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L’USB uccide il suono del tuo impianto? Taiko Olympus prova a dimostrarlo (e costa quanto un’auto!)

Taiko Olympus è il music server high-end che abbandona l'USB e costruisce una catena proprietaria — XDMI, batterie LTO, chassis separato — per portare il dato musicale al DAC nel modo più diretto possibile. Analisi tecnica completa.

taiko olimpus

All’inizio il riferimento era il Taiko Extreme, un server musicale high-end ancora legato alla logica classica del computer ma estremamente ottimizzato. Schede USB proprietarie, NIC personalizzate, alimentazioni dedicate, software ottimizzato, Roon, XDMS e networking Taiko definivano i limiti di un nuovo modo per garantire il successo nello streaming audio di estrema qualità.

Dopo quattro anni di sviluppo e dai successi raccolti con l’Extreme, gli ingegneri di Taiko hanno introdotto l’evoluzione della specie: il Taiko Olympus.

Olympus non viene pensato come un PC server più grosso, più potente o con materiali più esotici, ma piuttosto come il tentativo di Taiko di spostare il problema dal solito trio CPU, USB e DAC verso una catena proprietaria più diretta e priva dei problemi intrinseci alle tecnologie informatiche esistenti.

Taiko Olympus: architettura e differenze rispetto all’Extreme

Olympus si differenzia dall’Extreme su tre aspetti principali.

Il primo è il BPS, Battery Power Supply: alimentazioni interne a batteria con carica dedicata. Server e I/O (modulo separato) hanno sezioni BPS indipendenti; nel manuale completo si parla di batterie Lithium Titanate Oxide, sempre connesse alla rete ma usate per isolare e stabilizzare le sezioni critiche.

Il secondo è l’XDMI, Extreme Direct Music Interface. Questa è la parte più importante. Taiko dice esplicitamente che XDMI elimina molti passaggi intermedi hardware e software. Tecnicamente parte da un driver ASIO, porta il flusso audio via PCIe alla baseboard XDMI, dove viene convertito in I2S, evitando USB controller, cavo USB, USB receiver e relative conversioni.

Il terzo è l’Olympus I/O separato. Con l’I/O, la scheda network e la scheda XDMI vengono spostate fuori dal server in un secondo chassis con propria alimentazione a batteria. I due telai sono collegati con due link QSFP/QSFP-DD ad altissima banda: uno per il segnale XDMI/audio, uno per il percorso network.

XDMI: la svolta che abbandona l’USB nell’audio digitale hi-end

taiko olimpus interno
L’interno del Taiko Olympus. Click sulla foto per ingrandire.

Il senso è pensare un computer che non usi le classiche interfacce da computer. Uscire dal paradigma delle interfacce informatiche generiche. USB è la grande ingannatrice: nasce per computer, periferiche, stampanti, hard disk, tastiere, DAC e mille altre cose. Taiko prova a fare la strada opposta, ovvero un’interfaccia nata solo per portare il dato musicale nel modo più diretto possibile verso una scheda di uscita audio. Nel loro linguaggio è XDMI, Extreme Direct Music Interface.

La catena di funzionamento dell’Olympus può essere letta così: il flusso musicale parte da Roon oppure XDMS, entra nel driver ASIO/XDMI, passa attraverso il bus PCIe interno e raggiunge la baseboard XDMI, la scheda proprietaria Taiko che gestisce l’interfaccia audio diretta. Da qui il segnale viene convertito verso I2S e inviato al modulo di uscita dedicato, scelto in base al sistema dell’utente: può essere un’uscita analogica RCA tramite modulo DAC interno XDMI, un’uscita digitale AES/EBU + S/PDIF, un collegamento proprietario diretto per DAC Lampizator, un’implementazione MSB Pro ISL, oppure altre interfacce custom sviluppate o previste per marchi specifici.

