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* Test * Recensione: LessLoss Firewall for Loudspeakers Stellar Edition, Skin-Filtering e Struttura DMLS al Servizio del Suono

Recensione del LessLoss Firewall for Loudspeakers Stellar Edition: la tecnologia Skin-filtering e la struttura in DMLS applicata ai morsetti del diffusore. Cosa cambia davvero nel suono?

firewall for loudspeakersSono sempre stato attratto dalle piccole aziende che operano nell’alta fedeltà con uno sguardo laterale. In un settore spesso saturo di soluzioni ripetute, accessori fotocopia e linguaggi ormai inflazionati, mi interessano soprattutto quelle realtà che non partono dalla risposta, ma dalla domanda. Non semplicemente come miglioriamo il suono? Piuttosto: quale problema stiamo davvero cercando di risolvere?

LessLoss appartiene a questa categoria. Non è un’azienda che si limita a produrre varianti più o meno raffinate di oggetti già noti, ma una realtà che ha costruito nel tempo una propria grammatica tecnica, riconoscibile e anche piuttosto radicale. L’abbiamo già incontrata parlando dei suoi piedini, ma questa volta il discorso si sposta su un terreno diverso, direi più elettrico, ovvero il segnale che arriva ai diffusori acustici.

L’oggetto in prova è il LessLoss Firewall for Loudspeakers, nella versione Stellar Edition, un dispositivo storico del catalogo dell’azienda ora aggiornato — o, meglio, reinventato.

LessLoss lo definisce come un Current Conditioning Unit for Loudspeaker Input Terminals, ossia un condizionatore di corrente/segnale destinato ai morsetti d’ingresso dei diffusori. Si tratta inizialmente di un modulo passivo che si interpone tra il cavo di potenza e il morsetto del diffusore, proprio nell’ultimo tratto del percorso del segnale.

Il set stereo è composto da quattro unità separate: positivo sinistro, negativo sinistro, positivo destro e negativo destro. Ogni modulo viene collegato al terminale del diffusore tramite un breve tratto di cavo C-MARC, mentre il cavo di potenza entra nel corpo cilindrico del Firewall. LessLoss specifica che le unità positive e negative sono differenti e che la polarità non è un dettaglio accessorio, ma parte integrante del funzionamento del dispositivo. Lo stesso costruttore precisa anche che il Firewall deve lavorare lato diffusore e non sull’uscita dell’amplificatore, perché la direzionalità del segnale è considerata fondamentale nel progetto.

La terminologia scelta è evocativa: “Firewall” richiama un sistema di protezione, qualcosa che impedisce a un’informazione indesiderata di passare. Nel linguaggio LessLoss, il nemico non è il segnale musicale, ma quella componente di disturbo ad alta frequenza che può accompagnarlo e che, secondo il costruttore, contribuisce a rendere la riproduzione più aspra, più granulosa, più confusa e più faticosa.

La Tecnologia Skin-Filtering: Tutto Tranne un Filtro Tradizionale

Il cuore tecnico del prodotto è la tecnologia proprietaria Skin-filtering. Conviene essere precisi: lo skin effect è un fenomeno fisico noto. Al crescere della frequenza, la corrente alternata tende a distribuirsi sempre più verso la superficie del conduttore. LessLoss parte da questo principio e lo interpreta in chiave audio: se le componenti ad alta frequenza tendono a concentrarsi sulla “pelle” del conduttore, allora proprio quella zona può diventare il punto su cui intervenire per attenuare il rumore HF senza ostacolare la corrente utile al segnale audio.

Questo è il passaggio importante. LessLoss dichiara che il Firewall for Loudspeakers non utilizza condensatori, induttanze, resistenze, fusibili o diodi. Il costruttore lo presenta quindi come una soluzione passiva alternativa al filtraggio elettrico convenzionale, pensata per attenuare il rumore ad alta frequenza senza comportarsi come una rete di filtro classica.

