Meglio uno streamer, un network player o un computer con un DAC? La guida definitiva

Con questo articolo - sgombrando il campo dalle soluzioni non adatte ad un audiofilo - proviamo a sciogliere alcuni dubbi e proviamo ad analizzare vantaggi e svantaggi delle varie possibilità offerte per fruire della musica liquida, realizzando così una guida utile sia al neofita e sia (forse) all'audiofilo di lungo corso.

Quella che in Italia viene comunemente chiamata musica liquida può essere fruita col nostro impianto hi-fi con una molteplicità di soluzioni: streamer, network player, TV, media box, PC, Mac, DAC, Bluetooth, smart speakers e altro ancora.

Con questo articolo – sgombrando il campo dalle soluzioni non adatte ad un audiofilo – proviamo a sciogliere alcuni dubbi e proviamo ad analizzare vantaggi e svantaggi delle varie possibilità offerte per fruire della musica liquida, realizzando così una guida utile sia al neofita e sia (forse) all’audiofilo di lungo corso.

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Cos’è la musica liquida?

Nel nostro ambiente, la musica liquida è un termine comunemente (e impropriamente) utilizzato per descrivere la musica digitale ad alta risoluzione, ovvero la musica che viene codificata con una frequenza di campionamento e una profondità di bit superiori rispetto agli standard comuni utilizzati per la musica digitale.

Ad essere più precisi, per musica liquida si dovrebbe intendere la musica che non proviene da supporti solidi (LP, CD, SACD, ecc.), quindi da file presi da hard disk, pen drive o sistemi di archiviazione collegati in rete, ma anche quella che arriva dai servizi di streaming audio. Quindi, non ci stiamo riferendo semplicemente e generiamente a musica immagazzinata in file, dato che sui CD e sui SACD… ci sono proprio dei file, bensì a musica svincolata da un supporto fisico.

La musica liquida viene spesso presentata come un’alternativa ad alta fedeltà alle forme di distribuzione della musica digitale più diffuse, come MP3 e streaming di qualità standard, poiché offre una qualità audio superiore e maggiore fedeltà all’originale, anche se, a rigor di logica, anche nel caso degli MP3 è corretto parlare di musica liquida.

Partendo quindi da una profondità di bit e da una frequenza di campionamento standard, ovvero 16 bit e 44.1kHz, cioè quanto offerto dal formato CD, per i file alle risoluzioni inferiori ricorreremo al termine lossy, quelli uguali a quanto custodito nei CD li identificheremo come lossless e quelli a risoluzioni superiori come Hi-Res.

La musica liquida in Hi-Res può essere offerta in diverse forme, come file audio ad alta risoluzione (ad esempio, WAV, FLAC, ALAC, DSD) o tramite servizi di streaming (un po’ tutti tranne Spotify, che al momento della stesura di questo articolo è ancora ostinatamente lossy; avevamo fatto una guida ai servizi di streaming disponibili in Italia qui).

Poiché i file audio ad alta risoluzione sono molto più grandi dei file MP3 o di altri formati di musica digitale compressi, possono essere più difficili da trasmettere e richiedono una larghezza di banda maggiore / più spazio sugli hard disk. Nel caso dei servizi di streaming questo – ovviamente – pone diverse problematiche, non ultima la larghezza di banda che abbiamo a disposizione in casa.

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Che differenza c’è tra streamer e network player?

Uno streamer è un dispositivo che riceve/riproduce audio in streaming attraverso una rete, mentre un network player è un dispositivo che riproduce file audio memorizzati in una rete.

In pratica, lo streamer funziona come una specie di “tuner” che si connette a servizi di streaming come Spotify o Apple Music e trasmette la musica in streaming attraverso una rete locale (ad esempio, la tua rete domestica WiFi).

Un network player, invece, è in grado di riprodurre file audio memorizzati su un dispositivo di archiviazione connesso alla rete (come un computer, un NAS o un hard disk esterno). Quindi, invece di trasmettere la musica in streaming dal web, un network player la riproduce direttamente dalla fonte di archiviazione su cui è memorizzata.

Spesso e volentieri (ma non sempre!), gli apparecchi presi in considerazione dagli audiofili integrano entrambe le funzioni.

