
High End Vienna 2026: report (parte 6, Voxativ Elektra )
Alla HIGH END Vienna 2026 la Voxativ Elektra unisce largabanda field coil, tromba posteriore e bassi RiPol attivi: 110 dB di sensibilità e dinamica fisica.

Legno, campo elettromagnetico, trombe posteriori e bassi attivi. Nella sala Voxativ, la nuova Elektra ha tradotto la ricerca del marchio berlinese in un sistema dalla presenza immediata e dalla dinamica quasi fisica.
Schöneberg campeggiava sulla parete come un post-it d’autore. Davanti alla grande immagine della stazione berlinese, il nero profondo dei cabinet rifletteva il bagliore delle valvole e il legno intarsiato dei phase plug. La sala 3.43 della HIGH END Vienna sembrava così un frammento di Berlino trasferito all’interno dell’Austria Center.
Al centro della scena c’era la Voxativ Elektra. Il modello aveva già suonato davanti al pubblico alle Norddeutsche HiFi-Tage di Amburgo ed era poi passato dalle Munich HiFi Days. Vienna ne ha rappresentato una delle prime grandi vetrine internazionali, dentro la manifestazione che per la prima volta lasciava Monaco e apriva un nuovo capitolo nella capitale austriaca.
Indice dei contenuti
Voxativ Elektra: una via berlinese al largabanda
Nata nel 2008, Voxativ ha costruito la propria identità attorno a una precisa idea di riproduzione sonora. Un solo trasduttore deve coprire la parte più ampia possibile dello spettro, mantenendo integra la continuità temporale, timbrica e spaziale del segnale. Il marchio progetta e realizza internamente i propri driver, lavorando con coni in carta e legno, motori ad alta efficienza, caricamenti a tromba posteriore e sistemi field coil.
Questa semplicità apparente concentra una notevole complessità nel trasduttore, nel percorso acustico del mobile e nella sua alimentazione. Il crossover scompare dalla gamma affidata al largabanda. La musica viene irradiata da una sola membrana e da un unico centro acustico, con fondamentali e armoniche che conservano la stessa impronta.
La sala viennese offriva una lettura completa di questa filosofia. Accanto alla Elektra era esposto il sistema Alberich², più sottile e domestico, formato da un modulo largabanda sostenuto da una sezione attiva in gamma bassa. Completava questa parte della presentazione l’Aries, filtro passa-alto analogico a 50 Hz sviluppato per alleggerire l’escursione dei driver montati su Hagen² e Alberich² e rendere più regolare il carico visto dall’amplificatore.
La Elektra restava però il fulcro della dimostrazione. La catena comprendeva il T211 nella revisione 2026, amplificatore integrato single-ended con triodi 211, il nuovo alimentatore valvolare N5 per i motori field coil e lo Streamer Model 3, dotato di clock femto. Il T211 eroga circa dieci watt per canale e dispone di un’uscita preamplificata regolata destinata anche alle sezioni basse attive. In presenza dei 110 dB di sensibilità dichiarati per la Elektra, questa potenza offre già un margine dinamico enorme.
Il cuore elettrico della Elektra

