* Test * Serve davvero un box di messa a terra? Abbiamo provato il Grounding Box Entreq Olympus Ten Tungsten

Distribuita anche in Italia, Entreq è un'azienda svedese specializzata in box di messa a terra. Scopriamo insieme in questa prova quali sono i vantaggi d'uso e se davvero portano l'ascolto a un livello superiore.

Entreq è una realtà svedese che da 22 anni produce cavi e soprattutto grounding box!

Il box di messa a terra

Al di là della loro storia che può essere agevolmente letta sul loro sito, a noi interesserebbe sapere che cosa è un box di messa a terra e cosa produce sui nostri impianti. Bella domanda! Che poi è la domanda che mi sono fatto quando ho contattato l’azienda per farmi recapitare un paio di box con i relativi cavi di messa a terra.

All’interrogativo abbiamo dato un seguito tramite prove ed ascolti facendoci una idea ben precisa di cosa avviene appena inseriamo una scatoletta magica! Succede che c’è più energia! Questo già basta e avanza.

Torniamo un passo indietro, mi arriva un box di cartone dove al suo interno esistono altri box che contengono altri box di legno, così ho subito pensato che questi fossero i definitivi dispositivi di messa a terra! Sbagliato! Questi sono i contenitori dove al loro interno ben impergamenati in carta cerata si trovano i veri grounding box oggetto della prova! Armatevi di giravite e delicatamente disimballate i cofanetti in lego per poi scoprire l’oggetto vero e proprio, ma attenti alle mani, essi sono oleosi, incerati per meglio dire ed è importante che rimangano così poiché la sostanza grassa permette che la struttura di legno mantenga le proprie caratteristiche al fine di preservarne le performance per una infinità di anni avvenire!

Grounding Box Olympus Ten Tungsten

Olympus Ten TungstenPer iniziare abbiamo due box Olympus Ten Tungsten, sono i più piccoli della famiglia che annovera un bel po’ di elementi tutti scrutabili sul loro sito; sono piccolini non tanto pesanti e con un unico attacco posteriore di argento massiccio. Costruiti con materiali di pregio, ben rifiniti, fanno presagire una cura ed una attenzione al dettaglio non usuali. Dobbiamo immaginare una scatola di messa a terra come l’opposto di una batteria, essi assorbono e consumano energia. Sì, ma quale energia?! Ma è ovvio, il rumore quell’energia che scorre tra gli chassis e va ad inficiare le prestazioni delle nostre elettroniche.

All’interno dei box ci sono metalli in lastre stratificate e minerali, mescolati in modo da ottenere differenti risultati e prestazioni per ottenere un punto galvanico Para-magnetico, Dia-magnetico e Ferro-magnetico che agisce come messa a terra indipendente. Questo significa che vengono utilizzati dei metalli che sono attratti da un campo magnetico oppure che vengono respinti da un campo magnetico o ancora metalli fortemente attratti da un campo magnetico che mantengono le loro proprietà magnetiche anche dopo la rimozione del campo esterno. I metalli utilizzati all’interno delle grounding box sono: Argento puro, tungsteno, acciaio inossidabile, alluminio, ottone, rame e altri non specificati (la vecchia ricetta segreta di famiglia!).

Come capire quale box utilizzare per cosa?

Tutto dipende dal peso delle elettroniche che vogliamo asservire alla messa a terra dedicata. Più l’elettronica pesa e più il grounding box deve essere grande! Qui abbiamo due piccoletti di 2 kg l’uno, ai quali possiamo collegare solo dispositivi piccoli come ad esempio elettroniche di conversione digitale analogica leggere oppure il grounding dei miei cavi degli speaker che hanno come opzione la messa a terra separata. Sono il top di gamma di un costruttore danese che risponde al nome di Dyrholm Audio – High-End Audio Kabler, i cavi sono i Vision da 2,5 metri terminati a banana. Abbiamo iniziato i nostri ascolti proprio da qui!

