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High End Vienna 2026: report (parte 1)

HIGH END Vienna 2026 cambia casa e ritrova l'ascolto: nella sala Destination Audio una filiera polacca firma uno dei suoni più naturali dell'intera manifestazione.

Con HIGH END Vienna 2026 si apre una nuova fase per la più importante manifestazione internazionale dedicata all’audio di alta qualità. Dopo oltre vent’anni a Monaco, la HIGH END Society ha trasferito il proprio evento di riferimento all’Austria Center Vienna, segnando un passaggio che non è soltanto geografico, ma anche strutturale.

Introduzione

HighEnd2026 hr eingangIl cambiamento più evidente riguarda proprio il contenitore. Il MOC di Monaco resterà nella memoria degli appassionati come una sede storica, ricca di atmosfera e di consuetudini ormai consolidate; tuttavia, per una manifestazione fondata sull’ascolto, non era sempre uno spazio facile. Atrii, vetrate, superfici riflettenti, sale non sempre regolari e una forte presenza di vetro e alluminio hanno spesso imposto agli espositori un lavoro supplementare per domare l’ambiente prima ancora di far suonare gli impianti. Anche parte della stampa internazionale ha sottolineato come il MOC fosse affascinante, ma acusticamente complesso.

L’Austria Center Vienna offre invece una base più coerente con le esigenze di una mostra audio moderna: cinque livelli, 21 sale principali, 134 meeting room, cinque hall espositive e oltre 26.000 metri quadrati di superficie flessibile. Le sale, di dimensioni differenti, permettono installazioni più controllate e meno sacrificate; la struttura, rinnovata negli ultimi anni, integra infrastrutture digitali moderne, spazi più ampi e una distribuzione più razionale dei flussi.

Il passaggio a Vienna è stato confermato anche dai numeri ufficiali diffusi dalla HIGH END Society dopo la chiusura della manifestazione. La prima HIGH END Vienna ha registrato 23.109 presenze complessive da 104 Paesi, con 10.603 visitatori professionali, quasi 12.000 visitatori del pubblico e 549 rappresentanti dei media internazionali. A questi dati si aggiungono 500 espositori provenienti da 41 paesi e quasi 1.000 marchi rappresentati. Sono numeri che raccontano bene la natura ormai globale della manifestazione e confermano che il trasferimento da Monaco all’Austria Center Vienna ha aperto una fase nuova per la HIGH END, proiettandola in una sede più ampia, più ordinata e più coerente con le esigenze di una fiera fondata anche sulla qualità reale dell’ascolto.

E proprio dal punto di vista dell’ascolto, il salto appare ancora più importante. Qui le sale sembrano nate, o almeno molto più adatte, a sostenere dimostrazioni reali di alta qualità, muri più solidi, ambienti meno vetrati, soffitti più gestibili, pannellature e volumi più generosi consentono ai sistemi di grande livello di respirare con maggiore naturalezza. In alcuni livelli rinnovati dell’ACV vengono citati esplicitamente anche pannelli acustici e soluzioni architettoniche pensate per migliorare la fruibilità degli spazi.

Vienna, con la sua storia musicale e con una sede più adatta alla qualità dell’ascolto, diventa così non solo la nuova casa della HIGH END, ma anche il luogo in cui la manifestazione può finalmente esprimere con maggiore coerenza la propria ambizione.

Destination Audio

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Destination Audio. Sala Mississippi: un’esperienza d’ascolto compiuta, organica, di rara naturalezza. Click sulla foto per ingrandire.

Paradossalmente, uno dei suoni migliori ascoltati a Vienna, per chi scrive certamente fra i due o tre vertici dell’intera manifestazione, non si trovava dentro la fiera principale dell’HIGH END. Non era nel percorso ufficiale più battuto, non era in una delle sale più affollate, non era dove l’aspettativa, almeno sulla carta, sembrava già scritta. Era dall’altra parte della strada, alla HiFi Deluxe, quella manifestazione parallela che da anni accompagna i grandi eventi high-end e che anche a Vienna stava lì pronta a mostre i suoi tesori nascosti.

Attenzione, parliamo qui non di uno dei migliori suoni della sola HiFi Deluxe, ma uno dei migliori suoni dell’intera manifestazione, considerando insieme le due fiere, le sale principali, quelle più celebrate, quelle con i marchi storici, quelle con gli impianti costruiti per impressionare e quelle che sulla carta partivano con molte più aspettative. La sala Destination Audio è stata una di quelle stanze che ti costringono a ricalibrare immediatamente la classifica mentale dell’intero evento fieristico viennese.

