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* Test * Recensione: piedini LessLoss Giant Steps

I piedini LessLoss Giant Steps aggiungono un nuovo modo per combattere le problematiche di interfacciamento meccanico e magnetico dei nostri apparati elettronici. Scopriamo come. Li abbiamo testati.

Gli accessori e il fine tuning dovrebbero entrare in scena solo a spettacolo già iniziato, quando il sistema audio ha raggiunto un equilibrio solido e coerente, laddove un impianto già equilibrato cerca ulteriori incrementi, piccoli steps evolutivi di un discorso già ben avviato.

Un atto preliminare filosofico

LessLoss Giant Steps
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Su loro sito LessLoss declina i Giant Steps con un atto preliminare decisamente filosofico che vuole introdurre una crescita personale piuttosto che una sponsorizzazione vera e propria. Un percorso evolutivo, un cammino fatto di scoperte propedeutiche alla rivelazione finale, all’ insight gestaltico.

Anche le immagini che accompagnano la presentazione sono inusuali, troviamo una composizione fatta da un Giant Steps ed un fungo della specie Amanita Muscaria, una Flavoconia per l’esattezza, un fungo velenoso e psicoattivo, forse una leggera allusione a come questi accessori possano modificare la performance dei nostri sistemi audio.

Ma ancora più nel profondo c’è il messaggio, rimarcando l’esperienza personale e l’importanza delle impressioni iniziali per la nostra crescita individuale, descrivendo come certi elementi inaspettati siano catalizzatori per le nostre convinzioni future.

Possiamo speculare come questi piedini facilitino una nuova scoperta, evidenziando passaggi nella trama musicale che prima potevano essere più dimessi, per favorire una nuova chiave di lettura su brani e composizioni a noi già note.

Memoria e confronto con il passato ci definiscono, ci plasmano verso una comprensione del mondo del tutto personale. Il coraggio di provare e la curiosità nell’esplorazione possono accrescere tutto, da noi stessi al mondo che ci circonda.

Verosimilmente questo sarà facilitato dall’uso dei piedini Giant Steps, almeno penso siano le intenzioni del costruttore o al più di quello che voleva comunicare sulla pagina dedicata al prodotto.

Vediamo cosa c’è di vero, provandone una bella manciata!

LessLoss, un produttore unico nel suo genere

Introduciamo un’azienda per certi versi unica nel suo genere. LessLoss è una realtà produttiva del nord Europa, più precisamente della Lituania.

Alla guida troviamo Liudas Motekaitis, esperto musicista e appassionato di alta fedeltà. Cresciuto in un ambiente musicale molto stimolante, ha studiato e suonato diversi strumenti, dall’organo al sax, passando per la composizione e la musicologia.

Dopo un’esperienza decennale in studi di registrazione, ha fondato LessLoss Audio, con l’obiettivo di offrire componenti audio di altissima qualità. Il suo scopo è ricreare quella rara e magica esperienza sonora che gli audiofili percepiscono solo in momenti tipici, magari a tarda notte oppure in giornate particolarmente libere da interferenze esterne, come accade nelle domeniche in agosto quando le città si spopolano da rumori e persone.

La caratteristica più interessante è senza dubbio la non convenzionalità del suo pensiero, come possiamo notare plasmato in tutti i suoi prodotti.

Il suo intendo è quello di un approccio diverso alle sfide progettuali, un punto di vista dissimile dal mainstream, mantenendo però la rigorosità dell’indagine scientifica al fine di trovare soluzioni creative a problemi di natura comune.

Vilmantas Duda è l’altro, ovvero la componente “elettronica” dell’azienda. È un ingegnere elettronico dedicato totalmente all’audio. Dopo esperienze nei migliori studi di registrazione locali e un periodo in California come specialista di sistemi informatici per l’audio professionale, ha deciso di tornare alla sua vera passione: creare tecnologia audio senza compromessi.

Con oltre 20 anni di esperienza nella progettazione di DAC e apparecchiature custom, oggi guida l’innovazione ingegneristica di LessLoss Audio, ricercando modalità decisamente uniche; come speriamo quelle che andremo a scoprire per questi Giant Steps.

LessLoss Giant Steps equipment feet, come sono fatti

LessLoss GiantSteps info 700px
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Il prodotto in esame. All’analisi tattile si ha la sensazione di stringere due dischi di metallo, in un unico pezzo solido, separati al loro equatore da una scanalatura di circa un millimetro al cui interno è posizionato un anello di colore oro, che penso abbia solo una funzione estetica.

La sua dimensione è 5 centimetri di diametro per 1,7 centimetri di altezza.

Il disco superiore al centro ha un grosso foro largo 3 centimetri dove all’interno è incassata una struttura a spirale che ricorda molto una girella, questa è l’elemento attivo del piedino e gran parte responsabile delle sue prestazioni.