Gli ascolti

Collegati i cavi Dyrholm Vision ad un Olympus Ten Tungsten, prima erano liberi senza collegamento di terra, percepiamo un leggero aumento di dinamica, c’è più silenzio ed una focalizzazione leggermente incrementata.

Il sistema disegna agevolmente una tridimensionalità più credibile, più facile e naturale in tutte le dimensioni, un effetto 3D apparentemente più marcato! Non ho idea se dopo un rodaggio possano cambiare alcuni parametri oppure le dimensioni del fenomeno ma già così l’effetto, anche se leggero è decisamente interessante! Il risultato è come quando aumentiamo i cavalli ad un motore, si avverte su tutto quello che è l’espressione della musica al di là dei generi o della qualità della registrazione.

Non cambia il tono, non c’è modificazione di parametri come la qualità dei bassi oppure la dimensione dei medi o l’estensione degli alti. Qui parliamo di dinamica e rumore di fondo che facilitano una maggiore ricostruzione tridimensionale. Nell’album Prime, la traccia Head Bedlam (di Christian McBride, Qobuz 192 khz 24 bit), la presenza è leggermente più marcata in uno spazio facilmente visibile nelle sue dimensioni ora più estese e credibili. Dettagli fini che sembrano venire fuori con maggiore decisone soprattutto all’inizio del brano in quel minestrone di suoni che si rincorrono e sorpassano accavallandosi gli uni sugli altri, ma ben riconoscibili ed estremamente musicali.

Utilizzo un DAC particolare, è un 4 telai di origine francese per la precisione della Totaldac, si compone di due dacs mono ai quali andrò a collegare le due grounding box Olympus Ten Tungsten avvalendomi dei cavi dedicati Apollo Infinity e dei suoi connettori che vengono inseriti a modi plug sui cavi stessi.

La tonalità rimane invariata, è un aspetto fondamentale negli impianti ben settati, ma si fa un filino più ricca, più vibrante mantenendo il resto dei miglioramenti che avevamo annotato con la sola box sui cavi degli speaker. Probabilmente la sinergia dei suoi cavi dedicati Apollo Infinity e l’utilizzo di due scatole di messa a terra ha traghettato le prestazioni in modo più organico interessando anche altri aspetti della riproduzione. Sfortunatamente ho avuto in dote solamente due box, i più piccoli della nidiata, rimanendo in sospeso su cosa possa accadere utilizzando un set completo di scatole per completare la messa a terra di tutto il sistema audio! Rimane il dubbio sul peso dei box e sulla sinergia con le mie elettroniche che appartengono ad un livello bel al di sopra della media con un peso decisamente non trascurabile!

Conclusioni

Il motto è: non è importante quello che può essere misurato ma quello che non può essere misurato! Queste scatole tolgono, ma tolgono quello che è dannoso, o almeno cercano di farlo al meglio! Non perderò mai più il mio tempo studiando misurazioni quando le mie orecchie e il mio cervello potranno dirmi tutto ciò di cui ho bisogno e che voglio sapere.

L’utilizzo di un sistema di questo tipo è consigliato in quegli impianti che abbiano almeno un carattere di buon suono e che vogliano portare le prestazioni su un livello superiore, molto consigliato sui sistemi già di livello alto che pretendono ancora più prestazione senza spendere cifre considerevoli. Ulteriore considerazione, sarebbe buona prassi mettere a grounding l’intero sistema e non una sua singola parte, rimango con la speranza che questo possa essere fatto in futuro sul mio impianto.

I dispositivi passivi di messa a terra dell’impianto audio possono fornire quello step ulteriore, in impianti già strutturati, per il raggiungimento dell’organicità audiofila ovvero il piacere di un ascolto placido, dinamico e senza rumore di fondo o quasi, perché anche quando pensiamo di non averlo egli è ben presente!

Sono distribuiti in Italia da Plasmapan Di Vignini Gianluca D.I.

https://www.percorsistereo.com/

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