La costruzione segue questa filosofia. La pagina ufficiale parla di filtraggio direzionale, smorzamento delle microvibrazioni tramite cotone, trattamento criogenico ed Entropic Process. Il tutto in un formato plug-and-play, con terminali compatibili con banana, forcella o cavo spellato, a seconda della configurazione richiesta.

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Il castello tridimensionale che definisce la struttura dei Firewall Stellar edition. Click sulla foto per ingrandire.

LessLoss scrive che il cuore del sistema Firewall è realizzato tramite Direct Metal Laser Sintering (DMLS), oggi indicata anche come Laser Powder Bed Fusion, una tecnica di additive manufacturing in cui un laser ad alta densità fonde e unisce polveri metalliche per costruire un componente tridimensionale strato dopo strato. Il costruttore specifica che il processo parte da un file CAD 3D suddiviso in strati di circa 20 micrometri, fusi uno alla volta in atmosfera controllata di argon. È paragonabile a una stampante 3D, ma per metalli.

Ne risulta una microstruttura metallica funzionale, prodotta per fusione laser, che LessLoss identifica come parte centrale della propria tecnologia Firewall. Il sito spiega anche che questa lavorazione permette geometrie organiche, passaggi interni e dettagli che sarebbero difficili o impossibili da ottenere per fusione tradizionale o lavorazione meccanica.

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Click sulla foto per ingrandire.

In Ascolto: Impressioni Dirette

L’ascolto dei LessLoss Firewall for Loudspeakers Stellar Edition è iniziato con una certa prudenza, perché il mio sistema di riferimento è decisamente equilibrato e neutro: già bilanciato, silenzioso, coerente nella ricostruzione timbrica e, soprattutto, non bisognoso di accessori che ne alterino il carattere. Questo era il primo punto da verificare: capire se gli Stellar intervenissero aggiungendo una firma sonora, un cambio tonale preciso e riconoscibile.

Nei primi momenti la sensazione è stata quella di una gamma medio-alta leggermente più esposta, più chiara e lievemente più brillante. Non in modo fastidioso, non come se il sistema avesse improvvisamente cambiato inclinazione tonale, ma abbastanza da far pensare a una maggiore evidenza di quell’area. Dopo un periodo di funzionamento più esteso — un mese di rodaggio minimo — questa prima impressione si è stabilizzata in qualcosa di più interessante e meno banale: una maggiore emersione delle informazioni contenute in quella zona mediana. Le voci, i riverberi, gli attacchi più minuti, certi riflessi armonici sembravano semplicemente meno trattenuti.

Con Suzanne Vega, e in particolare con Luka nella registrazione dal vivo al Café Carlyle, questo aspetto è emerso con semplicità. La voce non assumeva una colorazione nuova — restava lei, con quella presenza asciutta, narrativa, quasi confidenziale — ma intorno ad essa sembrava esserci qualcosa in più. Alcune inflessioni, alcuni indizi, la microdinamica delle consonanti e la relazione con l’ambiente del club risultavano appena più facili da seguire. Non si trattava di un dettaglio evidente, ma di una migliore intelligibilità del quadro.

Questo è un punto importante: i Firewall Stellar non mi sono sembrati lavorare come un accessorio che “apre” il suono nel senso classico. Non c’è stata una scena artificialmente più larga, né un aumento spettacolare della brillantezza. Piuttosto, il sistema sembrava pulire meglio i bordi degli eventi sonori. Le informazioni medio-alte apparivano più presenti perché più separate dal fondo, il livello tonale era mantenuto, così come me lo sarei aspettato.