Entri, ascolti pochi minuti, e capisci che lì sta succedendo qualcosa di diverso. Qualcosa di così diverso che alla fine è solo quello che avresti sempre voluto ascoltare, un concerto di marchi, apparecchiature magistralmente messe insieme per una sinergia quasi imbattibile.

È uno dei momenti più belli che possano capitare in fiera. Dopo ore passate tra marchi celebrati, nomi storici, listini monumentali e impianti costruiti per lasciare il segno già al primo sguardo, si attraversa la strada, si entra in una sala meno annunciata, meno prevedibile, e improvvisamente ti fermi perché ti senti a casa, hai trovato quello che cercavi.

La sala era quella di Destination Audio, marchio polacco guidato da Sam Wisniewski. Ma Destination Audio non era sola, anzi era al centro di una piccola costellazione polacca estremamente coerente e preziosa, composta da realtà diverse ma perfettamente sinergiche. Lucas Audio Lab LDMS curava la parte server digitale, Soyaton il cablaggio, Kasoto tavolini, rack e accessori in legno, Tentogra il giradischi. Una sala polacca, quindi, non soltanto per provenienza geografica, ma per identità, metodo e spirito.

Il suono, la prestazione sonora

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Click sulla foto per ingrandire.

Non c’era bisogno di cercare il dettaglio, di aspettare il brano giusto, di spostarsi sulla sedia, di convincersi lentamente. Il suono aveva subito una presenza piena, una densità naturale, una libertà dinamica e una capacità di riempire la stanza che non appartengono alla normalità fieristica e nemmeno agli impianti super ottimizzati degli appassionati più evoluti.

Non si trattava di un buon risultato per essere una fiera, formula che spesso usiamo per giustificare condizioni difficili. La sala Mississippi suonava in modo straordinario in assoluto. La stanza era importante, il volume di ascolto era alto, molto più alto delle solite dimostrazioni educate con semplici campanellini o voci e una chitarra, eppure il sistema non si contraeva, non si scomponeva, non prestava il fianco. Al crescere della pressione sonora non aumentava fatica o qualche accenno di indurimenti o peggio confusione, tutto era stabile, controllato e maledettamente musicale. Una dinamica che sembrava infinita posata in modo naturale a volumi alti in una sala enorme. Quando un impianto è davvero dinamico, dopo pochi minuti smetti di pensare alla dinamica. Non la isoli più come parametro audiofilo. Non dici più che attacco, che impatto, ma ti trovi davanti ad un gesto musicale credibile e non pensi più, non cerchi più nulla. Qui Un pieno orchestrale non impressiona ma arriva con la propria massa, con la propria necessità, con la propria inevitabilità.

Nella sala Destination Audio il suono era analogico nel senso più alto del termine, cioè continuo, materico, fluido, mai granulare, mai meccanico. Non analogico come sinonimo di morbido o indulgente, ma analogico come assenza di fratture, cioè liquido continuo ed infinito. L’attacco, il corpo e il decadimento delle note erano legati tra loro con una naturalezza rara. Il dettaglio non veniva estratto dalla musica e sparato in faccia, ma rimaneva dentro la musica. Si percepiva una quantità enorme di informazione, sempre come parte del flusso, in modo naturale. Le voci avevano presenza, corpo, aria nei polmoni, fisicità. Gli strumenti acustici avevano peso e dimensione. La scena ampia ed estesa manteneva una credibilità architettonica da riferimento. La musica si formava naturalmente nella stanza senza che l’ascoltatore cercasse riferimenti.

È qui che la grande scuola della riproduzione naturale torna a essere attuale. Il pensiero corre inevitabilmente ai grandi sistemi a tromba, alla stagione in cui la riproduzione sonora non era ancora stata compressa dentro l’idea del diffusore domestico piccolo, elegante, compatibile con tutto, ma spesso costretto a lottare contro i propri limiti fisici. Il riferimento ideale è quello dei grandi sistemi Western Electric, del cinema come esperienza sonora reale, della riproduzione pensata per muovere aria, per portare l’evento davanti al corpo dell’ascoltatore. Per me Destination Audio raccoglie quel filo e lo porta nel presente con una coerenza impressionante.

Hai più possibilità e meno limiti se non quello delle dimensioni. Un sistema ad alta efficienza, con trombe ben progettate, elettroniche valvolari di grande pregio, trasformatori importanti e una catena costruita senza limiti apparenti, parte da una condizione privilegiata. Può lasciare che l’energia si manifesti con naturalezza. E quando questo accade, la riproduzione cambia categoria. Diventa un evento.

Per chi scrive, quella della sala Mississippi è stata proprio un’esperienza di evento.