Inoltre, nella stragrande maggioranza dei casi gli streamer / network player integrano al loro interno un DAC; se ciò non fosse, si parlerebbe di digital transporter.

Cos’è un DAC?

Il DAC (Digital-to-Analog Converter) è un dispositivo che converte un segnale digitale in analogico. Se vuoi solo ascoltare la musica che hai salvato sul tuo PC, un DAC da interporre tra il computer e l’amplificatore è una scelta obbligata. Ti ricordo che potresti usare sia il computer e sia uno streamer/network player anche per fruire dei vari servizi di streaming e/o ascoltare le internet radio (consiglio interessato: se sei appassionato di rock in tutte le sue declinazioni prova ad ascoltare Radio Elettrica).

Il DAC è basato su un chip di conversione. Erroneamente in tanti (troppi) credono che la qualità finale ottenuta sia direttamente proporzionale alla qualità del chip di conversione. Questo è vero solo in parte; per avere un buon risultato finale entrano in gioco diversi altri fattori come la qualità del circuiti di alimentazione e una serie di filtri e op-amp che generalmente intervengono a valle e a monte del chip di conversione. Le marche più blasonate se li sviluppano in casa, mentre i chip di conversione sono afferenti a produttori che si possono contare sulle dita di una sola mano.

Il DAC (anche) come preamplificatore

Un DAC ha almeno un ingresso atto a prelevare il signale digitale da convertire in analogico.

Quando l’ingresso è unico, generalmente si tratta di un USB di tipo B; spesso e volentieri, però, troviamo 3 ingressi: USB, Toslink e Coax, a cui in alcuni rari casi s’aggiunge l’HDMI e/o altri Toslink e Coax. In questi ultimi casi, il DAC diventa un vero e proprio hub digitale, in buona sostanza un preamplificatore.

Il DAC (anche) come amplificatore per cuffie

Con uno stadio di amplificazione separato e – spesso – con una manopola per il volume separata, una funzione molto apprezzata nei DAC e spesso presente è quella di amplificare le nostre amate cuffie.

I formati supportati dai DAC

Tutti i DAC supportano formati lossy e lossless e ormai tutti arrivano a 24bit e 192kHz, la massima risoluzione dei file PCM. Sempre gradito è anche il supporto al DSD, che avremo cura di verificare che non sia  di tipo DoP (DSD over PCM, ovvero soggetto a una doppia conversione).

Cos’è il formato MQA?

E poi c’è il chiacchieratissimo MQA. Master Quality Authenticated (MQA) è una tecnologia di codifica audio che mira a offrire una qualità audio ad alta fedeltà in un formato di file più piccolo. Utilizza una combinazione di metodi di compressione e tecniche di elaborazione del segnale per offrire una qualità audio che, secondo gli sviluppatori, è prossima alla qualità del master originale utilizzato per creare il contenuto audio. MQA viene spesso utilizzato per trasmettere contenuti audio ad alta risoluzione su Internet o su altri sistemi di trasmissione a banda limitata, poiché permette di ottenere una qualità audio elevata in un formato di file più piccolo rispetto ai formati non comprimibili come WAV o AIFF. Tuttavia, per ottenere il massimo beneficio da MQA, è necessario utilizzare DAC compatibile.

In altre parole: MQA uso lo spazio lasciato vuoto da alcuni metadati per inserire al loro posto delle informazioni audio, rendendo il file più leggero e quindi più semplice da trasmettere via internet.

Sugli store di file HD difficilmente troverete file MQA. A oggi solo Tidal è il servizio di stremaing musicale che utilizza (anche) MQA (che è un brevetto di Meridian).

C’è una forte polemica in atto sul fatto che MQA sia un formato compresso oppure no; certo è che pare assodato che Tidal nei file MQA intervenga enfatizzando alcune frequenze per rendere più piacevole l’ascolto (da parte sua, sui suoi file fortemente lossy, Spotify invece interviene pesantemente con dei DSP).

Tutto sul Bluetooth

Sempre più spesso, nei vari dispotivi dedicati alla musica luida, ma anche in qualche amplificatore, vediamo comparire un ricevitore Bluetooth e la sua bella antenna.