Una cosa curiosa è che Olympus è cambiato durante lo sviluppo. Era partito con una piattaforma AMD EPYC 32-core, 128 GB RAM, tre Battery Power Supply; poi durante lo sviluppo sono passati a AMD Threadripper 24-core, 64 GB RAM, due Battery Power Supply, otto regolatori e un dissipatore più grande. Perché? Semplicemente perché la configurazione meno server pro suona meglio. Questo è un dato confortante, perché significa che lo staff ha lavorato a lungo nella fondamentale fase di messa a punto finale, condotta con ascolti mirati, prove pratiche e lunghe sessioni di listening.

AMD EPYC vs AMD Threadripper: perché Taiko ha scelto la piattaforma HEDT per Olympus

Una delle scelte più interessanti nello sviluppo di Olympus riguarda proprio il cambio di piattaforma. Il progetto era partito con una base AMD EPYC 32-core, 128 GB di RAM e tre sezioni Battery Power Supply: una configurazione molto da server spinto, coerente con l’idea di una macchina potente, stabile e pensata per carichi professionali. Durante la messa a punto, però, Taiko è passata a una piattaforma AMD Threadripper 24-core, 64 GB di RAM, due sezioni Battery Power Supply, otto regolatori e una dissipazione più importante.

Sulla carta potrebbe sembrare un ridimensionamento, ma la scelta va letta in termini di architettura complessiva, non di semplice potenza bruta. EPYC è una piattaforma nata per datacenter, cloud, virtualizzazione e carichi server; Threadripper appartiene invece al mondo HEDT/workstation, a macchine professionali ad alte prestazioni ma più vicine, per impostazione, a un ambiente desktop estremo.

Nel caso Olympus, secondo quanto riportato da Taiko, la piattaforma Threadripper/Asus HEDT ha permesso una gestione più favorevole di alimentazioni, masse, linee PCIe e regolatori, con benefici percepiti in termini di densità, colore, microdinamica e macrodinamica. Anche la somma teorica dei clock di base dei core aumenta: si passa dagli 86,4 GHz complessivi della configurazione EPYC ai 100,8 GHz complessivi della configurazione Threadripper. La logica è molto interessante: non si dà per scontato che un ambiente server pro vada per forza meglio di una soluzione desktop estremo, perché è l’intero ecosistema — processore, motherboard, alimentazioni, regolatori, dissipazione, layout PCIe, gestione delle masse — a suonare, non una singola scelta iniziale. Olympus nasce proprio da questa fase di ascolto e rifinitura, dove la preferenza finale non viene determinata dalle sole specifiche tecniche, ma dalla resa sonora dell’architettura nel suo insieme.

XDMI e XDMS: come funzionano le due tecnologie proprietarie Taiko

Bisogna essere molto precisi, perché i due acronimi sono simili e possono facilmente creare confusione.

XDMS è il software di riproduzione proprietario di Taiko. Si occupa della libreria musicale, della gestione dei file, dello streaming, dei comandi di playback e dell’interfaccia con l’utente. Si colloca sullo stesso piano di Roon: è il programma che gestisce la sessione di ascolto, decide cosa riprodurre e controlla il flusso musicale.

XDMI è invece l’interfaccia audio proprietaria di Taiko, il percorso tecnico attraverso cui il segnale viene portato fuori dal server verso il modulo di uscita, il DAC o un’interfaccia dedicata. Interviene dopo il player. Olympus può quindi usare Roon oppure XDMS come software di riproduzione, ma la parte davvero caratterizzante del progetto è che il segnale non deve necessariamente uscire attraverso il classico percorso USB. Può invece passare attraverso XDMI, una via più diretta e controllata che utilizza driver ASIO, bus PCIe interno, baseboard XDMI e moduli di uscita dedicati.

In sintesi: XDMS è il player, XDMI è la strada audio proprietaria attraverso cui il segnale esce dal server.