Questa spirale viene protetta da una immersione in resina trasparente solidificata in un blocco stabile ed apparentemente resistente.

Infatti lo è fino ad un certo punto, poiché le raccomandazioni sono quelle di non posizionare nulla sopra questa struttura trasparente.

Se il piedino sarà usato sotto un’elettronica il cui fondo è regolare e piano allora la parte superiore esterna del piedino, quella che circonda la girella incastonata, sarà più che sufficiente per reggere tutto il peso che vogliamo, questo perché a ben vedere la parte della spirale immersa in resina è ad un livello leggermente più basso rispetto all’ esterno del disco; ma se il fondo dell’elettronica che vogliamo trattare non è regolare, per scongiurare danni è sufficiente girare il piedino sotto sopra.

La parte inferiore è una superficie totalmente piana con un piccolo incavo al centro per guidare il posizionamento di eventuali punte, ed è idonea a sopportare qualsiasi pressione, anche la più elevata. Se ne deduce che questi piedini non hanno un range di peso ottimale e non hanno limiti di peso, difatti possono sostenere anche un pianoforte a coda da concerto di dimensioni standard, almeno così si legge sul sito del costruttore. Unica raccomandazione e mi ripeto, avere accortezza di non gravare sulla zona caratterizzata dalla presenza del dispositivo attivo, ovvero la girella.

La tecnologia attiva che caratterizza i Giant Steps è perfettamente equidistante dalle superfici del piedino, per cui avrà le stesse prestazioni se usato con la parte superiore rivolta verso l’alto o verso il basso.

Perché dovrebbero funzionare?

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Cerchiamo di analizzare cosa sia realmente questa girella e perché dovrebbe in qualche modo essere definita un componete attivo, ma soprattutto perché dovrebbe funzionare!

A livello costruttivo questa spirale è composta da sottili strati di materiale fortemente diamagnetico e ferromagnetico.

Questi sono impilati uno sull’altro, a soffietto, ovvero un po’ come le nervature dei mantici di una fisarmonica. Ricordiamo che un materiale diamagnetico respinge qualsiasi campo magnetico indipendentemente dalla polarità.

Quando un campo magnetico esterno viene applicato, ogni strato diamagnetico cerca di respingerlo, provocando un movimento simile all’espansione e compressione di una fisarmonica.

Tuttavia, essendo questi strati rigidamente incapsulati in una resina epossidica, non possono muoversi liberamente e l’energia del movimento viene dissipata sotto forma di calore.

Questo processo, che si ripete in tempo reale, smorza rapidamente le fluttuazioni del campo magnetico, trasformando le variazioni energetiche in calore; attenzione parliamo di campo magnetico in generale per cui questi piedini possono smorzare anche le vibrazioni interne dei nostri dispositivi elettronici, questa è una caratteristica unica che possiamo trovare solo nei Giant Steps.

L’involucro, che ne fa anche da struttura, è realizzato in carta Kraft ad alta pressione composta da strati di cellulosa pressati con resina.

Questo materiale offre eccezionali proprietà di smorzamento, superiori persino al Panzerholz usato nella costruzione dei carrarmati e famoso per assorbire istantaneamente l’energia di un proiettile.

Combinando l’efficace smorzamento acustico dato dalla sua composizione con le proprietà diamagnetiche del nucleo stratificato, il Giant Steps aggiunge un nuovo modo per combattere le problematiche di interfacciamento meccanico e magnetico dei nostri apparati elettronici.

La prova d’ascolto

IMG 7259Inizialmente quattro Giant Steps sono stati posizionati sotto il Music Server LDMS, questo inserimento ha prodotto subito un cambiamento all’ascolto.

Spostati sotto il preamplificatore Dissanayake Audio hanno generato lo stesso effetto ma in modo più accentuato, così poi sono stati provati sotto uno dei due Reclock Sublime di Totaldac ed ancora sotto altri ingranaggi audio digitali.

Queste prove veloci hanno restituito tutte un significativo cambiamento del messaggio sonoro e del livello di energia che il sistema audio riusciva ad esprimere.

Ma qual è l’effetto che fanno questi piedini sotto le elettroniche?

Non c’è una risposta univoca, poiché dipende da molti altri fattori come ad esempio il tipo di elettroniche che vogliamo trattare e come queste sono costruite internamente.

Ad esempio riferendoci al Music Server LDMS, l’incremento è stato nella misura di una maggiore risoluzione percepita ed un senso di energia sulle medie frequenze incrementato rispetto alla condizione di assenza.

Sullo Switch Telegärtner M12 Premium hanno dato un risultato differente, un alleggerimento nell’incrocio tra bassi e mediobassi, facendo risaltare maggiormente le medie frequenze che apparivano più naturali ed incisive.

