
* Test – Recensione TotalDAC d1-digital-live and d1-AES-live reclockers
Totaldac d1-digital-live: l'aggiornamento dei due reclocker della sorgente d1-sublime. Jitter, FIFO asincrona e cosa cambia davvero all'ascolto.
Indice dei contenuti
Considerazioni preliminari
Nel sistema di riferimento usato, dal Music Server LDMS ai due DAC monofonici di TOTALDAC, il segnale attraversa due stadi distinti di rigenerazione. Per comprendere questo aggiornamento occorre partire dal tempo, dalla funzione di un reclocker e dalla differenza tra il suo lavoro e quello svolto dal clock interno del convertitore.
DAC, d1-sublime

Il Totaldac d1-sublime era già stato esaminato nella prova pubblicata nel 2023, quando la sua architettura dual-mono, la conversione R2R discreta e la struttura separata su più telai avevano delineato una delle interpretazioni più radicali della conversione digitale-analogica incontrate nella mia esperienza. L’occasione per tornare a parlarne nasce dalla possibilità offerta dal costruttore francese di aggiornare gli apparecchi esistenti alle versioni successive. In questo caso l’intervento ha riguardato i due reclocker esterni utilizzati nella mia attuale configurazione digitale. Il risultato è stato così importante da spingermi a scrivere un altro articolo per spiegare come il tempo, nel digitale, sia determinante.
Il d1-sublime nasce intorno a due unità DAC monofoniche, una dedicata al canale sinistro e l’altra al destro, affiancate dal reclocker digitale e dall’alimentazione separata. Nella versione presente sul sito e descritta da Totaldac, il sistema standard comprende due DAC monoblocco con live-clocking, un d1-digital-live e una grande alimentazione live-power a tre uscite. Prima del dicembre 2024 il reclocker previsto era invece il d1-digital-sublime che era il mio, precedente a questo articolo.
Come se non bastasse, è stato aggiunto un secondo reclock in cascata al primo, trasformando la sorgente in una struttura a cinque telai principali e, soprattutto, introducendo un percorso digitale suddiviso in due stadi funzionalmente differenti.
La catena è organizzata in questo modo, non tenendo conto dei tre switch presenti e dei due router utilizzati:
Due Router (obbligati) – Rete Ethernet – LDMS MiniMAX – USB – primo d1-digital-live – AES/EBU – secondo d1-digital-live – due collegamenti AES/EBU separati – due DAC monofonici Totaldac Triunity.
Il primo reclocker riceve il flusso USB proveniente dal Music Server LDMS e lo trasforma in un segnale AES/EBU rigenerato. Il secondo riceve questa connessione AES/EBU, esegue l’ultima operazione di buffering e reclocking e invia il segnale ai due DAC mono attraverso due cavi AES/EBU distinti, uno per ciascuna unità di conversione.
I due DAC sono inoltre collegati dal cavo BNC dedicato alla sincronizzazione del clock. Questo collegamento BNC serve a mantenere temporalmente coordinate le due unità monofoniche, affinché il canale sinistro e il destro lavorino come parti di un unico convertitore. I dati musicali raggiungono invece i DAC attraverso le rispettive connessioni AES/EBU. Voglio sottolineare però che, nel mio sistema, questo piccolo cavo BNC tra i due DAC fa una grande differenza all’ascolto. Ne ho provati molti su questo collegamento e ognuno ha modificato in parte il suono. Attualmente uso un Final Touch Audio, che alterno a un Chord Epic. Sono i due che finora mi hanno dato i risultati migliori. Perché è così importante questo piccolo collegamento? I due DAC devono lavorare insieme, seguendo un riferimento temporale comune. Conta anche l’integrità di questo riferimento, perché eventuali irregolarità che si ripercuotono sulla conversione possono farla avvenire leggermente in anticipo o in ritardo, introducendo errori nel segnale analogico in uscita. La cura del clock riguarda quindi anche il modo in cui viene trasmesso e utilizzato fra le due unità.
Un aggiornamento che partiva già dal live-clocking
La denominazione dell’intervento potrebbe generare un equivoco. Gli apparecchi non partivano da una versione completamente precedente alla tecnologia Live di Totaldac. Entrambi erano d1-digital-sublime sui quali era già presente il live-clocking.
