
* Test – Recensione Synergistic Research Pink e Holographic Fuse: il fine tuning nel punto più insospettabile della catena
Synergistic Research Pink e Holographic Fuse alla prova su music server LDMS e DAC Totaldac: confronto con il Purple, ascolti e note sul verso di montaggio.
Tra tutti i componenti presenti in un apparecchio audio, il fusibile è probabilmente quello al quale viene riservata minore attenzione. Lo si considera quasi esclusivamente quando interviene, interrompendo il circuito e proteggendo l’apparecchio da un sovraccarico o da un guasto, circostanza che, personalmente, non mi è mai capitata. Le sue dimensioni ridotte e la semplicità apparente della sua funzione finiscono così per nascondere un dato essenziale: il fusibile occupa un punto tutt’altro che marginale.
Indice dei contenuti
Prima del suono: che cos’è realmente un fusibile?

Quando è collocato all’ingresso della rete elettrica, il fusibile si trova in serie con l’alimentazione dell’apparecchio. La corrente assorbita dall’elettronica attraversa il suo elemento conduttore e i terminali che lo collegano al portafusibile. La sua funzione primaria resta quella di sicurezza, ma la sua posizione lo rende anche parte integrante del percorso attraverso il quale l’apparecchio riceve energia.
Il segnale musicale segue naturalmente un altro percorso. Il fusibile partecipa però all’alimentazione dei circuiti che quel segnale devono elaborare, convertire e amplificare. La questione può quindi essere posta in termini molto semplici: due componenti differenti, inseriti nello stesso punto in serie all’alimentazione e dotati dello stesso valore nominale, sono realmente identici sotto ogni profilo elettrico?
La documentazione tecnica dei produttori mostra che due fusibili con la stessa corrente nominale possono avere caratteristiche elettriche differenti. Il valore espresso in ampere descrive infatti soltanto una parte del componente. Va tenuto conto anche della resistenza interna, dei tempi di intervento e del comportamento al variare della temperatura.
La costruzione assume quindi un ruolo preciso. La lega utilizzata per l’elemento fusibile, la sua forma e la sua sezione, le giunzioni, i terminali e la massa termica contribuiscono al modo in cui il componente conduce corrente e dissipa calore. Due fusibili dello stesso formato e con identico valore nominale possono perciò comportarsi diversamente durante il normale funzionamento.
Anche il collegamento con il portafusibile partecipa al percorso elettrico. Materiali, pressione dei contatti, pulizia e ossidazione possono modificare la resistenza del collegamento. Nella prova ho mantenuto invariato il portafusibile di ciascun apparecchio.
Il fusibile è inoltre attraversato dalla corrente richiesta dall’apparecchio e la sua temperatura cambia durante il funzionamento. Il modo in cui conduce e interviene dipende quindi anche dal carico e dalle condizioni operative.
Questi elementi offrono una base concreta al confronto fra diverse realizzazioni del componente; la loro eventuale rilevanza all’ascolto va valutata nel sistema in cui lavora. In un impianto ad alta risoluzione, nel quale alimentazioni, contatti, cablaggi e messa a terra sono già stati curati con attenzione, ho voluto verificare quale influenza potesse avere questo ulteriore intervento sull’alimentazione.
Un intervento di fine tuning
Il fine tuning comincia quando la struttura fondamentale dell’impianto è già definita. Diffusori, ambiente, elettroniche e sorgenti determinano naturalmente la parte più ampia del risultato. Una volta raggiunto un elevato livello di equilibrio, anche interventi molto più piccoli possono diventare leggibili e contribuire alla messa a punto complessiva. La sostituzione del fusibile appartiene esattamente a questa fase.