Il Bluetooth è uno standard per la trasmissione senza fili di dati tra dispositivi a corto raggio. È stato sviluppato per consentire l’interconnessione di telefoni cellulari, computer e altri dispositivi elettronici, e viene utilizzato comunemente per trasmettere dati, musica e altri contenuti audio.

Il Bluetooth utilizza una frequenza di radio a 2,4 GHz per la trasmissione dei dati ed è stato inizialmente progettato per essere utilizzato su una distanza massima di circa 10 metri. Molti dispositivi elettronici, come telefoni cellulari, altoparlanti Bluetooth, cuffie e altri dispositivi audio, sono dotati di tecnologia Bluetooth e possono essere facilmente accoppiati tra loro per la trasmissione di dati.

Ci sono diverse versioni dello standard Bluetooth, ognuna delle quali offre miglioramenti e nuove funzionalità rispetto alle versioni precedenti. Ecco una breve descrizione delle principali versioni di Bluetooth:

  • Bluetooth 1.0 e 1.0B: queste sono le prime versioni dello standard Bluetooth, che sono state rilasciate nel 1998. Offrivano una velocità di trasmissione dei dati di 1 Mbps e avevano una portata massima di circa 10 metri.
  • Bluetooth 1.1: questa versione è stata rilasciata nel 1999 e ha introdotto alcune correzioni di bug e miglioramenti delle prestazioni.
  • Bluetooth 1.2: questa versione è stata rilasciata nel 2001 e ha introdotto il supporto per le chiamate telefoniche in vivavoce e per le connessioni multipunto, che consentono a più dispositivi di essere connessi insieme contemporaneamente.
  • Bluetooth 2.0 e 2.0 EDR (Enhanced Data Rate): queste versioni sono state rilasciate nel 2004 e offrono una velocità di trasmissione dei dati fino a 2 Mbps, nonché una maggiore efficienza energetica.
  • Bluetooth 3.0 e 3.0 HS (High Speed): queste versioni sono state rilasciate nel 2009 e offrono una velocità di trasmissione dei dati fino a 24 Mbps, nonché il supporto per la trasmissione di dati tramite la tecnologia WLAN (Wireless Local Area Network).
  • Bluetooth 4.0: questa versione è stata rilasciata nel 2010 e include le versioni Bluetooth 4.0, 4.1 e 4.2. Offre una maggiore efficienza energetica e il supporto per il low energy (LE) Bluetooth, che consente ai dispositivi di utilizzare meno energia durante le connessioni Bluetooth.
  • Bluetooth 5.0: questa versione è stata rilasciata nel 2016 e offre una maggiore velocità di trasmissione dei dati (fino a 2 Mbps) e una maggiore portata (fino a 240 metri in campo aperto) rispetto alle versioni precedenti. Inoltre, include il supporto per il Bluetooth mesh, che consente ai dispositivi di creare reti Bluetooth a più livelli.
  • Bluetooth aptX è una tecnologia di codec audio sviluppata da Qualcomm che viene utilizzata per trasmettere audio ad alta qualità attraverso connessioni Bluetooth. aptX utilizza una tecnica di compressione dei dati che mira a ridurre la quantità di dati necessari per trasmettere un segnale audio, senza compromettere (teoricamente) la qualità del suono. Ciò consente di ottenere una qualità audio superiore rispetto a quella offerta dallo standard Bluetooth, che utilizza un codec di compressione meno efficiente. Per ottenere il massimo beneficio da APTX, è necessario utilizzare dispositivi che supportino questa tecnologia sia per la trasmissione che per la ricezione dei dati. Inoltre, aptX è disponibile in diverse varianti, come aptX HD e aptX Adaptive, che offrono livelli ancora più elevati di qualità audio.

Attenzione a non confondere il ricevitore Bluetooth con l’analogo trasmettitore: se un apparecchio hi-fi lo monta, quest’ultimo generalmente serve per far suonare cuffie senza fili.

