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Opera Singularia: nell’officina di Mauro Cecilia, dove il Lenco diventa un pezzo unico

Intervista a Mauro Cecilia, artigiano di Opera Singularia: plinti su misura, piastre in alluminio Anticorodal e controllo elettronico per i giradischi Lenco e Garrard.

Opera SingulariaNel lungo e meticoloso percorso di ricerca mi trovo spesso a confrontarmi con le anime più veraci dell’Hi-Fi.

Il fascino della riproduzione analogica AAA non risiede soltanto nella qualità della registrazione o nelle architetture acustiche, ma nell’ingegneria meccanica e nella passione di chi plasma la materia.

Nella storica scena romana, culla di tanti nostri sogni di gioventù trascorsi tra le vetrine dei negozi specializzati, ho incontrato un artigiano, Mauro Cecilia, che ha preso il concetto del giradischi a puleggia (Lenco, Garrard) e lo ha spinto oltre i limiti del progetto originale.

Modifiche strutturali in alluminio Anticorodal, plinti massivi e controlli elettronici di precisione: tutto sotto il nome di Opera Singularia.

Riporto di seguito la nostra chiacchierata in forma rigorosamente integrale, senza alcun taglio o sintesi.

L’arte di riplasmare l’analogico: intervista a Mauro Cecilia, un maestro dei sistemi a puleggia

90526244 219A 4047 9DC9 41545CC917A7Mauro, come nasce la passione per l’Hi-Fi?

Parte dagli anni ’80, quando ero un giovincello appassionato di tecnologia e di musica. In quei tempi la tecnologia di punta per noi ragazzi era rappresentata dall’Hi-Fi, tutti andavamo nei vari negozi Hi-Fi che c’erano a Roma per ascoltare e sognare.

Quella legata al giradischi, a quando risale?

Di fatto ho sempre avuto il giradischi, sono cresciuto con l’impianto di mio padre, un classico della metà degli anni ’70 (Thorens 125, ampli Marantz 1200, diffusori AR3a), ma la passione per il giradischi in sé è nata vent’anni fa. A metà degli anni ’90 è nato il primo figlio e dopo poco il secondo, per cui avevo messo da parte l’interesse per l’Hi-Fi; poi i figli sono cresciuti e circa vent’anni fa un mio amico mi ha fatto conoscere il mondo Lenco, la passione si è riaccesa ed è divenuta irrefrenabile. Soprattutto perché ho conosciuto il forum Lenco Heaven, dove ho potuto vedere i lavori clamorosi che si potevano fare: mi si è aperto un mondo, perché mi è sempre piaciuto mettere le mani nelle cose.

La passione fondante adesso è sul giradischi?

Sì, decisamente: dal mio primo Lenco 75-S, acquistato venti anni fa, mi sono innamorato dei giradischi e in particolare di quelli a puleggia. Successivamente ho conosciuto un ragazzo di Palermo che mi ha avvicinato all’autocostruzione. Ho iniziato a costruire amplificatori sia a stato solido sia a valvole. Sono stato seguito da lui, perché inizialmente non avevo le conoscenze tecniche per poter progettare un amplificatore partendo da zero, ma piano piano qualcosa ho appreso. Ho imparato a saldare, a eseguire progetti, e così mi sono dilettato a fare un po’ di tutto.

Il tuo core business è essenzialmente sui plinti?

Ho iniziato con i plinti perché il legno è sempre stato un materiale che ho lavorato con estremo piacere. Una volta realizzato il primo plinto per un Garrard 301, circa trent’anni fa, ho iniziato a farne diversi. Ho fatto plinti per il Lenco, per il Garrard 301 avuto in eredità da uno zio, e da lì me ne hanno chiesti diversi. Fatto il primo, gli altri ho voluto farli in modi sempre diversi: praticamente è così che ho iniziato.

L’evoluzione del sistema a puleggia: dalla lamiera all’alluminio Anticorodal con controllo elettronico

Cosa fai esattamente sui giradischi della Lenco?

Sui Lenco ormai faccio tutto, nel senso che sono arrivato a un punto in cui penso che non si possa fare di più. Attualmente realizzo la piastra madre direttamente da una lastra di alluminio Anticorodal da 4 mm, con caratteristiche nettamente superiori a quella originale; è già in elaborazione un giradischi con una piastra di alluminio da 20 mm sulla quale scaverò, dal pieno, la zona del motore e del perno. Inoltre ho implementato anche il controllo elettronico dei giri del motore: ho eliminato tutta la parte manuale dei leveraggi e della regolazione meccanica della velocità. Adesso nei miei Lenco la taratura dei 45 e dei 33 giri la controllo elettronicamente.

Quindi non si aziona più la leva del cambio velocità?

Ho due modelli: il primo usa il controllo meccanico originale, sul secondo modello ho tolto tutta la parte dei leveraggi meccanici, praticamente adesso la piastra è composta solo dalla base del motore, con le molle, il perno e la puleggia. La puleggia è fissa; sulla piastra ho previsto un’asola che permette di spostarla in modo che la si possa utilizzare anche negli USA, tutto il resto viene controllato elettronicamente.

Il giradischi con cui hai vinto il premio Nuvistor Club è quello su cui hai implementato anche il controllo elettronico del motore?

Sì, la modifica per il controllo elettronico del motore non è nulla di trascendentale, nel senso che quella scheda la vendono sul web. L’avevo presa per curiosità ed è rimasta ferma per molto tempo, poi mi sono deciso a montarla, riscontrando ottimi risultati, anche perché il mio obiettivo era togliere tutte le vibrazioni possibili trasmesse dal motore al piatto del giradischi.

Per capire meglio: tu modifichi il giradischi originale o la piastra la realizzi ex novo?