Roon su Taiko Olympus: integrazione, limiti e ottimizzazione ASIO/XDMI

Roon resta uno dei software più completi e comodi per la gestione della musica liquida: libreria, metadata, streaming, controllo da tablet e integrazione multiroom trovano qui la loro consacrazione. La sua criticità, in un contesto audio high-end, non risiede tanto nella perdita del dato digitale, quanto nel fatto di essere un ecosistema software molto complesso, ricco di processi di analisi, gestione continua della libreria, DSP, zone audio e protocollo RAAT, che aumentano significativamente il carico sulla macchina hardware che li ospita, rendendo complessa l’interazione tra software, alimentazione e rumore elettrico.

Taiko ha lavorato molto su Roon cercando di farlo funzionare il più possibile come interfaccia solo audio. Bisogna ridurre al minimo tutto ciò che non serve durante l’ascolto. Quanto questo obiettivo sia pienamente raggiunto resta una questione di ascolto; il punto certo è che Taiko non riscrive Roon, ma ne riduce il peso nella parte più critica — l’uscita audio — facendolo lavorare attraverso ASIO/XDMI.

Il passaggio decisivo diventa quindi XDMI, che non è soltanto un componente fisico, anche se la sua parte più visibile è fisica. XDMI è un’architettura di uscita audio proprietaria modulare composta da più elementi: software XDMI driver ASIO, baseboard XDMI, daughterboard di uscita e, nel caso dell’Olympus I/O, collegamento QSFP. Anche Roon può usare la tecnologia XDMI: in questo caso invia il flusso al driver ASIO/XDMI, il segnale passa alla baseboard XDMI via PCIe, viene convertito in I2S e mandato al modulo di uscita. In questo modo Taiko riesce a ridurre il peso sonoro dell’uscita tradizionale di Roon, facendolo lavorare dentro un percorso di trasporto audio più controllato.

Storage U.3 su Olympus: perché Taiko ha abbandonato gli SSD M.2

U.2 e U.3 sono standard enterprise per SSD NVMe su PCIe, diversi dai più comuni moduli M.2 usati nei computer desktop. Taiko ha scelto un singolo drive U.3 perché, con XDMI, il rumore complessivo dell’interfaccia audio si abbassa al punto che anche il rumore elettrico dello storage diventa più rilevante.

Secondo Taiko, gli M.2 usati sull’Extreme lavorano a 3,3 V, mentre U.2 e U.3 lavorano a 12 V. A parità di consumo — per esempio 15 watt — un drive U.2/U.3 assorbe circa 1,25 A, mentre un M.2 arriva a circa 4,55 A. Più corrente impulsiva significa più rumore elettrico potenziale, soprattutto se si usano più drive in parallelo.

La logica è quindi ridurre il numero di drive, contenere gli assorbimenti impulsivi e integrare lo storage in modo più coerente con le alimentazioni a batteria e l’architettura a basso rumore dell’Olympus.

DAC integrato XDMI: l’uscita analogica di Taiko Olympus

Taiko Olympus DAC
Il DAC del Taiko Olimpus. Click sulla foto per ingrandire.

Olympus non è soltanto un server/transport digitale, ma può diventare anche una sorgente analogica completa. Taiko prevede infatti un modulo XDMI analogico — una daughterboard installabile sulla baseboard XDMI — che integra una sezione di conversione D/A e permette di uscire direttamente in analogico su RCA verso un preamplificatore o un amplificatore integrato.

In questa configurazione il percorso del segnale si accorcia ulteriormente: da Roon oppure XDMS partono i flussi dati al driver ASIO/XDMI, il segnale passa via PCIe alla baseboard XDMI, viene convertito in I2S e poi trasformato direttamente in analogico dalla scheda DAC XDMI. Il DAC non è più un apparecchio esterno collegato tramite USB, AES/EBU o S/PDIF, ma diventa parte della stessa architettura di uscita del server.