Il passaggio al d1-digital-live riguarda quindi un’evoluzione più estesa rispetto alla semplice installazione dell’opzione live-clocking.
Secondo la documentazione Totaldac, il d1-digital-live introduce una nuova sezione USB dotata di alimentazione propria, nuovi oscillatori e un’ulteriore scheda destinata ad abbassare il jitter. Rimangono centrali la memoria FIFO asincrona, il clock proprietario interno e il percorso bit-perfect, ma viene aggiornata l’architettura che gestisce l’ingresso, il buffering e la successiva ricostruzione del segnale digitale. L’aggiornamento dei due reclocker va quindi letto come il passaggio dalla precedente piattaforma d1-digital-sublime, già equipaggiata con una parte della tecnologia Live, alla generazione d1-digital-live completa.
È una distinzione importante, perché chiarisce anche la natura dell’articolo. Non sto confrontando un reclocker privo di un sistema evoluto di clocking con uno che ne è improvvisamente dotato. Partiamo già da una sorgente digitale estremamente sofisticata e interveniamo sull’ingresso USB, sugli oscillatori, sul cuore temporale dell’apparecchio e sulla distribuzione del clock. Nel caso dell’interfaccia USB viene usata solo quella del primo reclock, che io chiamo il clock delle connessioni, poiché dal primo reclock al secondo e da quest’ultimo ai due DAC mono vengono usate connessioni digitali bilanciate, come già descritto.
A cosa serve realmente un reclocker
Nel digitale si tende spesso a concentrare l’attenzione esclusivamente sui dati. Il file contiene una determinata successione di campioni e, finché quei campioni arrivano integri, il problema sembrerebbe risolto. Questa idea è del tutto approssimativa e crea una marea di fraintendimenti e falsi miti.
La riproduzione digitale comprende due dimensioni inseparabili, cioè il valore numerico di ciascun campione e l’istante nel quale quel campione viene elaborato e convertito.
Un flusso può rimanere perfettamente bit-perfect, conservando quindi intatti tutti i dati originari, e presentare comunque differenti condizioni elettriche e temporali. Il jitter rappresenta proprio una variazione dell’istante nel quale avvengono le transizioni del clock, i fronti arrivano leggermente prima o leggermente dopo rispetto alla loro posizione ideale. Qui cade l’idea che l’integrità dei bit, da sola, esaurisca ogni possibile problema della riproduzione digitale! Ancora più nel dettaglio, la frequenza media può rimanere corretta, mentre varia la precisione temporale dei singoli eventi. La qualità del clock di campionamento può riflettersi sulle prestazioni analogiche del DAC, in misura dipendente dalla sua architettura e dalla capacità interna di reiezione del jitter.
A cosa serve realmente un reclocker? Il reclocker riceve il flusso digitale in ingresso, lo accumula temporaneamente in una memoria e lo ricostruisce utilizzando il proprio riferimento temporale. Questo spiega perché un reclocker debba impiegare un oscillatore di livello molto elevato. Sì, lo deve avere, con un certo tipo di caratteristiche, ma che non indagheremo in questo articolo.
Nel caso di Totaldac, questa funzione viene svolta attraverso una FIFO asincrona. FIFO significa First In, First Out. I dati vengono scritti nella memoria nello stesso ordine nel quale arrivano e vengono successivamente letti seguendo il clock locale dell’apparecchio. La memoria si comporta come un piccolo serbatoio elastico tra il dominio temporale d’ingresso e quello d’uscita.
Attenzione, il reclocker non riscrive la musica, non modifica i valori dei campioni e non esegue un nuovo mastering.
Il percorso resta bit-perfect. A essere ricostruita è la trasmissione digitale, il segnale viene nuovamente formato, temporizzato e inviato all’apparecchio successivo attraverso un’uscita governata dal clock interno del reclocker.
Il reclocker esterno e il clock interno del DAC
A questo punto occorre distinguere due elementi che vengono spesso confusi, cioè il reclocker collocato prima del DAC e il clock presente all’interno del convertitore. Entrambi lavorano sul tempo, ma agiscono in punti differenti del percorso e con pesi differenti sulla sound quality.
