolineare al termine della prova.

Vale la pena ricordare il posto occupato dal PLANET nella nostra rete. Ha sostituito il QNAP QSW-1208-8C nel ramo informatico, al quale fanno capo i computer, i NAS e gli altri dispositivi domestici. Il collegamento con l’ASUS RT-BE88U avviene in fibra, mentre a monte rimangono l’Iliadbox e l’accesso Internet Iliad. Anche l’alimentazione fa parte della configurazione ascoltata. Il Teddy Pardo lineare, modificato con un trasformatore toroidale Toroidy, fornisce 24 volt all’ingresso DC dello switch.

Nel mio sistema il basso è forse l’aspetto che rende più immediato cogliere il cambiamento. Ne apprezzo la presenza e il corpo delle note, insieme alla maggiore facilità nel seguirne l’articolazione. Questa consistenza si accompagna a una scena nella quale le voci e gli strumenti trovano uno spazio più riconoscibile. Anche le piccole variazioni dinamiche partecipano al risultato, rendendo più espressivi gli accenti e più naturale il passaggio fra momenti energici e sfumature delicate.

Considerate insieme, queste qualità hanno un peso concreto nell’esperienza d’ascolto. In un impianto già attentamente messo a punto, la possibilità di distinguere meglio le parti e sentirle al tempo stesso più legate fra loro è qualcosa che apprezzo molto. Il coinvolgimento cresce proprio attraverso questa relazione fra chiarezza e coesione.

La prova rafforza il mio interesse per alcune soluzioni provenienti dal mondo industriale. Nel PLANET ho trovato una costruzione senza ventole, la possibilità di scegliere l’alimentazione esterna e una dotazione di collegamenti ottici adatta al progetto della mia rete. Sono caratteristiche che permettono di ragionare sull’inserimento dell’apparecchio con una libertà interessante, tenendo conto sia delle esigenze informatiche sia di quelle del sistema musicale.

Nota bene: fibra o rame fra router e switch?

Durante la prova ho voluto verificare anche il contributo del collegamento fra il router ASUS e il PLANET. Ho quindi sostituito temporaneamente la fibra ottica con un cavo Ethernet in rame di impostazione audiofila, scelto proprio per l’impiego nella riproduzione musicale.

Devo dire con sincerità che questo passaggio mi ha fatto perdere qualcosa di ciò che avevo apprezzato. La scena risultava meno articolata in profondità e i diversi piani dell’incisione si distinguevano con minore facilità. Avvertivo anche una riduzione dell’energia espressiva e di quella continuità musicale che aveva accompagnato gli ascolti precedenti. Il sistema conservava le proprie qualità, ma l’insieme mi coinvolgeva meno.

Ho quindi ripristinato il collegamento ottico, ritrovando la presentazione che preferivo. Questo confronto ha rafforzato la mia scelta di utilizzare la fibra fra ASUS e PLANET nella configurazione descritta. Il collegamento impiega un cavo Corning monomodale e ricetrasmettitori ottici Finisar di grado industriale.

Su questi componenti vale la pena fare una breve distinzione. Quando parliamo di prodotti comuni, professionali e industriali possiamo riferirci ad aspetti diversi. Un modulo destinato a una rete professionale può appartenere alla classe commerciale ed essere perfettamente adatto a lavorare in un ambiente con temperatura controllata. Il termine professionale descrive quindi soprattutto il contesto d’impiego. La qualifica industriale identifica invece requisiti operativi più estesi. Nei ricetrasmettitori ottici una differenza concreta riguarda la temperatura di funzionamento, che per alcune versioni Finisar va da meno 40 a più 85 gradi. Per mantenere le prestazioni dichiarate in queste condizioni occorrono componenti e processi di qualificazione adeguati.

È una scelta coerente con l’impostazione della nostra rete e con la provenienza dello stesso PLANET. La qualifica industriale documenta le condizioni nelle quali il componente è progettato per funzionare. La preferenza sonora che racconto riguarda invece l’intero collegamento ottico utilizzato nel mio sistema, con quel cavo, quei moduli e quegli apparecchi.

Caratteristiche tecniche dichiarate

Modello PLANET TSN-6325-8T4S4X
Tipologia Switch Ethernet gestito industriale Layer 3 con funzioni TSN
Porte in rame 8 × RJ45 10/100/1000BASE-T
Porte SFP 4 × 1000/2500BASE-X
Porte SFP+ 4 × 10GBASE-SR/LR (compatibili 1000BASE-X e 2500BASE-X)
Capacità di commutazione fino a 116 Gbps, non bloccante
Routing Layer 3, RIP v1/v2 e OSPF
Sincronizzazione IEEE 1588 PTPv2 su tutte le porte
Gestione Web, console RS-232 (RJ45), SNMP
Alimentazione 9–48 V DC, 24 V AC
Raffreddamento passivo, senza ventole
Involucro metallico, protezione IP30, montaggio su guida DIN o a parete
Temperatura di funzionamento da −40 a +75 °C
Produttore PLANET Technology (Taiwan) – www.planet.com.tw

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