La realizzo ex novo; inizialmente la modificavo, tagliavo la base originale per poterci montare altri bracci, dato che la base originale del Lenco nasce per un braccio da 8 pollici e mezzo circa ed è realizzata con una lamiera stampata da 2 millimetri: tagliavo la lamiera, tenevo la base portante e sopra ci costruivo il plinto. Poi ho acquistato la famosa PTP (Peters Top Plate) su Lenco Heaven, ho fatto il plinto appositamente per la PTP, dopodiché mi sono fatto anche una PTP in carbonio.

Scusa, una precisazione per chi legge: quando parli di PTP che cosa intendi precisamente?

La PTP è una piastra in acciaio inox da 4 millimetri che vendono su Lenco Heaven. Attualmente fanno la PTP6, più piccola delle versioni precedenti, ottimizzata e suddivisa in due parti su cui si regge tutto il sistema motore/perno. Tuttavia la PTP ha dei limiti operativi: la puleggia rimane sempre fissa sull’asse del motore e non c’è, ad esempio, la possibilità nativa di gestire agevolmente i 78 giri. Quindi ho ideato, ex novo, una base che possa utilizzare quasi tutti i componenti del Lenco tradizionale (compreso il compasso che regola la velocità), ma con la possibilità di far suonare i 78 giri. Inoltre, portando la leva verso quella che originariamente era la posizione dei 16 giri, un perno dedicato allontana fisicamente la puleggia dall’albero motore, disaccoppiandola quando è a riposo.

La piastra del Lenco l’hai rifatta ex novo, l’hai ridisegnata, te la sei fatta fare con le macchine a controllo numerico: è un progetto interamente tuo?

Si tratta di una piastra interamente mia, non mi piace copiare. Inizialmente avevo utilizzato delle soluzioni altrui, ma la mera copia non mi sembrava né corretta né stimolante. Ho realizzato una piastra mia che può ospitare tutta la componentistica Lenco, ma con caratteristiche meccaniche superiori all’originale. Invece della lamiera originale da 2 mm, c’è una lastra di 4 mm di alluminio Anticorodal. Dove c’è l’alloggiamento del motore c’è un taglio semicircolare che serve per scaricare verso l’esterno le vibrazioni residue del motore e isola il perno. C’è molto studio dietro, non è soltanto una questione estetica.

Puoi realizzare plinti per qualsiasi giradischi?

Sì, sono in grado di realizzare plinti ad hoc per quasi tutti i modelli di giradischi della Denon, della Technics, eccetera.

Hai una vetrina online, un tuo sito?

Lo sto allestendo, è in costruzione, ho una mail dove posso essere contattato (operasingularia@gmail.com). Ho registrato il dominio web operasingularia.eu, sto curando il sito da solo con tutti i piccoli rallentamenti tecnici del caso, ma penso che a breve sarà online.

Qual è la tua filosofia operativa?

Le cose le faccio da solo, partendo dalla progettazione, dai disegni CAD, per passare alla lavorazione del legno e all’assemblaggio; delego a terzi solo le lavorazioni ultra-tecniche come le fresature CNC. Non sono interessato a fare prodotti in serie, non ho alcun interesse, non voglio che diventi un lavoro: per me è un hobby e una grandissima passione. Così ho creato Opera Singularia, che in latino significa pezzi unici, perché faccio solo ed esclusivamente opere uniche. Mi confronto con l’amico, con l’appassionato: ci mettiamo a tavolino, discutiamo del risultato sonoro ed estetico che vuole ottenere, faccio uno schizzo, metto giù l’idea e poi, se raggiungiamo un accordo, realizzo l’opera.

Ci sono altri progetti o mete da raggiungere?

Sto cercando di fare il salto definitivo con il discorso del controllo elettronico: passerò dalla scheda standard a un sistema gestito tramite microcontroller, PC o Raspberry Pi. In pratica ci sarà un micro-computer dedicato che controllerà elettronicamente, con precisione quasi assoluta, la sinusoide e i giri del motore. Il passo successivo potrebbe essere quello di progettare e far fresare un perno e un piatto proprietari ad hoc, ma lì subentrano costi proibitivi, e prima di procedere devo valutare attentamente se c’è un effettivo interesse.

Se uno progetta un’elettronica, un crossover o un diffusore e vuole realizzare un cabinet in legno massello o multistrato, sei in grado di realizzarlo?

Sì, certo, sul legno non c’è alcun problema: a partire dal disegno, si realizza il mobile su misura senza difficoltà.

Ciao Mauro, alla prossima, grazie!

Grazie a te.

Conclusioni

2472329F 2BA8 4877 B435 0A9BB835DEFEIncontri come questo confermano quanto il mondo della riproduzione analogica sia tutt’altro che un capitolo chiuso della storia dell’alta fedeltà.

Al contrario, è un universo in costante evoluzione, dove la meccanica di precisione si fonde con l’intuizione e la dedizione artigianale.

Il lavoro portato avanti con Opera Singularia ci ricorda che dietro l’estrazione del segnale dal solco non ci sono soltanto freddi parametri fisici, ma una continua ricerca volta all’annullamento delle risonanze, all’ottimizzazione delle masse e alla nobilitazione dei progetti storici.

I classici sistemi a puleggia vengono così spinti verso traguardi tecnici impensabili persino per i loro creatori originali.

Documentare e analizzare testimonianze di questo spessore tecnico e umano diventa un tassello fondamentale per mappare compiutamente l’architettura del solco musicale e per comprendere, nella sua affascinante interezza, l’evoluzione della macchina-giradischi.

Perché, in fin dei conti, ogni disco che ruota su una meccanica affinata con tale rigore cessa di essere una semplice riproduzione, per trasformarsi nell’ascolto di un’opera irripetibile.

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