La Elektra riunisce due sistemi acustici sovrapposti. La sezione superiore ospita il largabanda field coil AC-X2 dentro un cabinet caricato posteriormente a tromba. Il basamento contiene il Pi-Bass² attivo, incaricato di completare le ottave più profonde.
Nella coppia mostrata a Vienna l’AC-X2 utilizzava il caratteristico diaframma chiaro in legno tonale, ben riconoscibile anche dalla venatura visibile sulla superficie.
Il field coil rappresenta il centro tecnico del progetto. In un altoparlante dinamico tradizionale il campo magnetico viene prodotto da un magnete permanente. Qui la forza magnetica nasce da una bobina alimentata in corrente continua, avvolta attorno al nucleo del motore. Il trasduttore diventa quindi un elettromagnete e richiede un’alimentazione dedicata.
A Vienna questo compito era affidato al Voxativ N5. Dieci valvole raddrizzatrici generano una tensione stabilizzata e regolabile, mentre una capacità di corrente di 4 ampere permette di alimentare i driver field coil del marchio. L’N5 svolge dunque un lavoro distinto da quello dell’amplificatore audio. Il T211 muove la bobina mobile con il segnale musicale, l’N5 crea il campo magnetico entro il quale quella bobina lavora.
L’AC-X2 irradia la musica dalla regione prossima ai 60 Hz fino all’estremo alto, attraversando quasi tutto lo spettro udibile senza crossover. La tromba posteriore recupera l’emissione prodotta dalla faccia interna del cono e la accompagna lungo un percorso acustico ripiegato, aumentando efficienza e sostegno nella regione medio-bassa. Il mobile adotta inoltre l’architettura proprietaria AST, Acoustic Stealth Technology, concepita per controllare risonanze interne e riflessioni lungo il percorso della tromba.
Sotto i 60 Hz entra progressivamente in funzione il Pi-Bass². Il modulo utilizza una configurazione RiPol con due woofer da 12 pollici e radiazione dipolare, azionata nella nuova versione da 700 watt per canale. La coppia di Elektra dispone quindi di 1.400 watt dedicati esclusivamente alle frequenze più profonde, mentre pochi watt valvolari governano l’intero spettro superiore.
La struttura aperta del RiPol concentra l’emissione lungo l’asse anteriore e posteriore e produce una forte cancellazione laterale. Il basso interagisce con la stanza in maniera diversa rispetto a un comune subwoofer a pressione, con minore eccitazione di alcune risonanze ambientali e una risposta transitoria adatta alla leggerezza del largabanda. Voxativ dichiara per il sistema completo un’estensione fino a 20 Hz, una sensibilità di 110 dB e un peso nell’ordine dei 100 chilogrammi per diffusore. Il prezzo parte da 79.900 euro.
l suono della continuità

Il carattere della Elektra arriva anzitutto attraverso la continuità. La voce prende forma come un unico evento, con attacco, corpo e armoniche affidati alla stessa membrana. Il passaggio tra medio, presenza e gamma alta conserva una coerenza rara nei sistemi a più vie, dove trasduttori differenti devono fondersi attraverso una rete di crossover.
Nella sala di Vienna le voci mostravano una naturalezza molto convincente, accompagnata da una velocità immediata sui transienti.
La Elektra restituiva articolazione, presenza e una dinamica vocale capace di scattare con grande prontezza. La sensazione era quella di una sorgente sonora compatta e fisicamente collocata nello spazio.
Il cono in legno contribuiva a dare materia al registro centrale. Le voci avevano densità, le corde possedevano corpo e il dettaglio emergeva insieme alla sostanza timbrica. L’estremo alto seguiva la stessa firma del medio, con una luminosità organica e una tessitura uniforme. Il risultato privilegiava il gesto dell’esecutore, il respiro e la variazione dinamica, lasciando il particolare sonoro dentro la struttura musicale.
L’efficienza elevatissima produceva anche un rapporto molto diretto fra segnale e pressione sonora. Le variazioni più piccole apparivano vive, mentre i colpi più energici arrivavano con pochissima sensazione di compressione. La voce conservava grana e intelligibilità, il basso colpiva con decisione e i transienti rimanevano netti anche su un programma denso e aggressivo.
Il Pi-Bass² aggiungeva alla velocità del largabanda una scala fisica molto maggiore. Grancassa e basso elettrico acquistavano peso, profondità e capacità di riempire la sala. Il raccordo attorno ai 60 Hz resta il passaggio più sensibile dell’intero progetto. Nelle ottave inferiori poteva affiorare una lieve differenza di tessitura rispetto alla sezione superiore, insieme a un basso rapido e molto energico. Si tratta dell’incontro fra due principi radianti differenti, una tromba largabanda e un modulo RiPol attivo, chiamati a comportarsi come un’unica sorgente.
La personalità complessiva rimaneva fortissima. Immediatezza, focalizzazione, dinamica e naturalezza vocale formavano un suono capace di avvicinare l’ascoltatore all’evento musicale. L’immagine aveva contorni solidi e una presenza quasi tattile, mentre la scena cresceva con facilità oltre il volume fisico dei diffusori.
La Elektra riassume così la ricerca Voxativ attraverso una combinazione tanto radicale quanto coerente. Il field coil genera il campo magnetico, il cono in legno trasforma l’impulso elettrico in una sola voce, la tromba posteriore ne amplia il respiro e il RiPol porta il sistema fino alle fondamenta della musica. Le valvole completano una catena costruita attorno all’efficienza e alla rapidità.
Apparente semplicità, produce un suono così naturale ed energico da lasciare senza fiato.
A Vienna appariva come un monolite nero illuminato da piccoli riflessi caldi. Quando iniziava la musica, quel monolite acquistava velocità, volume e presenza. Berlino aveva trovato il proprio modo di parlare nel cuore di Vienna.
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