Ancora con The Raven, Qobuz in streaming del 2007 rimasterizzata in alta risoluzione (96khz, 24-bit) edizione originale del 1994 di Chesky Records, presso i MasterSound Studios nel Queens a New York. La registrazione è stata effettuata utilizzando una tecnologia ad alta risoluzione, ma non c’è certezza del tipo e risoluzione adottata, sappiano solo che è stato utilizzato un convertitore A/D Mark III con oversampling a 128x e moduli analogici molto sofisticati per l’epoca con apparecchiature a valvole costruite da George Kaye. Nel brano “Grandmother”, utilizzando 4 piedini sotto il Music Server LDMS, la Pidgeon emerge con una chiarezza sorprendente, priva di grana e con le micro-variazioni nel suo canto percepibili più chiaramente. La chitarra acustica sembra avere un attacco più rapido delle note e una timbrica più ricca, con una risonanza che conferisce un più intenso realismo di esecuzione. I tasti del pianoforte sono più espressivi e particolareggiati.

In “The Raven” una traccia più intima, dove la voce accompagnata dai tasti del pianoforte richiedono un realismo assoluto, l’apporto dei Giant Steps permette il districarsi agevole tra tutte le linee armoniche mantenendone chiarezza, espressività e coinvolgimento superiori rispetto alla loro assenza.

Nella traccia cover “Spanish Harlem” la voce acquista un focus sorprendente: si staglia nello spazio con un’intimità quasi tattile. I respiri, le inflessioni, le modulazioni più lievi sono ora più presenti e comunicative. La chitarra guadagna attacco e brillantezza, ma senza mai andare sopra le righe. Gli armonici sono più udibili e sembrano estendersi nello spazio in modo più facile e naturale. Il contrabbasso è più vicino, la nota fondamentale è piena, ricca e vibrante, non che prima non lo fosse ma ora sembra avvicinarsi più al senso naturale dell’espressività sonora. Piccoli cambiamenti che ci fanno desiderare un altro brano e poi ancora un altro.

Quello che non dovrebbe esserci: fuori di qui!

In un sistema audio, tutto vibra. Che si tratti di sorgenti digitali o analogiche, nessun componente è realmente isolato: ogni circuito, ogni trasformatore, ogni modulo attivo genera un microcosmo di vibrazioni meccaniche ed elettromagnetiche che, per quanto invisibili, si riflettono nel risultato finale.

I Giant Steps di LessLoss nascono con un obiettivo molto ambizioso: intervenire esattamente lì, nel cuore fisico ed energetico dell’apparecchio, agendo in modo simultaneo sulle risonanze meccaniche e sui disturbi elettromagnetici interni.

I Giant Steps eliminano una parte di ciò che non dovrebbe esserci. Il risultato è una scena sonora più coerente, più stabile, dove ogni strumento acquisisce una collocazione precisa e palpabile.

Le medie frequenze si rafforzano in presenza, senza esagerare o perdere equilibrio. Le voci si fanno più chiare, centrate, eppure leggere; come se l’emissione provenisse da un corpo vivo che si trova lì proprio nel mezzo.

Affiorano sfumature sottili, prima velate, trattenute seppur lievemente ma pur sempre ostacolate, riverberi secondari, riflessi ambientali, vibrazioni armoniche di fondo che prima restavano sommerse, emergono con naturalezza, come se la struttura stessa del segnale fosse stata ripulita in parte da un rumore di fondo invisibile ma onnipresente. Attenzione l’effetto non è eclatante, ma esiste ed è significativamente riconosciuto, difatti è sufficiente togliere i piedini e sentire modificare la risposta.

L’uso di questi piedini restituisce al suono quella dimensione di spontaneità e coerenza che si tende a cercare per anni, e che spesso sfugge perché non è legata ai grandi numeri, ma ai dettagli.

I Giant Steps non cambiano la timbrica e non modificano il suono. Cambiano il modo in cui il sistema respira, lo fanno in modo delicato ma con sicuro effetto indipendentemente dal tipo di impianto che abbiamo, alcuni particolari che prima venivano ignorati si paleseranno, lo spazio si farà più pieno ed esteso, il basso più veloce e snello mantenendo energia e trasferendola in un modo differente con più grazia.

Lasciamoli agire per giorni, non giudichiamoli subito, il loro apporto ci accompagnerà per molto tempo.

Ogni singolo piedino, racchiuso diligentemente in un piccolo involucro nero di carta ripiegata, viene a costare 417 dollari più tasse.

LessLoss vende direttamente sul sito e calcola in fase di finalizzazione le tasse per ogni paese europeo. Fate riferimento al link ufficiale dell’azienda.

https://www.lessloss.com/

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