Il reclocker esterno prepara il flusso digitale destinato al DAC. Riceve USB, AES/EBU, coassiale o ottico, memorizza i dati e genera una nuova uscita digitale. Il suo compito termina ancora prima che abbia inizio la conversione analogica.
Il clock interno del DAC interviene invece nel momento decisivo. È il riferimento temporale con il quale il convertitore legge i campioni e comanda il circuito di conversione. Nel caso di un’architettura R2R discreta come quella Totaldac, il clock e la relativa distribuzione stabiliscono quando i valori digitali vengono trasferiti ai latch che pilotano le reti resistive, e questo è fondamentale.
Il reclocker esterno consegna quindi al DAC una trasmissione già rigenerata. Il DAC riceve quel flusso, lo gestisce attraverso la propria memoria FIFO e lo trasferisce nel proprio dominio temporale interno. Il processo di conversione viene infine governato dal clock locale del DAC.
La stessa Totaldac descrive il live-clocking dei convertitori come un intervento sulla distribuzione del clock e dei segnali digitali. L’obiettivo consiste nel rendere più preciso l’istante nel quale ogni campione viene trasferito alla sezione di conversione.
I due dispositivi rappresentano livelli successivi della stessa architettura temporale. Il reclocker riduce la dipendenza del DAC dalle caratteristiche della sorgente e dell’interfaccia a monte; il circuito interno del convertitore rigetta la parte residua del jitter e stabilisce il timing effettivo della rete R2R.
Nel mio sistema esiste poi un terzo elemento da considerare, cioè il collegamento BNC tra i due DAC monofonici. La sua funzione è coordinare temporalmente le due unità affinché la conversione del canale destro e di quello sinistro rimanga sincronizzata. Il cavo BNC trasporta esclusivamente il riferimento di clock tra i DAC, mentre i dati musicali continuano a viaggiare sulle due connessioni AES/EBU.
Perché due reclocker Totaldac?
L’impiego di due reclocker in cascata potrebbe apparire, osservando soltanto lo schema, come una duplicazione della stessa funzione, mentre nel sistema i due apparecchi svolgono incarichi differenti e occupano due posizioni precise.
Il primo costituisce il punto di ingresso della sorgente Totaldac. Riceve il segnale USB dal Music Server LDMS e affronta il passaggio tra il dominio informatico e quello della trasmissione digitale AES/EBU.
La modalità USB asincrona consente già al dispositivo audio di utilizzare un clock locale anziché seguire direttamente il ritmo imposto dal computer. Il flusso musicale continua tuttavia a essere trasferito sotto forma di pacchetti USB e attraversa il ricevitore, le alimentazioni, le masse e la relativa circuiteria digitale. Nei sistemi USB asincroni il dispositivo audio utilizza il proprio riferimento temporale e comunica al computer la quantità di dati da inviare, mentre l’implementazione concreta dell’interfaccia conserva un ruolo determinante. Il primo d1-digital-live riceve dunque il flusso USB, lo accumula nella propria FIFO, lo temporizza attraverso i propri oscillatori e lo converte in AES/EBU. L’uscita è singola perché, in questa posizione, deve alimentare un solo apparecchio, cioè il secondo reclocker.
Il secondo d1-digital-live lavora interamente nel dominio AES/EBU. Riceve il segnale già ricostruito dal primo apparecchio, esegue un nuovo buffering e genera l’ultima trasmissione digitale prima dei convertitori.
La cascata va quindi interpretata come una divisione del percorso in due domini funzionali.
Il risultato non corrisponde a una somma aritmetica di due riduzioni del jitter. Il timing dell’uscita finale dipende soprattutto dal clock e dalla circuiteria del secondo reclocker. Il primo gli consegna però un flusso già ricostruito, riduce la dipendenza dal comportamento temporale ed elettrico dell’interfaccia USB e crea un confine funzionale tra il Music Server e la sezione dual-mono del convertitore.
Il jitter
Per comprendere il jitter possiamo immaginare il clock come il metronomo di un apparecchio digitale. Il clock genera una successione di impulsi elettrici che indicano ai circuiti quando leggere un dato, quando trasferirlo e quando eseguire una determinata operazione. In condizioni ideali, questi impulsi sono perfettamente equidistanti.