La corrente nominale, la caratteristica rapida o ritardata e il formato devono rispettare le specifiche previste per l’apparecchio. Anche tensione nominale e potere d’interruzione devono essere adeguati al circuito e alle prescrizioni del costruttore: la prima indica la tensione massima alla quale il fusibile può interrompere in sicurezza, il secondo la corrente di guasto che può interrompere nelle condizioni specificate. Un fusibile audiofilo conserva prima di tutto la responsabilità di proteggere il circuito; la ricerca di un miglioramento non autorizza ad aumentare l’amperaggio, eseguire bypass o modificare la protezione originale.
Synergistic Research
È all’interno di questo particolare territorio di ricerca che si colloca Synergistic Research, azienda californiana con sede a Fountain Valley, fondata e guidata da Ted Denney III. Il marchio opera da oltre trent’anni e ha sviluppato nel tempo un catalogo molto ampio, comprendente cavi, sistemi di distribuzione e trattamento dell’energia, dispositivi di messa a terra, soluzioni acustiche e meccaniche, accessori per il controllo dell’ambiente elettromagnetico e sorgenti digitali.
In Italia Synergistic Research è rimasta una presenza relativamente discreta. Alla data di questa prova, l’elenco internazionale pubblicato sul sito ufficiale non riporta un distributore italiano, anche se l’azienda permette di richiedere direttamente il contatto di un rivenditore autorizzato attraverso il proprio sito.
Per me questo articolo non rappresenta il primo incontro con il marchio. Seguo Synergistic Research da molti anni e in passato ho utilizzato gli ECT, acronimo di Electronic Circuit Transducer. Sono piccoli dispositivi passivi che il costruttore suggerisce di collocare all’interno o in prossimità degli apparecchi, vicino a valvole, trasformatori, fusibili, circuiti integrati, cavi e chassis. Gli ECT riassumono bene la filosofia dell’azienda, secondo la quale nessuna parte del sistema viene considerata automaticamente irrilevante soltanto perché piccola o periferica. Synergistic Research concentra da tempo una parte importante della propria attività sugli elementi che circondano il circuito principale e sulle condizioni elettriche, meccaniche ed elettromagnetiche nelle quali quel circuito deve funzionare.
Da questo punto di vista, la produzione di fusibili dedicati all’audio rappresenta una conseguenza coerente del percorso seguito dal marchio.
I fusibili di Synergistic Research

Pink e Holographic condividono un’origine particolare. Synergistic Research li ha sviluppati trasferendo nel piccolo corpo di un fusibile alcune tecnologie maturate durante la progettazione delle proprie sorgenti digitali.
Il Pink riprende un processo di condizionamento ad alta tensione messo a punto durante lo sviluppo del server Voodoo, al quale si aggiunge una nuova formulazione UEF. La sigla significa Uniform Energy Field e identifica la famiglia di materiali e trattamenti con cui l’azienda dichiara di intervenire sui disturbi elettromagnetici presenti nei propri prodotti.
L’Holographic nasce invece durante la realizzazione del server Quark. In questo caso il lavoro si è concentrato sul rumore ad alta frequenza generato dalla piattaforma di calcolo e sulla possibilità di controllarlo attraverso la gestione dei campi interni. Per questo progetto l’azienda dichiara di avere sviluppato un composto UEF costituito da quattro componenti, messo a punto anche con l’aiuto di un sistema di progettazione al computer, basato sul patrimonio di ricerca accumulato dal marchio.
Gli ascolti
Ho concentrato la prova sulla sezione digitale del sistema, iniziando dal music server LDMS, realizzato dal marchio internazionale Lucas Audio Lab.
Il punto di partenza è già particolare. Nella configurazione originale dell’esemplare in prova, l’LDMS utilizza un Synergistic Research Purple Fuse, appartenente a una generazione precedente. Sono partito dal server con il Purple già installato, passando poi al Pink e infine all’Holographic. Lo stesso apparecchio mi ha consentito così di confrontare tre differenti momenti del percorso progettuale di Synergistic Research.
