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McIntosh Music, il servizio di streaming musicale con VU Meter blu

Anche l'azienda americana ha ceduto al fascino dello streaming musicale on-line. È nato McIntosh Music.

Anche l’azienda americana ha ceduto al fascino dello streaming musicale on-line. È nato McIntosh Music.

McIntosh Music è il nuovo servizio di streaming musicale online. Fortemente voluto dall’azienda americana per “non lasciare a bocca asciutta” o, peggio, in mano alla concorrenza i suoi apparecchi tra cui il C2500 e il MA8000, il servizio promette di essere attivo 24 ore al giorno 7 giorni su 7 con una selezione musicale senza distinzioni di genere o di data di distribuzione, ma solo basata sulla qualità artistica.

McIntosh Music è fruibile tramite l’apposita pagina Internet, ma soprattutto via App per Android e IOS. Al momento nessuna nota è stata rilasciata circa i parametri tecnici con cui è effettuato lo streaming (a che qualità, insomma), anche se certo non ci aspettiamo miracoli.

Sfiziosa l’interfaccia grafica di McIntosh Music, con i tipici VU Meter blu che caratterizzano le applicazioni “solide” dell’azienda americana.

La notizia non fa altro che confermare, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’inesorabile trend in atto e che vede Spotify festeggiare oltre un milione di utenti Premium (cioè che pagano i 9,99 euro al mese per usufruire del servizio senza limiti e a qualità migliore). Nei Paesi anglosassoni nessuno si stupisce più del successo di questi servizi, che invece da noi continuano a far storcere il naso agli audiofili e lasciano perplessi i non adepti (ancora male abituati a scaricare materiale pirata).

A tal proposito pochi mesi fa è stata illuminante una conversazione con un amico londinese. Mi raccontava come nessuno ha più voglia di mettersi a gestire librerie musicali su hard disk e men che meno a complicarsi la vita con i back-up periodici. Oltretutto, un giovane (o una coppia) che esce di casa per andare a vivere da solo, è grasso che cola se riesce a prendersi un appartamento di 40 metri quadri, dove è quindi impossibile anche iniziare una collezione di musica in formato “fisico”. E quindi… si ricorre ai servizi di streaming on-line. Nessuno in queste pagine vorrà mai convincervi che McIntosh Music o Spotify siano minimamente paragonabili all’HiEnd, ma diremo sempre a spada tratta che: sono servizi di inestimabile comodità; suonano meglio (pur essendo i file fortemente equalizzati) di quanto sospettano la maggiorparte degli appassionati nostrani, che ne parlano male senza averli mai ascoltati.

 

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