Nella realtà, ciascun impulso può presentarsi con un anticipo o un ritardo piccolissimo rispetto al momento previsto. Queste variazioni temporali prendono il nome di jitter.
Attenzione, un ritardo sempre uguale sposterebbe l’intero segnale nel tempo e produrrebbe soltanto latenza. Con il jitter, invece, gli scostamenti cambiano nel tempo e viene meno la perfetta regolarità degli impulsi. I numeri contenuti nel flusso digitale possono quindi rimanere corretti, mentre perde precisione il momento nel quale vengono letti o utilizzati.
Una parte del jitter riguarda il trasporto del segnale tra apparecchi differenti. In una connessione digitale come AES/EBU o S/PDIF, il dispositivo ricevente deve sapere a quale velocità procede il flusso e in quali istanti leggere i bit. Le informazioni necessarie a ricostruire il clock sono incorporate nello stesso segnale che trasporta i dati musicali. Il ricevitore le estrae e genera un clock sincronizzato con quello della sorgente. La regolarità temporale può essere influenzata dal trasmettitore, dal collegamento, dal ricevitore e dai circuiti incaricati di recuperare il clock. In questo esempio si utilizza normalmente un PLL, ossia un circuito che si aggancia al ritmo del segnale in ingresso e ne ricava un riferimento temporale. Anche il clock così ricostruito presenta un jitter residuo, che dipende dalle caratteristiche del circuito e del segnale ricevuto.
Alle irregolarità introdotte lungo il collegamento fra due apparecchi si aggiungono quelle generate al loro interno. L’oscillatore possiede una propria instabilità, alla quale possono sommarsi gli effetti del rumore delle alimentazioni e dei circuiti che distribuiscono il clock. La qualità del riferimento temporale dipende quindi anche dalle condizioni in cui viene generato e dal percorso che compie dentro l’apparecchio.
Nei circuiti reali il jitter può essere ridotto, in alcuni casi anche molto, ma non eliminato del tutto. Quello proveniente dal collegamento può essere attenuato prima della conversione, mentre rimangono le irregolarità del clock effettivamente utilizzato dal DAC. È quindi su questo jitter residuo che bisogna concentrare maggiormente l’attenzione quando si considerano le conseguenze sulla conversione.
Il jitter che si ripercuote sulla conversione introduce errori nel segnale analogico anche quando i dati ricevuti sono corretti. Le conseguenze possono essere un aumento del rumore o della distorsione. L’entità di questi effetti dipende dalla quantità e dalle caratteristiche del jitter, dal segnale riprodotto e dall’architettura del DAC, che può essere più o meno sensibile a queste irregolarità. Per valutarne l’eventuale udibilità bisogna poi considerare anche la capacità risolutiva del sistema audio, l’ambiente e le condizioni d’ascolto.
I due nuovi Totaldac d1-digital-live reclock
Fin dai primi ascolti è apparso chiaro che qualcosa era cambiato in maniera sostanziale. I due reclocker erano appena rientrati dall’aggiornamento, il sistema era stato ricomposto da poco, eppure la direzione è apparsa già chiaramente riconoscibile.
La qualità che si impone per prima è la naturalezza. Seguono la maggiore stratificazione del messaggio musicale, la separazione degli strumenti e la quantità di informazione disponibile. Anche le basse frequenze acquistano una differenziazione più precisa, strumenti che occupano registri simili conservano con maggiore evidenza la propria origine, il proprio attacco e la propria consistenza. Il basso diventa più facilmente identificabile per materiale e sviluppo armonico. Non che prima non andasse bene, attenzione, ma c’è una differenza.
Il risultato è per certi versi inaspettato perché i due apparecchi partivano già da una condizione evoluta. Hanno avuto solo quello step in più verso il d1-digital-live. Il confronto riguarda quindi due livelli successivi dello stesso progetto, entrambi già collocati molto in alto nella gerarchia digitale Totaldac.