Conclusa la prova sul server, ho spostato il confronto sul Totaldac, la mia sorgente di riferimento, mantenendo l’Holographic nell’LDMS. Sul Totaldac sono partito dal fusibile tradizionale di serie, per poi installare, nell’ordine, Purple, Pink e Holographic. Ho potuto così osservare le differenze fra i fusibili anche su un’altra elettronica, con il music server nella configurazione scelta al termine della prima parte della prova, cioè con l’Holographic montato a bordo.
Music server LDMS

Il programma d’ascolto comprende diverse registrazioni. Per rendere più leggibile il confronto, mi soffermo su alcuni brani che ho ripreso anche nella prova sul Totaldac, con una variazione che preciserò più avanti.
I primi appartengono al repertorio di Sophie Zelmani. Oh Dear (Album Version), dall’album Sing and Dance, e Fade, nella versione di Bright Eyes, sono stati ascoltati su Qobuz in formato FLAC 44,1 kHz/16 bit. Sono due registrazioni capaci di mettere in evidenza il delicato rapporto fra la voce, il registro medio alto e una gamma bassa e medio bassa particolarmente presente.
Il terzo riferimento è A Glimpse of Light di Terje Isungset, tratto da Winter Songs (Icemusic), su Qobuz in formato FLAC 44,1 kHz/16 bit: un classico dei miei ascolti. La voce di Lena Nymark e gli strumenti realizzati in ghiaccio offrono attacchi, risonanze e decadimenti molto particolari, oltre a numerose informazioni sull’ambiente della registrazione.
Il passaggio dal Purple al Pink si avverte fin dai primi minuti. La scena era già svincolata dai diffusori; il cambiamento riguarda soprattutto la qualità delle presenze al suo interno. Voci e strumenti acquistano una consistenza più evidente e sembrano materializzarsi con maggiore precisione. L’ambienza emerge con più chiarezza e i diversi piani risultano più leggibili.
Cresce anche la microdinamica, cioè la leggibilità delle piccole variazioni d’intensità nel tocco e nel fraseggio. Il Pink dà maggiore evidenza alla gamma media e medio alta, mentre il basso appare più regolare e controllato, ma meno generoso rispetto al Purple. La presentazione guadagna ordine e definizione, con un diverso rapporto fra la vitalità del centro della gamma e il peso delle fondamenta.
Su A Glimpse of Light questa differenza è particolarmente riconoscibile. La nota più bassa resta evidente anche con il Pink, mentre il Purple la rendeva più vibrante ed esuberante ma un filo troppo colorata. Il Pink propone un equilibrio più raffinato e una maggiore naturalezza al centro della gamma; il Purple mantiene una spinta più immediata nel registro grave, finendo però per caratterizzare maggiormente la prestazione. È un passaggio utile per comprendere ciò che avverrà con l’Holographic.
L’Holographic Fuse sul server
Con l’Holographic il confronto sul server LDMS compie un passo decisivo. La riproduzione acquista energia e, insieme, una naturalezza che rende più credibile l’intero equilibrio. Coniugare queste due qualità a un livello così convincente è tutt’altro che semplice. La struttura materica e il peso del basso, ridimensionati dal Pink, tornano a sostenere la musica con una pienezza che si integra meglio con la vitalità delle medio alte. È questa combinazione a colpirmi fin dai primi ascolti.
Parto da Smile, nell’album Etta di Etta Cameron e Nikolaj Hess, ascoltato su Qobuz in FLAC 96 kHz/24 bit. Avverto subito una maggiore energia al centro della gamma, accompagnata da una presentazione più fluida e naturale rispetto al Pink. La vivacità delle medio alte rimane ben riconoscibile, inserita però in un insieme più pieno e armonico. All’ingresso delle percussioni la differenza diventa ancora più convincente: qui ritrovo quella sostanza che rendeva il Purple così generoso, ora accompagnata da una levigatezza e da una naturalezza superiori. I colpi hanno corpo, presenza e una consistenza che rende più coinvolgente l’ascolto. Anche il fondo appare più silenzioso, con un aumento del nero infrastrumentale che fa emergere con maggiore evidenza le singole presenze e accresce la sensazione di dinamica. Il Pink, in questo confronto, resta sensibilmente indietro.