Si ascoltava l’insieme dei singoli progetti non solo un pezzo che suona ma un’intera sinergia che crea musica. Certo, il centro era Destination Audio, e i riflettori andavano giustamente a Sam Wisniewski, alle NiKA, alle elettroniche valvolari, all’integrato GM70, al phono WE417A e a quel DAC che merita un discorso a parte. Ma il risultato era collettivo. La sala non era fatta da un solo marchio. Era una filiera polacca di altissimo livello: Destination Audio, Lucas Audio Lab / LDMS, Soyaton, Kasoto, Tentogra. Ogni elemento partecipava alla stessa direzione sonora.

In tante sale da fiera si ha la sensazione di ascoltare componenti eccellenti messi insieme. Qui si ascoltava un sistema. Ancora meglio, si ascoltava una sala.

I singoli interpreti

vienna high end 2026La sorgente digitale, la sorgente analogica, il cablaggio, il mobile, i supporti, l’amplificazione, i diffusori, tutto contribuiva a un suono organico e completo. Non voglio pensare ad un componente che firmava il risultato.

Uno degli aspetti più impressionanti qui è stato il rapporto fra analogico e digitale. Il digitale ascoltato in sala era sostanzialmente sovrapponibile all’analogico come credibilità musicale. Non ho mai sentito un digitale sovrapponibile così allo stesso livello dell’analogico ma in questo luogo è accaduto.

Non sto dicendo che vinile e digitale fossero identici in senso astratto. Dico una cosa più importante: entrambi appartenevano allo stesso universo musicale. Il passaggio da una sorgente all’altra non rompeva l’incantesimo. Il digitale non sembrava una versione più pulita ma meno viva dell’analogico. Il digitale che è composto dal dac di Destination Audio e dal server di Lucas Audio Lab aveva una qualità di flusso che lo rendeva pienamente credibile dentro una catena estremamente rivelatrice. Il ruolo di Lucas Audio Lab / LDMS è stato sicuramente fondamentale. Conosco bene Lucas Audio Lab, so cosa può fare un server LDMS ben configurato, e a Vienna la macchina presente in sala sembrava rappresentare un ulteriore passo avanti. Si trattava di una configurazione aggiornata, non ancora pienamente commercializzata nella forma definitiva ascoltata lì, con miglioramenti che, per quanto raccolto in sala, riguardavano soprattutto alimentazione, PSU e schede digitali interne. Il risultato era un digitale con silenzio, corpo, fluidità e stabilità di livello notevole. Una piattaforma digitale altamente musicale costruita per abbassare il rumore, stabilizzare il segnale e togliere meccanicità alla riproduzione.

Poi c’era il DAC Destination Audio

Questo apparecchio è stato una sorpresa racchiusa in un solo chassis, non un multi telaio come le produzioni digitali più estreme dei marchi più blasonati. Non compare ancora nel catalogo pubblico Destination Audio che abbiamo consultato, ma sarà presto disponibile. È un prodotto sviluppato totalmente dal fondatore della ditta. Non abbiamo molte notizie oltre al fatto di averlo ascoltato e di essere decisamente stati colpiti dal suo nuovo così vicino al migliore analogico.

Il Giradischi

Sul versante analogico, il giradischi Tentogra aggiungeva alla sala una dimensione meccanica di grande fascino. Guardandolo, veniva in mente l’alta orologeria applicata all’audio: precisione, solidità, attenzione al movimento, cura del dettaglio, rapporto tra massa, stabilità e controllo delle vibrazioni. Tentogra lavora su giradischi di impostazione molto particolare; il modello GRAMY, per esempio, è descritto dal costruttore come un progetto a due bracci, con regolazione indipendente del VTA, possibilità di lettura a 78 giri, regolazione della velocità, alimentazione anche a batteria su richiesta e contatore del tempo di utilizzo della testina.

I cavi e gli accessori rack

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Soyaton, Click sulla foto per ingrandire.

Il cablaggio Soyaton completava il sistema con una presenza visiva e sonora importante. I cavi erano splendidi. Finitura impressionante, costruzione curata, colore arancio-oro di grande impatto, ma mai fuori contesto. Erano oggetti belli da vedere e perfettamente coerenti con l’estetica complessiva della sala. Il loro suono di una naturalezza disarmante. Mi diceva direttamente Sam che per arrivare a Soyaton ha dovuto fare il giro del mondo. Non contento dei cavi provati nei vari anni di sviluppo del marchio, un giorno un suo amico distributore gli ha parlato bene di questo brand, solo dopo averlo scelto per la sua immediatezza ed estrema musicalità ha scoperto essere come lui una realtà polacca, praticamente abitavano nello stesso condominio ma non si erano mai incontrati!