Per orientarsi negli ascolti basta ricordare il percorso essenziale del segnale. Il primo reclocker rappresenta dunque il punto di passaggio fra il dominio USB del Music Server e la trasmissione digitale AES/EBU. Il secondo si trova immediatamente prima dei convertitori e alimenta separatamente le due unità mono. Non posso attribuire il miglioramento solo al primo o al secondo reclock poiché il sistema è un blocco pensato ed utilizzato nella sua interezza.
Cosa ascoltiamo quando migliora la precisione temporale
Ogni suono possiede un inizio, uno sviluppo e un decadimento. L’identità di uno strumento dipende anche dal rapporto temporale fra queste tre fasi. L’attacco di una corda, la vibrazione della cassa, la comparsa degli armonici e la loro progressiva estinzione formano un unico evento. Una maggiore precisione nella scansione temporale conserva meglio questi rapporti e rende più riconoscibile la struttura interna del suono; sarà più facile per il nostro cervello assimilarlo ad un evento reale.
Ana Carla Maza – Bahía
Con Bahía bastano voce e violoncello per mettere rapidamente alla prova l’intera sorgente. Il violoncello passa dal pizzicato, utilizzato anche con una funzione ritmica vicina al tumbao, al classico arco. La voce è centrale e predominante nella composizione musicale.
Con i due d1-digital-live il pizzicato acquista una maggiore precisione nel punto iniziale della nota, accompagnata da una più chiara vibrazione della cassa armonica. Si percepisce meglio la differenza fra il contatto del dito con la corda, la sua oscillazione e il successivo propagarsi dell’energia nel corpo dello strumento. Il violoncello possiede più sostanza, e questa sostanza rimane articolata anche quando il gesto diventa più percussivo, cioè quando batte su di essa.
Il passaggio all’arco rende ancora più evidente il lavoro compiuto sul tono. La tessitura della corda appare più ricca e continua, con una maggiore quantità di informazioni contenute fra l’attacco e il decadimento.
Anche la voce guadagna corpo e riconoscibilità. Le consonanti risultano meglio definite, mentre il centro della voce conserva densità e calore. La maggiore informazione non produce un avanzamento artificiale delle componenti più acute; questa è la parte sicuramente più difficile della ricomposizione musicale dell’evento. Voce e strumento rimangono parti della stessa esecuzione, ma le loro trame interne diventano più facili da distinguere.
Suzanne Vega – Luka
Come già scritto più volte, è un concerto dal vivo nel piccolo Café Carlyle registrato come se fosse un ritratto notturno di una New York in bianco e nero. La voce di Suzanne Vega occupa il centro dell’esecuzione, mentre chitarra, basso, tastiere e ambiente costruiscono intorno a lei un quadro ricco di microeventi suggestivi, classici delle registrazioni live.
I reclocker aggiornati rendono la voce più fisica e stabile. Il fraseggio acquista maggiore precisione, le parole risultano più facilmente intelligibili e le sfumature espressive si inseriscono in una struttura vocale più completa e vibrante.
La linea di basso diventa più riconoscibile e presente. Ogni nota possiede un attacco più chiaramente percepibile e una coda più ordinata, con minore sovrapposizione rispetto agli altri strumenti. L’incremento di corpo riguarda quindi la qualità della materia sonora e la sua differenziazione, più che una semplice crescita quantitativa della gamma grave. Il live conserva la propria scala intima e acquista una presenza più concreta. I riflessi della sala, i piccoli rumori e le informazioni ambientali emergono con maggiore facilità, contribuendo alla sensazione di trovarsi davanti a un’esecuzione veramente reale. Qui ho sentito una differenza più marcata rispetto alla versione precedente dei reclock.
Terje Isungset – A Glimpse of Light
Come scrivo spesso, in A Glimpse of Light il passaggio più interessante per me arriva intorno al diciottesimo secondo. Il colpo su una grande percussione di ghiaccio genera una massa d’aria profonda, seguita da una lunga coda acustica. Il brano fu registrato nel 2009 nell’Ice Dome del festival della Val Senales, una grande struttura di ghiaccio costruita sul ghiacciaio.