Un computer per la musica liquida

Ormai dovrebbe essere ben chiaro che la musica liquida è stata sequestrata dall’hi-fi, ma la sua natura è squisitamente informatica. Si può quindi usare un computer per la musica liquida? Certo che sì!

Quale sistema operativo per la musica liquida?

Linux, Windows e OSX possono tutti essere utilizzati per suonare la musica liquida; Android (il sistema operativo dei cellulari presente anche su molti media-box e su alcune TV) teoricamente andrebbe bene lo stesso, ma – giustamente – fa storcere il naso agli audiofili.

Linux

È il sistema operativo free e open source per antonomasia, ovvio quindi che qualcuno prima o poi lo avrebbe piegato a scopi audiophile. Linux è presente in diverse versioni, che prendono il nome di distribuzioni, alcune delle quali appositamente pensate per scopi hi-fi.

Audiophile Linux, ma anche Ubuntustudio e Dreamstudio, oltre a tantissime altre, comprese quelle andate a finire nei progetti hardware tutti italiani Str@mbo e Volumnio.

Se non siete degli smanettoni, se non avete voglia di mettervi a combattere con driver mancanti, linee di codice da modificare, eccetera… meglio lasciar perdere, con un’unica eccezione: Daphile. Si tratta di un vero e proprio sistema operativo basato su Linux e che fa una cosa sola: suonare musica. Funziona su computer con risorse hardware davvero minime (compresi i computer fanless che trovate a 100/150 euro), può prendersi un intero computer oppure potete lanciarlo da una installazione su pen drive. Una volta eseguita le semplice procedura di installazione (in rete trovate facilmente moltissimi tutorial, anche in italiano), funziona senza monitor, senza tastiera e senza mouse, bensì solo con l’app per tablet o smartphone, ma esige la presenza di una rete WiFi. Vi assicuro che l’ascolto sorprenderà anche i più scettici.

Windows

È il sistema operativo più diffuso al mondo e quello che presenta la maggiore varietà di software per la riproduzione audio (cfr dopo). È anche però il sistema operativo che maggiormente maltratta l’audio, nel senso che lo costringe in ogni caso a dei passaggi attraverso dei suoi componenti, che spesso e volentieri ne influenzano negativamente la qualità. Inoltre, Windows tiene aperti tantissimi processi contemporaneamente, a nostra insaputa, e altrettanti ne lancia in continuazione. Un uso davvero audiophile di Windows dovrebbe passare anche e soprattutto da un downgrade che ne impoverisca la grafica e ne blocchi l’avvio di processi inutili alla riproduzione audio.

A meno che non vogliate accontarvi o non avete impianti a quattro zeri, dimenticatevi quindi di usare lo stesso computer sia per le vostre attività ludico/lavorative e sia per l’audio hi-fi (anche se in verità con la versione 11 le cose sono leggermente migliorate). Come se non bastasse, praticamente tutti i DAC per girare su Windows hanno bisogno di appositi driver da installare.

OSX

OSX è il sistema operativo di casa Apple ed è decisamente rispettoso dell’audio, che non viene trattato se indirizzato al DAC. Altro aspetto da non sottovalutare, il 99% dei DAC sui computer Mac è plung and play: lo si attacca e funziona, senza dover installare nulla. Inoltre, per scopi audiophile vi basta anche un vecchio Mac Mini (reperibile usato sui 250 euro).

Il computer come media server (al posto di un NAS)

Potreste anche decidere di usare un computer e suoi eventuali capienti hard disk ad esso collegati come un media server, invece di un NAS (un NAS – in termini impropri – è uno scatolotto con hard disk connesso alla rete; oltre che a farvi il back-up, vi consente di far suonare i vostri file dallo streamer / network player. In verità fa anche tanto altro, ma l’argomento ci porterebbe davvero troppo lontano).

Prima che qualcuno me lo chieda, vi dico subito che io uso questa soluzione, ovvero uso il computer con annesso hard disk esterno da 8tb per conservare i mie file; il computer è nel mio studio e l’impianto principale in soggiorno; sul computer (che deve rimanere acceso e che nel mio caso è un iMac) ho installato un software che rimane in esecuzione in background: si tratta di Serviio nella versione gratuita. Su come installarlo e metterlo in uso vi avevo raccontato tutto già 5 anni fa qui.