Con Oh Dear (Album Version), da Sing and Dance, su Qobuz in FLAC 44,1 kHz/16 bit, l’attenzione si sposta soprattutto sul registro grave. Il basso è vibrante, intenso, pieno; possiede una forza che coinvolge e dà alla musica un sostegno fisico ben percepibile. Il Purple tendeva qui a prendersi qualche libertà, espandendosi con un’esuberanza piacevole ma anche piuttosto caratterizzante. L’Holographic conserva il piacere di quella pienezza e lo esprime con una misura molto più convincente. Riempie, impressiona, sembra sfiorare il limite oltre il quale l’energia diventerebbe eccesso, mantenendo sempre saldo il controllo. Le componenti profonde si legano meglio alla gamma media e alle frequenze superiori, restituendo una sensazione di continuità. È proprio questa integrazione a rendere l’Holographic più maturo e naturale rispetto al Pink, il cui basso risultava sensibilmente meno coinvolgente.
Il distacco diventa particolarmente netto con A Glimpse of Light di Terje Isungset, da Winter Songs (Icemusic), ancora su Qobuz in FLAC 44,1 kHz/16 bit. È uno di quei brani che conosco bene e che continuano a sorprendermi quando il sistema riesce a restituirne più chiaramente la complessità. Qui il basso dell’Holographic supera anche il Purple nell’articolazione: la sua ricchezza diventa più leggibile, più facile da seguire. Tutto appare maggiormente a fuoco e le diverse componenti della registrazione si distinguono con una chiarezza che rende il salto davvero importante. Cresce la microdinamica e cresce anche la macrodinamica, cioè il contrasto fra i passaggi più sommessi e quelli più energici. Il fondo percepito più silenzioso dà ulteriore risalto a queste differenze. Su questo brano il Pink viene nettamente surclassato e anche il Purple sembra appartenere a una fase ormai lontana.
Torno a Sophie Zelmani con Fade, nella versione di Bright Eyes, disponibile per questo ascolto su Qobuz sempre in FLAC 44,1 kHz/16 bit. La voce occupa il centro della scena con una presenza definita, piena e soprattutto naturale. È credibile nel rapporto fra corpo e dettaglio, circondata da un accompagnamento vibrante, ricco di armoniche che si prolungano nello spazio mantenendo ordine e controllo. Il Pink aveva orientato l’ascolto verso una maggiore evidenza delle medio alte, affascinante al primo impatto, pagando però qualcosa in calore e coinvolgimento. Con l’Holographic queste componenti tornano con forza e si uniscono alla definizione in modo più compiuto.
Attraverso questi ascolti emerge anche una maggiore stratificazione della scena. I piani si distinguono meglio, emergono più informazioni e la ricostruzione acquista una coerenza che rende più semplice seguire ciò che accade al suo interno. La sensazione è che la maggiore focalizzazione e il più netto contrasto dinamico contribuiscano a mettere in luce le relazioni fra le diverse presenze musicali. È uno spazio più abitato, nel quale anche i particolari minuti trovano una collocazione più riconoscibile.
L’ultimo passaggio è For Luis di Nenad Vasilić, dall’album Bass Room, su Qobuz in FLAC 96 kHz/24 bit. L’album è stato registrato a Vienna nel 2019; scelgo questo assolo di contrabbasso soprattutto per concentrarmi sulla componente percussiva dello strumento. Con l’Holographic avverto più sostanza, una focalizzazione più precisa e una presenza fisica maggiore. Il tono mi sembra più centrato e naturale, tanto da accorciare sensibilmente la distanza percepita dallo strumento. Il basso è pieno ed energico: alla forza che caratterizzava il Purple si aggiungono una vibrazione più intensa, una maggiore ricchezza timbrica e un controllo superiore.