La stessa impressione si è confermata con Ana Carla Maza, dove voce e violoncello vivono di una relazione strettissima. In Bahía il violoncello diventa strumento melodico, percussivo e armonico insieme — lei batte, pizzica e percuote con mani e archetto — mentre la voce, piena di armonici, si appoggia al corpo dello strumento fondendosi in un continuum naturalmente legato. Con gli Stellar inseriti, il risultato è rimasto tonalmente integro e riconoscibile, ma più leggibile. I pizzicati avevano un contorno leggermente più netto, l’arco manteneva meglio la propria grana naturale e la voce conservava maggiore continuità, come se la si percepisse con più presenza e focalizzazione.

Sul basso, la prova con Christian McBride ed Edgar Meyer è stata particolarmente utile. Due contrabbassi, pochi microfoni, un duello di veri virtuosi. Una registrazione che permette di capire subito se il basso viene semplicemente reso più rotondo o se, invece, diventa più articolato. Fortunatamente prevale la seconda opzione: una sensazione di maggiore precisione e articolazione, con benefici anche sulla velocità. Con gli Stellar gli attacchi risultavano un filo più immediati, i decadimenti più ricchi e riverberanti; nei passaggi in cui i due strumenti si inseguivano diventava più semplice distinguere il gesto fisico. Il basso non solo aumenta di velocità: mantiene anche pienezza e articolazione. Questo è un risultato importante, perché ci vuole poco a velocizzare le basse frequenze perdendo il resto. Al contrario, qui i registri bassi sembrano meno appesantiti da una piccola quota di indistinzione.

In genere la scena e la tridimensionalità del sistema sono sostanzialmente invariate: più una ricostruzione appena più leggibile nei dettagli interni. I piani restano quelli, le dimensioni restano quelle, ma il fondo appare leggermente più ordinato e alcune informazioni ambientali emergono con più naturalezza. È come se l’immagine non venisse ridisegnata, ma ripulita in alcuni punti critici.

Conclusioni

I LessLoss Firewall for Loudspeakers Stellar Edition non sono accessori che aggiungono qualcosa in modo evidente o artificioso. Il loro pregio, almeno nel mio sistema, è esattamente l’opposto: lavorano per sottrazione. Non cambiano la voce dell’impianto, non ne spostano il bilanciamento tonale. Piuttosto, intervengono su quella zona più sottile e più difficile da descrivere dove rumore residuo, micro-grana e piccole indeterminazioni finiscono per limitare la piena intelligibilità del messaggio musicale.

In pratica, ciò che fanno è rendere il quadro generale più leggibile. La gamma medio-alta, dopo una prima impressione di maggiore chiarezza e brillantezza, si stabilizza in una forma più organica e piena. Le voci appaiono meglio contornate, alcuni dettagli armonici si separano con maggiore naturalezza dal fondo, i riverberi e le code ambientali diventano appena più facili da seguire. Le basse frequenze, invece, non aumentano in quantità apparente, ma appaiono più piene, più articolate, più leggibili nell’attacco e nel decadimento. La scena non viene ridisegnata, ma guadagna qualche frammento di ordine interno, soprattutto nella percezione dei piccoli dettagli ambientali.

Il punto fondamentale è che tutto questo avviene senza alterare il carattere del sistema. In un impianto già maturo, equilibrato e di riferimento, questo è forse il risultato più importante.

Naturalmente, in un sistema meno estremo o meno ottimizzato, il loro intervento potrebbe risultare anche più marcato. Dove il rumore di fondo, la grana o una certa omogeneità tra i piani sonori sono più presenti, un dispositivo di questo tipo potrebbe rendere più evidente il proprio contributo. Va detto che più o meno tutti i sistemi di riproduzione soffrono di queste debolezze o particolarità; nessuno ne è perfettamente escluso. Per questo mi sento di consigliare un’audizione dei LessLoss Firewall for Loudspeakers Stellar Edition a un pubblico molto ampio, che può spaziare da chi possiede un sistema entry-level già ben impostato fino a chi lavora con configurazioni ai massimi livelli del Gotha mondiale dell’alta fedeltà. C’è sempre uno step in più da fare, e questi Firewall Stellar sembrano costruiti proprio per indicare quella direzione.

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