Software per la musica liquida: quale usare?

Qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta (almeno per OSX e Windows), tra software gratuiti e a pagamento.

Inoltre, alcuni player / software fanno / possono fare anche da media server.

Attenzione: i software non sono tutti uguali. Quello che fanno è un vero e proprio render dei file e quindi i software suonano in maniera diversa, ma magari hanno anche un gestione dell’USB diversa e/o fanno / non fanno intervenire dei filtri.

Prendiamo ad esempio 2 popolarissimi software gratuiti per Windows: Foobar e Aimp. Seppure basati sullo stesso motore di rendering (derivato dal mai dimenticato Winamp), Foobar ha gli acuti decisamente più taglienti di Aimp (e questo non lo affermo solo io, ma fu un dato evinto da oltre 60 persone che parteciparono a un ascolto doppio-cieco che organizzammo diversi anni fa a Roma, presso I Termoionici). JRiver (a pagamento, che fa anche da media server e anch’esso è basato in origine sul motore di Winamp) suona come una specie di via di mezzo tra i due citati sopra.

Tra i fan del bit perfect svetta HQPlayer 4 Desktop, il costoso Roon è di una qualità e di una comodità indiscussa, Hysolid è poco noto ma vale la pena provarlo (ed è gratuito). Non ultimo, JPlay Femto è stato sviluppato da audiofili incalliti ed è abbastanza caro.

Tra i software solo per Mac fino a qualche anno fa la faceva da padrone l’ottimo Amarra, soppiantato da Audirvana (il mio preferito in assoluto); entrambi sono a pagamento, ma recentemente – oltretutto – Audirvana è diventato in abbonamento. Vox rappresenta un’ottima alternativa gratuita per Mac.

Strawberry è un fork di Clementine (sono multipiattaforma), mentre Musicbee è un music manager, oltre che music player (solo per Windows)

Gli amanti dei grafici troveranno una impietosa disamina di alcuni software qui.

Meglio un computer o uno streamer / media player? Ci sono anche altre soluzioni? Conclusioni

E quindi? Cosa è meglio? Difficile, anzi difficilissimo rispondere a questa domanda.

Streamer / media player: vantaggi e svantaggi

  • Il range di prezzo varia da poche centinaia di euro a diverse migliaia, ce n’è davvero per tutti i gusti.
  • Nel caso dei marchi più blasonati (e degli apparecchi più costosi) generalmente il form factor è quello di un qualsiasi componente hi-fi.
  • Spesso hanno un display / schermo sul frontale: difficilmente risulterà leggibile dalla nostra poltrona preferita.
  • Seppure nascono per NON dare all’audiofilo alcuna complicazione, in realtà quasi sempre pretendono di essere usati con app per smartphone la cui qualità / user interface influenza pesantemente (e a volte negativamente) l’esperienza d’uso, a prescindere dalla qualità sonora dell’apparecchio.
  • Hanno il DAC già incorporato e non costringono a settaggi / installazioni che potrebber risultare ostiche a chi non è padrone dell’informatica.
  • Generalmente prevedono degli aggiornamenti che vengono spinti dal produttore nell’apparecchio, ma prima o poi… termineranno e c’è poi il rischio di obsolescenza.
  • Supportano tanti formati, spesso tutti o quasi, ma se esce un nuovo formto o una risoluzione più alta… rimaniamo bloccati alla configurazione iniziale per i limiti dell’hardware.
  • Affidandosi a marchi di comprovata esperienza, partendo da un budget di 5/600 euro sarà davvero difficile rimanere delusi dalla qualità di riproduzione.