Questo è un punto importante, perché spiega bene la filosofia Taiko: ridurre il numero di passaggi, eliminare interfacce generiche e mantenere il segnale dentro un percorso il più possibile controllato. Taiko stessa racconta che il progetto, nato inizialmente come TACDA/DD, aveva due obiettivi: offrire una soluzione one-box con uscita analogica (DAC integrato) e realizzare un’uscita digitale AES/EBU + S/PDIF superiore alle precedenti soluzioni basate su controller generici.

La sezione di conversione utilizza un chip ROHM BD34301EKV, convertitore stereo a 32 bit della serie MUS-IC, con rapporto segnale/rumore tipico dichiarato di 130 dB. Il modulo supporta PCM fino a 32 bit/768 kHz e DSD512, sia in modalità DoP sia in Native DSD. Tuttavia sarebbe riduttivo identificare l’intero modulo analogico con il solo chip DAC: il risultato dipende dall’intera implementazione Taiko, quindi dal percorso XDMI, dalle alimentazioni, dallo stadio analogico, dal layout e dall’integrazione con il sistema BPS.

Va anche ricordato che Olympus può montare un solo modulo XDMI alla volta. L’utente deve quindi scegliere se utilizzare il modulo analogico DAC, il modulo digitale AES/EBU + S/PDIF, oppure un’interfaccia dedicata per DAC specifici come MSB o Lampizator. Nel sistema a due telai con Olympus I/O, il modulo XDMI viene spostato nel telaio I/O, dove viene alimentato dalla propria sezione BPS dedicata.

Il modulo analogico XDMI non va quindi letto come il miglior DAC possibile o come un convertitore universale destinato a sostituire ogni DAC esterno high-end, ma come l’espressione più coerente della filosofia Olympus: una sorgente completa nella quale software, alimentazione, interfaccia digitale e conversione D/A sono pensati come un unico ecosistema.

Batterie LTO e Battery Power Supply: l’alimentazione di Taiko Olympus

Il progetto Olympus è stato pensato intorno a un sistema di alimentazione a batteria, ma non nel senso di un apparecchio portatile da usare scollegato dalla rete elettrica. L’idea è alimentare le sezioni più sensibili con sorgenti più stabili e meno contaminate dal rumore della corrente domestica, mantenendo però la praticità di un apparecchio sempre collegato alla presa. Server e I/O restano connessi alla corrente, mentre il sistema BPS, Battery Power Supply, gestisce internamente carica, scarica e stabilizzazione delle sezioni critiche.

Taiko utilizza batterie LTO al titanato di litio, dichiarate prive di effetto memoria e con una durata prevista di decenni; nella FAQ viene indicato un dato preciso: circa 30 anni per scendere al 95% della capacità iniziale.

Olympus Server e Olympus I/O hanno ciascuno due sezioni BPS indipendenti, controllabili tramite app. Nel solo Olympus Server, la prima batteria alimenta il core system — motherboard, processore, RAM, controller interni e bus PCIe — ed è mantenuta costantemente in carica. La seconda batteria è dedicata alla parte più direttamente legata al segnale audio, le schede di uscita XDMI; questa sezione è configurata con cicli di carica e scarica, con autonomia dichiarata fino a 36 ore per la sezione XDMI.

Quando si aggiunge Olympus I/O, la distribuzione cambia. La seconda batteria del server non alimenta più direttamente l’uscita XDMI — perché la sezione XDMI viene spostata nel telaio I/O — e viene riconfigurata per alimentare le schede di interconnessione QSFP. Nel telaio I/O ci sono poi altre due sezioni BPS: una dedicata alla network card, l’altra alla sezione XDMI Output. Nel sistema a due telai, rete e uscita audio vengono quindi spostate fuori dal server e alimentate a batteria separatamente.