Julian di Soyaton audio dichiara per i suoi cavi della serie Benchmark mk² conduttori in rame placcato oro, isolamento in aria e silicone, connettori proprietari con contatti argentati e una filosofia di progettazione esplicitamente orientata all’ascolto, con una propria sala di test chiamata Green Cave. Al di là dei materiali, ciò che contava in sala era il risultato: musicalità, velocità, corpo, grande libertà dinamica.

I supporti Kasoto davano invece solidità fisica all’intera installazione.

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Click sulla foto per ingrandire.

Anche qui, nessun dettaglio secondario. In un sistema di quel livello, il mobile è un luogo essenziale e non differibile. È parte della stabilità meccanica e anche della coerenza visiva della sala. Il rack Kasoto appariva solido, ben proporzionato, costruito con legno vero, concreto, senza estetica gratuita. La sensazione era quella di una qualità molto alta, con prezzi che, almeno da quanto esposto in sala, risultavano sorprendentemente onesti rispetto a ciò che oggi spesso si vede nel mercato high-end dei mobili audio. Kasoto si presenta come produttore di accessori per appassionati audio, con tavoli, stand, piattaforme, plinti, presenter e realizzazioni personalizzate su richiesta. Questo aspetto dei prezzi va sottolineato con misura, ma va sottolineato. Non stiamo parlando di oggetti economici in senso banale. Stiamo parlando di prodotti high-end, artigianali, costruiti con cura. Ma in un mercato dove alcuni rack superano con disinvoltura cifre a cinque zeri per singolo elemento, vedere una proposta apparentemente così concreta, solida e ragionevole fa una certa impressione.

 

I Diffusori e l’integrato Destination Audio

Le NiKA erano il corpo principale della sala. Diffusori a tromba tre vie, grandi ma non ingestibili, con sensibilità dichiarata di 99 dB, risposta da 25 Hz a 20 kHz, impedenza nominale 8 o 16 ohm e un peso di 115 kg per diffusore. Sono numeri che spiegano solo in parte quello che abbiamo ascoltato, ma aiutano a capire il punto, parliamo di strumenti ad alta efficienza capaci di trasformare pochi watt di alta qualità in pressione acustica viva, naturale, credibile, viscerale.

L’integrato GM70 lavorava esattamente in questa direzione. Destination Audio lo descrive come un single-ended in Classe A senza feedback, con trasformatori d’uscita amorfi custom double C-core, trasformatori e induttanze di alimentazione custom, condensatori Duelund PIO, cablaggio point-to-point e alimentazione separata. La potenza dichiarata è di 20 watt, con valvole ECC40, 5687, 6W6 e GM70. In sala non dava mai l’impressione di dover “pilotare” le NiKA nel senso faticoso del termine. Le accompagnava, le alimentava, le lasciava sognare.

Il phono WE417A completava il quadro analogico Destination Audio con una costruzione altrettanto radicale: classe A a triodi, assenza di feedback negativo, architettura accoppiata a trasformatori, RIAA su trasformatori LRC custom, step-up amorfi custom, raddrizzatrice 5U4G, primo stadio con WE417A e stadi successivi con 5687. Anche qui la filosofia è chiarissima, il segnale non è un’informazione da sterilizzare, ma bensì da distillare preservandone le fondamenta e tutto il contenuto che le definisce come sono nella realtà.

Gli ascolti

La gamma media era il cuore emotivo della sala: densa, viva, umana. Le voci non venivano proiettate con artificio, ma si materializzavano con naturalezza. Gli strumenti avevano una loro consistenza fisica e presenza nello spazio emotivo della ricostruzione scenica. Il basso era originale, presente, autorevole e sempre collegato al resto. Un basso che è una fondazione musicale. L’alto era aperto e veloce, ma mai aggressivo. La scena era ampia e profonda, con una capacità notevole di riempire lo spazio senza schiacciarlo.

Un insieme, un sistema che si definisce facilmente con il termine organico.

Organico perché non c’era separazione fra le gamme. Organico perché analogico e digitale appartenevano allo stesso mondo. Organico perché i marchi presenti in sala non sembravano messi insieme per opportunità, ma per visione comune. Organico perché il sistema respirava come un unico corpo sonoro. Organico perché, anche ad alto volume, la musica non perdeva mai la propria naturalezza.

Naturalezza che disarma ma che coinvolge con una fortissima energia espressiva.

Alla fine, la sorpresa della sala Mississippi non è stata soltanto trovare un marchio interessante. È stata trovare un sistema completo, costruito da più realtà polacche di livello elevatissimo, capace di raggiungere un risultato che molte sale più attese non hanno nemmeno avvicinato.

Destination Audio, Tentogra, Lucas Audio Lab, Soyaton, Kasoto.

La sala Mississippi è stata questo: un’esperienza completa, fisica, naturale, ad altissima densità musicale.

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