Con i reclocker aggiornati l’impatto possiede maggiore sostanza e una fisionomia più precisa. Si distingue meglio il momento iniziale del colpo dalla successiva espansione dell’energia. La componente più profonda conserva peso e pressione, mentre il tono della percussione diventa più facilmente riconoscibile e particolareggiato.
La differenza riguarda soprattutto il decadimento. La nota si prolunga con maggiore continuità e lascia percepire più chiaramente il modo in cui l’energia si disperde nello spazio. Il riverbero acquista più vivacità e permette di intuire con maggiore precisione la forma dell’ambiente, la sua profondità e la natura delle superfici riflettenti. La grotta di ghiaccio diventa più facile da vedere attraverso il suono. Durante l’impatto della percussione, la voce e i piccoli eventi cristallini conservano stabilità e separazione. L’energia profonda occupa lo spazio senza rendere opachi il medio e l’alto. Le diverse componenti rimangono stratificate, permettendo di seguire contemporaneamente la massa d’aria, le risonanze più acute e le code ambientali.
Brahms – Piano Quartet No. 2 in A major, Op. 26: I. Allegro non troppo
Il primo movimento del secondo Quartetto con pianoforte di Brahms rappresenta il test più complesso del gruppo. Pianoforte, violino, viola e violoncello devono conservare una propria identità, costruendo allo stesso tempo un unico organismo musicale. Nei passaggi più densi, massa, dinamica e ricchezza armonica possono facilmente ridurre la leggibilità delle linee interne.
Con i nuovi d1-digital-live il pianoforte possiede maggiore peso e una struttura armonica più completa. L’attacco del martelletto, il corpo della nota e il suo decadimento risultano collegati con maggiore continuità. La componente percussiva rimane evidente e si integra con la risonanza dello strumento, restituendo un pianoforte più autentico per dimensioni e consistenza.
Gli archi acquistano corpo e individualità. Violino, viola e violoncello risultano più facilmente distinguibili anche quando suonano nello stesso registro o sviluppano frasi strettamente intrecciate. La viola conserva la propria densità centrale, il violoncello presenta fondamentali più solide e il violino mantiene estensione e ricchezza armonica senza diventare affilato.
La separazione sostiene l’unità dell’esecuzione.
Anche la microdinamica trae beneficio dalla maggiore quantità di informazione. Le piccole variazioni di intensità, gli accenti e i cambiamenti nella pressione dell’arco emergono con maggiore gradualità.
Un cambiamento inaspettato
Nei quattro brani scelti per la prova è emerso sempre lo stesso elemento. Con i due reclocker aggiornati si ascoltano più cose, la musica acquista densità e, allo stesso tempo, arriva con maggiore facilità. Nel brano di Ana Carla Maza c’è più naturalezza nel rapporto tra voce e violoncello. Nel live di Suzanne Vega la voce è più riconoscibile e si percepisce con maggiore chiarezza lo spazio che la circonda. Con Terje Isungset il colpo sulla grande percussione di ghiaccio, il grave che produce e la lunga risposta della grotta diventano più presenti e pieni. Nel quartetto di Brahms, anche quando pianoforte e archi suonano insieme e la musica si fa più fitta, si continua a capire chi sta facendo cosa.
Nei due reclocker Totaldac l’aggiornamento serve a rigenerare e distribuire il flusso digitale con maggiore regolarità prima che raggiunga i DAC. I dati musicali restano gli stessi, ma cambia la regolarità temporale con cui vengono rimessi in uscita, e il cambiamento si sente. Crescono la messa a fuoco e l’estensione agli estremi di gamma, mentre il dato più caratteristico resta la naturalezza, percepibile fin da subito.
Il cambiamento sorprende soprattutto per il livello dal quale partivamo. I due d1-digital-sublime, ovvero la vecchia generazione, disponevano già del live-clocking ed erano inseriti in una sorgente dual-mono di livello molto alto. Eppure, rimettendo più volte gli stessi brani e gli stessi passaggi, il vantaggio si è confermato con grande coerenza. Il maggior senso di naturalezza percepito, più di ogni altro singolo parametro, mi porta senza riserve a consigliare questo aggiornamento oppure a pensare di acquistare un sistema di questo tipo. Per chi ha già prodotti Totaldac penso che sia obbligatoria la scelta.
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