Taiko Olympus I/O: il secondo telaio per le interfacce critiche

Olympus I/O è il secondo pezzo dell’ecosistema Taiko e va visto ben oltre un semplice box di espansione. In configurazione a singolo telaio, l’Olympus Server contiene al suo interno rete, USB e modulo XDMI. Quando si aggiunge l’Olympus I/O, la scheda di rete e la scheda di uscita XDMI vengono trasferite nel telaio esterno, che dispone di proprie alimentazioni a batteria. Il server rimane il cuore informatico della macchina, mentre l’I/O diventa il telaio dedicato alle interfacce verso il mondo esterno.

Olympus I/O non aggiunge una seconda uscita XDMI indipendente a quella del server. Non è pensato per avere due moduli XDMI contemporanei: Taiko specifica che il sistema può montare un solo modulo XDMI alla volta. Non è quindi possibile configurare, ad esempio, un modulo DAC analogico XDMI nell’I/O e un modulo AES/EBU XDMI nel server. L’unica uscita che rimane sul server è la USB proprietaria Olympus, fissa e non removibile.

Olympus I/O è stato pensato per estremizzare il concetto alla base della filosofia Taiko: separare fisicamente le interfacce critiche dal cuore informatico del server e alimentarle a batteria. Network card e modulo XDMI vengono trasferiti nel secondo telaio, alimentati da batterie dedicate, mentre i due chassis comunicano tramite collegamenti QSFP-DD ad altissima banda.

Connessioni QSFP-DD: come comunicano i due chassis di Olympus

QSFP significa Quad Small Form-factor Pluggable: una famiglia di connettori e moduli ad altissima velocità usata normalmente nel mondo server, networking e datacenter. QSFP-DD significa Double Density, una versione a maggiore densità con più linee elettriche nello stesso formato; la specifica QSFP-DD definisce un form factor pluggable con otto interfacce elettriche ad alta velocità verso l’host. Non sono cavi audio nel senso tradizionale, come un USB, un AES/EBU o un coassiale S/PDIF.

Nel caso Olympus, Taiko usa due collegamenti QSFP separati tra server e I/O: uno dedicato al percorso XDMI/audio, l’altro al percorso network. Il manuale spiega che, quando Olympus Server e Olympus I/O lavorano insieme, entrambi i telai vengono equipaggiati con due schede QSFP-DD da 400 Gbps e collegati tramite due cavi QSFP-DD Passive DAC (Direct Attach Copper, cavo rame diretto ad altissima banda).

La ragione è chiara: invece di lasciare network card e uscita audio nello stesso telaio dove lavorano CPU, RAM, storage e motherboard, Taiko sposta queste interfacce in un ambiente separato e alimentato a batteria. I cavi QSFP mantengono il collegamento tra i due chassis con enorme margine di banda e una topologia più controllata.

MSB Pro ISL e Taiko XDMI: l’integrazione tra due sistemi proprietari

Il caso MSB merita un discorso a parte, perché il suo sistema di connessione digitale non è un normale ingresso USB, AES/EBU o I2S. MSB utilizza un’interfaccia proprietaria chiamata Pro ISL, basata su collegamento ottico in fibra e pensata per ottenere isolamento elettrico totale tra sorgente e DAC.

La particolarità non è soltanto la fibra, ma il modo in cui lavora il collegamento: il protocollo permette al clock master del DAC di essere riportato verso la sorgente, così che il flusso audio venga trasmesso in modo sincrono con il sistema di clock del DAC; inoltre i dati vengono codificati, controllati e corretti prima della riproduzione. MSB dichiara come vantaggi del Pro ISL: sincronizzazione al DAC, isolamento elettrico al 100%, correzione e controllo degli errori, bassa sensibilità ai problemi di massa e possibilità di usare cavi molto lunghi, fino a 1 km.