La sorpresa maggiore riguarda però l’ambiente contenuto nella registrazione. Il riverbero emerge con un’evidenza tale da dare la sensazione che il luogo dell’incisione si estenda dentro la mia stanza d’ascolto. Intorno al contrabbasso diventa più percepibile uno spazio, con le sue risonanze e il loro prolungarsi; la presenza dello strumento acquista così un rapporto più convincente con ciò che lo circonda. È un aspetto determinante del realismo che avverto in questo brano.
La scena mi appare anche leggermente più alta, mentre la migliore stratificazione e il maggiore silenzio percepito fra i piani rendono più precisa la ricostruzione ambientale. La pienezza delle note, il loro sviluppo armonico e l’evidenza del riverbero convivono con una chiarezza che conserva tutta l’energia dell’esecuzione. Qui il salto generazionale dell’Holographic si manifesta con particolare forza, nella capacità di tenere insieme sostanza, intelligibilità e naturalezza.
Totaldac
Riprendo il programma con Oh Dear, Fade, A Glimpse of Light e For Luis, nelle medesime versioni Qobuz già indicate. Dall’album Etta scelgo questa volta What a Wonderful World, sempre su Qobuz in FLAC 96 kHz/24 bit. Per tutta questa seconda parte l’Holographic rimane installato sul server LDMS; le sostituzioni tra i fusibili riguardano il Totaldac.
Il fusibile di serie restituisce un suono semplice, un po’ grezzo, ma tutt’altro che sgradevole. Passando al Purple avverto subito un aumento della ricchezza armonica, dell’organicità e del peso. La musica sembra più vicina, le presenze acquistano consistenza e la stratificazione migliora. Nel basso ricompare quella generosità già riconosciuta sul server: una pienezza che riempie l’ambiente con decisione e che, in alcuni momenti, assume una certa esuberanza. Il Purple conserva qualità interessanti e un carattere ben riconoscibile, ma si avvertono alcuni limiti sulle alte frequenze.
Con il Pink la riproduzione acquista musicalità e naturalezza rispetto al Purple. L’energia si concentra maggiormente al centro della gamma e soprattutto nelle medio alte; il basso diventa più veloce, controllato e, alla mia percezione, più esteso. La minore esuberanza del registro grave si accompagna a una presentazione più scolpita e a una maggiore evidenza dell’ambienza. I piani sonori sono più leggibili, anche e soprattutto rispetto al fusibile di serie. Ritrovo dunque parte del cambiamento già ascoltato sull’LDMS, con una prestazione più energica al centro della gamma e meno caratterizzata dalla generosità delle basse frequenze.
L’Holographic Fuse sul Totaldac
L’inserimento dell’Holographic sul Totaldac porta immediatamente una maggiore presenza, energia e organicità. Rispetto al Pink aumenta la pienezza, con un’insistenza particolarmente evidente nelle medio basse, ora più rappresentate e armonicamente ricche. È una sensazione che accompagna l’intero programma d’ascolto e dà alla musica una consistenza più convincente. Il Pink aveva già migliorato la naturalezza rispetto al Purple; l’Holographic compie un ulteriore passo, unendo quella qualità a una forza espressiva superiore.
Le voci di Sophie Zelmani e di Etta Cameron permettono di apprezzare bene questo equilibrio. Il corpo vocale acquista maggiore sostanza e trova un sostegno più pieno nell’accompagnamento. L’energia delle medio alte si lega con più continuità alle fondamenta della riproduzione: la sensazione complessiva è quella di una musica più organica, nella quale la presenza della voce rimane parte di un insieme armonicamente più ricco. Il coinvolgimento cresce con questa pienezza, conservando la naturalezza espressiva.