Computer + DAC: vantaggi e svantaggi

  • Un qualsiasi computer, anche datato, è sufficiente per raggiungere ottimi risultati.
  • I computer con sistema operativo Windows hanno bisogno di parecchi interventi per suonare bene.
  • I computer Apple suonano meglio, sono più semplici da configurare ma sono più costosi.
  • I computer basati su Linux richiedono un alto livello di alfabetizzazione informatica (tranne il già citato Daphile, cfr sopra).
  • Il rischio di obsolescenza è limitatissimo: basta aggiornare il software o usarne un altro.
  • Tranne nel caso di Daphile, dobbiamo avere a disposizione uno schermo (che sia quello di un laptop o un monitor esterno).
  • Un mini computer senza ventola + un buon DAC mediamente costa molto meno di uno streamer / mediaplayer.
  • Almeno un po’, sarà necessario armarsi di pazienza e sporcarsi le mani con driver, settaggi, aggiustamenti, plugin e altro ancora.
  • Possiamo partire da un DAC più o meno economico e poi via via alzare il tiro. Stesso discorso per i software, cominciamo con uno gratuito e poi alziamo il tiro, fino ad arrivare a Roon o Audirvana.
  • Il rischio che si rimanga intrappolati in mille prove, aggiustamenti, cambi di software ecc., rimanendo lontani dalla musica… c’è, eccome se c’è. Ma per qualcuno è la parte più interessante della faccenda: de gustibus.

Ci sono altre soluzioni?

Ci sono le soundbar / soundbase col ricevitore Bluetooth, che addirittura s’accendono da sole quando schiacciamo play sullo smartphone, e ci sono gli smart speakers, soluzioni per cui un audiofilo difficilmente s’accontenterebbe, ma con un indubbio valore in termini di praticità.

Ci sono DAC con ingresso OTP e/o con ricevitore Bluetooth, per chi s’accontenta dello smarphone come player, ma anche qui l’audiofilo incallito è pronto a storcere il naso.

Ci sono gli amplificatori con network player integrato (cfr qui). Mediamente suonano bene, in qualche caso davvero molto bene, ma… rimangono i rischi di obsolescenza già espressi nel capitolo Streamer / media player: vantaggi e svantaggi. E ci sono gli amplificatori con DAC integrato (raramente anche con ingresso USB, cfr qui).

Ci sono alcuni CD player con DAC integrato e con la possibilità di suonare anche i file. Sono soluzioni poco versatili, dall’utilizzo poco reattivo e generalmente costose.

Ci sono degli all-in-one che raccolgono amplificatore, network player, DAC e altre funzioni ancora (cfr qui). Sono ottimi, a patto di non lesinare sul budget (cfr Audiolab Omnia).

Le casse acustiche amplificate sempre più spesso ospitano un DAC e/o servizi di streaming. Soprattutto negli ultimi 18 mesi hanno fatto passi da gigante, con risultati sorprendenti, ma gli addetti ai lavori mi hanno confermato quello che già sospettavo: vanno fortissimo negli States e in nord-Europa, ma qui da noi si tratta di un mercato ancora tutto da costruire e che senza ricambio generale degli appassionati… sarà veramente difficile che sfondi. (cfr qui).

Ci sono i media box, gli scatolotti con a bordo Android che per poche decine di euro digeriscono qualsiasi file audio e video. Suonano la liquida? Certo che sì, ma le mie esperienze anche con apparecchi da 200 euro, collegati via Toslink al mio impianto, sono state più che deludenti. Se avete esperienze positive da raccontarmi… scrivetemi.

Ho sentito anche di chi usa la TV (magari con Plex o Kodi dentro) e sente la musica via Toslink con all’ampli multicanale. Chi s’accontenta gode, diceva la nonna.

Concludendo

Tirando le somme, il mio suggerimento prima di immergersi nell’affascinante mondo della musica liquida è di procedere con un’analisi di coscienza, serena, senza mentire a sé stessi (e senza fare affidamento su miocuggino-che-ci-capisce).

Iniziate rispondendo ad alcune semplici domande: ho tempo e voglia di sporcarmi le mani con un computer?

Trovo soddisfazione nel giocare con vari settaggi?

Che budget ho a disposizione?

Il resto del mio impianto sarà in grado di farmi apprezzare apparecchiature costose?

E inoltre, vi invito a non cadere in facili pregiudizi del tipo: se è una cinesata funziona male (quasi sempre: falso!); se non costa Nmila euro suonerà male (quasi sempre: falso!). Ultimo ma non ultimo, non sottovalutate la user interface, sia delle app e sia dei software!

Buona musica (liquida, naturalmente).

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