Taiko può montare una daughterboard XDMI con uscita MSB Pro ISL. Con XDMI, il segnale esce direttamente dall’architettura Taiko verso il modulo MSB Pro ISL, evitando la conversione USB intermedia. Taiko scrive infatti che, con XDMI, il dispositivo esterno che converte USB in Pro ISL non è più necessario. Diventa una combinazione tra due architetture proprietarie: XDMI da una parte, Pro ISL dall’altra.

Cavi proprietari e Taiko Link: le interconnessioni nell’ecosistema Olympus

Un ultimo punto, apparentemente secondario ma molto coerente con la filosofia Olympus, riguarda i cavi. Taiko non sembra voler costruire una semplice linea di cavi audio proprietari, ma nell’ecosistema Olympus alcune interconnessioni diventano parte integrante del progetto.

Nel sistema a due telai, Olympus Server e Olympus I/O vengono collegati tramite due cavi QSFP-DD Passive DAC: collegamenti rame ad altissima banda, di derivazione enterprise, utilizzati per trasferire separatamente il percorso XDMI/audio e quello network tra i due chassis. Taiko dichiara di aver provato diversi cavi QSFP e di aver scelto quelli più convincenti all’ascolto, fornendoli con il sistema.

Il caso più interessante è il Taiko Link, sviluppato per l’integrazione con alcuni DAC Lampizator. È una connessione dedicata tra la scheda XDMI Lampizator installata nell’Olympus e l’ingresso modificato del DAC. Sono previste anche versioni realizzate da KBL Sound.

Conclusioni: Taiko Olympus e il futuro della sorgente digitale hi-end

Alla fine Olympus non è un semplice music server, ma una riflessione radicale su cosa sia oggi una sorgente digitale. Per anni l’audio liquido ha vissuto sull’idea che il computer dovesse limitarsi a consegnare bit corretti al DAC. Taiko parte invece dal presupposto opposto: anche quando i bit sono corretti, tutto ciò che li circonda (alimentazione, rumore elettrico, masse, storage, rete, driver, interfaccia di uscita e protocolli) può incidere pesantemente sul risultato finale.

In questo senso Olympus è l’evoluzione dell’Extreme, ma anche il suo superamento concettuale. Extreme portava al limite l’idea del computer audio ottimizzato. Olympus è un nuovo paradigma: non migliora solo l’USB, la scheda di rete o l’alimentazione, ma costruisce una catena proprietaria dove il dato musicale viene accompagnato dal software fino all’uscita audio attraverso un percorso più diretto, più controllato e meno dipendente dagli standard generici dell’informatica.

La parte più interessante, forse, è che Olympus non sembra nemmeno un progetto arrivato a un punto definitivo. Il lungo thread su What’s Best Forum racconta una macchina in continua evoluzione: moduli XDMI, uscite analogiche, possibili sviluppi V2 e V3, alimentazioni, integrazioni con DAC diversi, richieste degli utenti e aggiustamenti successivi. Nelle discussioni più recenti gli utenti parlano ancora di schede analogiche, uscite bilanciate, controllo di volume, stadi separati e nuove integrazioni XDMI. Qui non si finisce mai.

Personalmente vedo Olympus come un tentativo di ridefinire il ruolo della sorgente digitale nell’impianto high-end. Non un computer dietro a un DAC, ma una vera sorgente audio progettata come tale dall’inizio alla fine. Se sarà così, e se la musica liquida si sposterà su un paradigma totalmente nuovo, lo decideranno gli ascolti e le future scelte degli utenti. Ma una cosa è certa: con Olympus, Taiko ha spostato la discussione dal semplice «quale server usare» a una domanda molto più profonda — quanto della qualità sonora digitale si giochi prima ancora che il segnale arrivi al DAC.

Per ora Olympus resta una delle proposte più ambiziose e discusse nel mondo della musica liquida high-end. La parola definitiva, però, spetta come sempre all’ascolto. Attendiamo un esemplare in prova.

P.S.: il prezzo di listino del Taiko Olympus è di 37.400 euro.

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