Il contrabbasso di Bass Room rende particolarmente tangibile il valore del registro medio basso. La sostanza dello strumento e la sua ricchezza armonica acquistano peso, mentre l’estensione si dipana con più facilità a entrambi gli estremi di banda. Il basso si sviluppa con maggiore evidenza in profondità e la gamma alta appare più aperta. Ritrovo questa impressione anche nel resto del programma. L’Holographic dà più energia alla riproduzione mantenendo un equilibrio naturale e una maggiore continuità fra i registri.
Le percussioni di Isungset portano l’attenzione sul progresso dinamico. I cambi d’intensità hanno maggiore risalto e i passaggi più energici arrivano con una spinta più convincente. Cresce la macrodinamica, con contrasti più ampi fra piano e forte. Anche questo risultato si accompagna alla maggiore densità armonica: l’energia acquista sostanza e rende più presente la musica.
Fra i diffusori, intanto, voci e strumenti assumono una presenza più scolpita. È qui che avverto con particolare chiarezza il senso olografico della riproduzione. Nel mio sistema, anche sul Totaldac, il passaggio dal Pink all’Holographic ha il peso di un vero salto generazionale.
Una nota sul verso di montaggio
L’orientamento del fusibile merita attenzione. Il riferimento S verso R è il punto di partenza che ho adottato, da verificare confrontando entrambi i versi di montaggio. Nel mio sistema la differenza è risultata ben udibile: nell’orientamento preferito l’Holographic restituisce un suono più naturale e aperto, con maggiore ariosità e respiro della scena. Invertendolo, la presentazione diventa più chiusa, lo spazio sonoro si contrae e gli estremi di banda appaiono meno estesi. Ho riscontrato un verso nettamente preferibile anche con il Purple sul Totaldac. La stessa Synergistic Research invita a confrontare i due orientamenti e a scegliere all’ascolto. Ogni inversione va eseguita con l’apparecchio spento e scollegato dalla rete elettrica.
Conclusioni
La qualità che mi convince maggiormente nell’Holographic Fuse è la capacità di unire energia e naturalezza. Sul server LDMS e sul Totaldac ho ritrovato una riproduzione più piena e organica, con una presenza fisica superiore e un equilibrio più compiuto fra le fondamenta della musica e la vitalità delle medio alte. Il basso torna ad avere sostanza, ricchezza e coinvolgimento, accompagnati da un controllo che rende più credibile l’insieme.
Il confronto con le generazioni precedenti chiarisce il valore di questo risultato. Il Purple conserva una generosità riconoscibile, talvolta esuberante e tendente all’interpretazione personale; il Pink introduce maggiore ordine e definizione, spostando però l’equilibrio verso il centro e l’alto della gamma. Nelle condizioni della mia prova, l’Holographic porta più avanti entrambe le qualità: restituisce peso e calore alla musica e li integra in una presentazione più naturale, dinamica, focalizzata e leggibile.
Resta un intervento di fine tuning, da collocare in un sistema già curato ed equilibrato. Nel mio, le differenze ascoltate hanno avuto un rilievo tale da fare dell’Holographic il nuovo riferimento sul music server e il protagonista di questa prova sul Totaldac. Il giudizio conclusivo è netto: dopo questi ascolti, a chi utilizza già un Pink consiglio di passare all’Holographic, e a chi non ne ha uno di valutarne seriamente un’audizione.
Auto Amazon Links: Nessun prodotto trovato.
Telecomando-Universale-TV per Samsung, LG, Hisense, Philips, Sony, Sharp TV | Telecomando Universale per TCL, Panasonic, Toshiba, Hitachi, Bush, Sanyo, Haier TV, ect, con manuale d'uso, Infrarossi
Sto recuperando il prezzo.
(a partire da 4 Novembre 2026 02:40 GMT +01:00 - Altre informazioniProduct prices and availability are accurate as of the date/time indicated and are subject to change. Any price and availability information displayed on [relevant Amazon Site(s), as applicable] at the time of purchase will apply to the purchase of this product.)



